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Diritto di critica | September 21, 2017

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Trump, quando a cercarsi un avvocato è il Presidente Usa

L’uomo più potente del mondo cammina sull’orlo del precipizio: è indagato per l’affaire “Russiagate”. Con due possibili scenari all’orizzonte.

Trump, quando a cercarsi un avvocato è il Presidente Usa

«Caccia alle streghe», «ostacolo alla giustizia e alla verità», «storia fasulla», ma nessuna vittimistica e inevitabile affermazione del Presidente americano potrà sminuire o togliere potenza all’uragano politico e mediatico che rischia di abbattersi sulla Casa Bianca, dopo le rivelazioni di qualche giorno fa del “Washington Post”. Trump stesso alla fine ha ammesso con uno dei suoi tweet di essere sotto indagine per ostruzione alla giustizia nell’ambito del “Russiagate”, la presunta manovra di Mosca, attraverso hackers informatici, per boicottare la candidatura presidenziale di Hillary Clinton. E, ulteriore dato da evidenziare, il vice Presidente Mike Pence ha assunto un altro avvocato (oltre a quello privato che già è al lavoro per l’inquilino della Casa Bianca) per meglio prevedere e arginare le conseguenze delle indagini.

Il caso è aperto Il procuratore speciale Robert Mueller, nominato dal Dipartimento di Giustizia e divenuto ormai l’incubo notturno di Trump, sta verificando se il Presidente abbia ostacolato e tentato di bloccare le indagini sul Russiagate proprio con il licenziamento improvviso, avvenuto nel maggio scorso, del capo dell’FBI James Comey, il quale ha in seguito confermato che stava lavorando ai possibili collegamenti tra la campagna elettorale di Trump e il Cremlino. Già finiti sotto interrogatorio, sebbene nulla sia trapelato, numerosi esponenti dell’intelligence americana tra i quali l’attuale direttore Daniel Coats, il capo dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza (NSA) Mike Rogers e il suo vice, Richard Ledgett. Coats si è rifiutato di rispondere riguardo al contenuto delle conversazioni con Trump sulle indagini sulla Russia. Nel mirino di Mueller anche gli affari e le finanze del genero di Trump, Jared Kushner. Dopo le rivelazioni del “Washington Post” e lo scoppio della crisi (quale è, per gli Usa), i legali della Casa Bianca si sono affrettati a dichiarare «inaccettabile, oltraggiosa e illegale» la fuoriuscita di informazioni sul Presidente da parte dell’FBI e della NSA. Ma la sensazione è che se il procuratore trovasse prove contro Trump, le conseguenze per gli Stati Uniti sarebbero imprevedibili.

Gli scenari possibili Di fatto il Presidente americano potrebbe trovarsi, a meno di un anno dalla sua elezione, incriminato dal Dipartimento di Giustizia. Oppure, altra opzione non meno destabilizzante (per usare un eufemismo), trattandosi di reato federale, subire la messa in stato d’accusa ed essere sottoposto ad impeachment, se il procuratore passasse le prove al Congresso. Più di quarant’anni fa, l’allora Presidente Nixon, sotto indagine per lo scandalo Watergate, fece licenziare il procuratore speciale Archibald Cox, che indagava su di lui. Ma la mossa si rivelò sciagurata e gli fece terra bruciata intorno, tanto da portarlo alle dimissioni prima ancora dell’avvio della procedura di impeachment. Consigliato dai suoi, Trump pare abbia escluso la possibilità di allontanare Mueller, ma la situazione appare sempre più ingarbugliata, con il Paese sospeso in attesa di sviluppi e la crescente insoddisfazione fra i repubblicani.