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Diritto di critica | September 24, 2017

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Roma, la grande monnezza

Roma, la grande monnezza

A Roma a un certo punto la monnezza smetti quasi di vederla. Inizi a conviverci. Ti abitui ai cassonetti traboccanti di ogni cosa: cartoni, plastica, buste di ogni colore e forma. Accatastate a marcire sotto il caldo soffocante dell’estate che rende ogni odore e putrefazione pungenti come non mai. Ti abitui alle cartacce sparse ovunque, a quelle che vedi svolazzare via dai camion dell’Ama che camminando perdono monnezza, alle cartacce dei cassonetti svuotati alla menopeggio: basta un po’ di vento per vedere turbini di frammenti di ogni tipo di mondezza svolazzare nei quartieri.

Ti abitui anche a quelle stazioni luride della metropolitana, dove un’idropulitrice – basterebbe poco – non si vede da secoli. Al massimo qualche volta un operatore spazza per terra, tra una sigaretta e l’altra (alla metro Laurentina spesso li trovi amabilmente appoggiati al pannello informativo per ciechi, proprio fuori dai bagni). Luridi i pavimenti, luiridi i muri e i marmi: quelli della linea B della stazione Termini sono proverbiali, hanno un mix di sfumature di sporco che vanno dal grigio al giallo scuro. Anche qui: basterebbe un’idropulitrice, un vaporetto di una qualsiasi marca. Ma niente, nessuno ci pensa.

E poi i marciapiedi, gli ingressi delle metropolitane (andate a Garbatella, per esempio): i pavimenti e l’asfalto sono una schifezza. Complice le mancate piogge, nessuno passa a pulire: strisciate nere, gomme da masticare appiccicate a terra da mesi, pavimenti con sporcizia incrostata da chissà quanto.

Roma è ormai una città in attesa della china finale, dello sfacelo conclusivo ormai prossimo. Altro che complotto, cari Virginia Raggi e Beppe Grillo, altro che complotto. I fatti sono sotto gli occhi di tutti…o meglio: l’immobilismo incapace che sta rendendo la città eterna una lordura presente.
Per tacer dei servizi. Altro che cambiamento: i mezzi pubblici sono ormai preda dei desiderata dei sindacati. Scioperi come se piovessero…ritardi. Nessun pugno di ferro sull’organizzazione. Oppure, per dirne un’altra, la ciclabile del Tevere – una delle arterie principali per la mobilità alternativa e sostenibile di Roma – ridotta a essere impraticabile per il suk di bancarelle e venditori autorizzati che COME OGNI ANNO (anche qui: altro che cambiamento) rispondono alle esigenze del business piuttosto che dei cittadini.

La Roma di Virginia Raggi è un panorama desolato, deprimente, abbandonato. Popolato da romani incazzati, sciatti, cui nessuno più sa far rispettare le regole. E la monnezza è una metafora.