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Diritto di critica | September 23, 2018

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Elezioni anticipate sì o no? Quanto ci costerebbe tornare al voto

Se fallisse anche l’ultimo giro di consultazioni, l’Italia potrebbe andare verso nuove elezioni. Non si sa come, non si sa quando; di sicuro sarebbe una spesa importante, che i cittadini vorrebbero evitare.

Elezioni anticipate sì o no? Quanto ci costerebbe tornare al voto

Circa 800 milioni di euro. Tanto ci costerebbero due tornate elettorali in un solo anno. Con una media, stimata dagli analisti e ripresa da “Termometro Politico”, di 400 milioni spesi ad ogni votazione, infatti, tornare alle urne sarebbe l’ennesimo salasso per le casse dello Stato.

I dati del 2013, in linea con il 2018 Il rendiconto delle elezioni di 5 anni fa è molto vicino, secondo gli esperti, a quello dello scorso marzo, tenendo conto che con la nuova legge elettorale le sezioni istituite dal Viminale sono state 45 in meno rispetto al 2013, per un totale di 61.552. Le spese sono suddivise tra Ministero dell’Interno, Ministero dell’Economia, Ministero degli Esteri e Ministero della Giustizia. Ecco le cifre stimate:

  • Ministero dell’Interno: 315 milioni di euro (in particolare il Dipartimento Affari Interni e Territoriali ha speso 237 milioni così suddivisi: seggi elettorali 223 mln., facilitazioni di viaggio 9,8 mln., informatica e telecomunicazioni 2,1 mln., personale e logistica 1,9 mln.);
  • Ministero dell’Economia: 38 milioni di euro;
  • Ministero degli Esteri: 33 milioni di euro;
  • Ministero della Giustizia: 14 milioni di euro.

Teniamo in considerazione che ogni sezione ha un costo medio di 6mila euro, e che i Comuni devono anticipare i compensi ai componenti dei seggi e le spese organizzative, che saranno poi risarciti dal Governo: tra queste l’allestimento dei seggi stessi, i trasporti, la disciplina della propaganda elettorale, la scorta di documenti e stampati non forniti direttamente dallo Stato e la retribuzione del lavoro straordinario del personale comunale.

Un passo inevitabile? Elezioni si o elezioni no, dunque? Visto lo stallo degli ultimi due mesi e lasciando ancora lontana l’ipotesi di un governo tecnico o transitorio, Mattarella potrebbe gettare la spugna e si renderebbe necessario tornare alle urne. Ma i punti di domanda sono molti, a cominciare da quello sulla questione incertezza: vale la pena rimettere in moto la gigantesca e costosa macchina elettorale con il rischio più che concreto di ritrovarci nella medesima situazione in termini di percentuali utili a governare, voto più voto meno? L’attuale legge elettorale, infatti, non potrà essere ovviamente cambiata in tempi utili (se mai ci sarà l’intenzione di farlo, e lo speriamo vivamente), e anche un ulteriore exploit della Lega porterebbe ad un bipolarismo senza maggioranza.

I sondaggi Secondo i rilevamenti degli istituti statistici è la Lega di Matteo Salvini il partito che sta guadagnando punti rispetto a marzo, mentre sembrano in ulteriore calo Pd e Forza Italia; stabili i Cinque Stelle: i dati di Ipsos danno il Carroccio al 21,2 per cento, e il M5S al 34 per cento. Perde di gradimento la figura di Di Maio (dal 45 al 37 per cento), mentre è proprio il leader della Lega, attualmente, il più apprezzato dagli elettori italiani.