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Diritto di critica | October 20, 2018

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I Mondiali dorati di Russia e la strategia di Putin

Anni di lavoro e spese folli per l’evento che mostrerà al mondo il Paese. Un torneo mai come prima così intriso di significato sociale e politico, al di là del (dubbio) valore della squadra russa

I Mondiali dorati di Russia e la strategia di Putin

Otto anni dopo il commosso ed entusiasta annuncio dell’assegnazione dei Mondiali di calcio alla Russia, Vladimir Putin è riapparso in video e ha promesso mari, monti e pure emozioni indimenticabili, ansioso di esibire il meglio del meglio del Paese che lo incensa ormai da tempo immemore. Padrone di casa consumato, il Presidente ha illustrato la bellezza e i vantaggi di viaggiare ed incontrare l’«amichevole» popolo russo, esaltando poi il calcio come sport utile al bene del mondo. Nessun accenno alla piuttosto debole squadra di casa: la classe e il talento, i rubli non possono comprarli ancora. Noi amanti incondizionati della World Cup (anche in assenza, ahimè, della Nazionale azzurra e delle sue “notti magiche”) non potremo non assistere a tanto sfavillio mediatico, folcloristico e calcistico, consci però, oggi più che mai, delle interconnessioni tra investimenti, strategie e ripercussioni diplomatiche e politiche che un evento come questo porta con sé.

Il vero “piano” di Putin La Russia si mette al centro dell’attenzione nel momento più difficile e delicato. Al di là di gare, stadi e ritorno economico, la “strategia” di Putin è quella di uscire dall’isolazionismo ed offrire sicurezza, ospitalità e grandezza tentando di glissare clamorosamente sulle questioni interne aperte (ad esempio le restrizioni e l’eliminazione del dissenso) e sui problemi con Europa e Stati Uniti. Gli attriti con la Gran Bretagna, il nodo della Siria, la Crimea, le sanzioni commerciali: per il Presidente russo questi Mondiali intrisi di messaggi ai grandi della Terra sono un banco di prova che potrebbe essere fondamentale. Oppure no.

Lo stadio Luzhniki, Mosca

I costi per mostrarsi al mondo Dal 2010 ad oggi sono stati spesi più di undici miliardi di dollari (settecento miliardi di rubli), di cui una parte finiti nell’ammodernamento di aeroporti e infrastrutture per accogliere turisti e addetti ai lavori, data la vastità del territorio russo; un’altra grande fetta di investimenti è servita invece per ristrutturare gli stadi e crearne nove nuovi di zecca. Certo, rispetto alle cifre da capogiro delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 (fonti ufficiose parlavano di ben 50 miliardi di dollari, uno spreco enorme) la Russia ha decisamente risparmiato, ma non dimentichiamoci anche dei costi di gestione che si avranno nei prossimi anni: basti pensare che alcuni impianti sono nel bel mezzo del nulla, e difficilmente potranno essere riutilizzati o riconvertiti. Il giro di visitatori previsti promette bene: 400mila gli stranieri in arrivo nel Paese, mentre i biglietti venduti sono più di due milioni. Ma rientrare nelle spese, la storia dei Mondiali ci insegna, sarebbe un miracolo.

Il nodo sicurezza Nel frattempo le autorità russe rassicurano sull’ordine pubblico: migliaia di uomini controllano il fenomeno degli hooligans, sono scattate limitazioni alla vendita e consumo di alcolici e, soprattutto, è massima allerta per il rischio terrorismo (sia interno che quello dell’Isis), con una serie di misure che vanno dal divieto totale di volo durante le partite all’utilizzo di droni specializzati.

Un oblio temporaneo? Basterà a Putin tutto questo per “ammorbidire” la situazione internazionale confermando nello stesso tempo la grandezza della Russia? Non è detto. Il calcio, infatti, ha un certo potere, ma più che a mani tese verso il dialogo potremmo trovarci semplicemente di fronte ad una parentesi di tregua dettata dal protocollo calcistico, in realtà nemmeno tanto rispettato (molti “big” politici hanno boicottato la cerimonia di apertura del torneo). Per dirla con il quotidiano inglese “The Indipendent”, la Coppa del Mondo è «una sorta di supernova: un fenomeno naturale sorprendente che brilla per poche settimane affascinandoci con i suoi colori ricchi, per poi collassare su sé stessa e scomparire dal cielo più rapidamente di come è arrivata». Vedremo se Putin vincerà la sua sfida. Intanto ha dato il meglio di sé per far preparare una vetrina luccicante.