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Diritto di critica | November 12, 2019

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Libri, striscioni e fascisti. Ma i problemi dell'Italia sono altri

Libri, striscioni e fascisti. Ma i problemi dell’Italia sono altri

di | 14 Mag 2019Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

Un libro. Un solo libro ha riaperto lo scontro tutto italiano tra antifascisti e neofascisti. Come durante la Resistenza, come negli anni settanta. Come qualcosa che puzza di vecchio, come questa Italia. Un libro contestato non per i suoi contenuti, bensì per la casa editrice che lo pubblica. Una società di proprietà di un esponente di Casapound, Francesco Polacchi, noto alle forze dell’ordine per aver accoltellato un giovane e per varie irruzioni violente. È un imprenditore, non solo un editore. Imprenditore nel settore della moda. Fonda – qualche anno fa – il marchio Pivert, un vero e proprio “distintivo” per i giovani di Casapound. Qualche anno fa lo stesso Salvini, profondamente colpito dal taglio innovativo e alla moda, indossò proprio una giacca fabbricata a Cernusco sul Naviglio da Polacchi. Un puro caso. Come è un puro caso che lo stesso Salvini abbia rilasciato una lunghissima intervista a una giornalista, Chiara Giannini, che la pubblica in un libro edito dallo stesso Polacchi.

Ma, al di là delle incredibili coincidenze, tutta la gazzarra alzata al Salone del Libro di Torino non ha fatto altro che fare pubblicità al libro stesso, un libro edito da un fascista conclamato ma che con il fascismo non ha nulla a che fare. La casa editrice di Polacchi poteva essere esclusa dal Salone perché – e questo non lo sapremo mai – avrebbe esposto libri sul fascismo, su Mussolini o sulla difesa della razza. Ma in questo caso l’esclusione è stata solo un grosso cortocircuito senza senso che anzi ha fatto un favore all’editore che si voleva colpire.

È bastato questo per far sì che Giannini e Polacchi (da quale pulpito quest’ultimo!) potessero gridare alla censura. Censura che in realtà non c’è mai stata. Il libro è regolarmente in vendita presso la Mondadori e su molti siti online. Il divieto di partecipazione al Salone del libro, infatti, non è una violazione della libertà di espressione, semmai una violazione di un contratto tra due privati. Così abbiamo assistito alla passerella di Chiara Giannini dentro il Salone del Libro con fare provocatorio e un po’ infantile. Ma tanto è bastato per farle ancora una volta tanta pubblicità. Anche grazie a chi ha risposto alle provocazioni cantando “Bella Ciao”. Una canzone che avrebbero dovuto cantare semmai davanti allo stand di Polacchi, non in risposta a un libro che non ha nulla a che fare con il fascismo, come non ha nulla di fascista l’autrice, per lo meno stando alle sue dichiarazioni.

Tutto questo accadeva mentre Salvini si tirava indietro di fronte a queste polemiche, incerto se l’accostamento diretto a esponenti di estrema destra possa o meno giovare alla sua campagna elettorale. E se ne andava nella sua piazza dove qualche buontempone ha pensato bene di fargli alcuni scherzi durante gli incontri con i fan (perché questo sono i suoi sostenitori). Dopo ogni comizio, il momento topico è il selfie con il Capitano. Ed è lì che qualcuno si è divertito a fare domande provocatorie. Lui non l’ha presa affatto bene. Ieri se l’è addirittura presa con il suo sistema di sicurezza di fronte alle contestazioni: “Ma è possibile una cosa del genere?”. Non sono mancati poi i vigili del fuoco che, invece di farsi trovare pronti le emergenze, quelle vere, erano in piazza sul braccio estendibile, per rimuovere uno striscione posto sulla facciata di un’abitazione privata.

In tutto questo l’opposizione cosa fa? Grida al fascismo. Non sa fare altro, purtroppo. Anzi, in questi ultimi giorni l’unica vera opposizione sembra sia il Movimento 5 Stelle che cerca un disperato ricollocamento alla vigilia delle elezioni europee. Se è vero che è sempre bene ricordare che l’antifascismo in questo paese è presidio di democrazia, il Pd e le altre forze di centro e di sinistra non possono limitarsi a questo. Il disagio di un cinquantenne che ha perso il lavoro e non riesce a ricollocarsi, la difficoltà di un giovane che non riesce a trovare un impiego dignitoso o di una giovane madre che deve scegliere tra la famiglia e il lavoro non si risolvono con l’antifascismo. Si risolvono con proposte e con fatti. La strada è stata segnata già da anni: abbattere il cuneo fiscale per dare respiro alle aziende e ai lavoratori. Altro che flat tax o reddito di cittadinanza (che si è rivelato un mezzo flop, altro che povertà sconfitta). C’è poi la questione demografica: mancano gli aiuti (soldi e servizi) alle famiglie con figli. E manca un’istruzione adeguata. Perché il fascismo (o forse dovremmo parlare più generalmente di autoritarismo) si sconfigge con la cultura. Viceversa, una società democratica senza cultura è destinata a diventare autoritaria, con milioni di cittadini incapaci di decidere. In questo senso siamo sulla buona strada.

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