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Diritto di critica | July 15, 2019

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Il fermo di Platini e quei Mondiali senza pace in Qatar

Il fermo di Platini e quei Mondiali senza pace in Qatar

Il caso dell’ex campione francese è solo un rimando ad un sistema di potere che sta sopra tutto

C’era una volta il gioco del calcio, ed un torneo mondiale che era gioia, passione e spettacolo (appalto più, appalto meno). Eviteremo di ripetere le solite ovvietà su come lo sport più trasversale del pianeta si sia trasformato in una macchina capace di sfornare soldi e potere in quantità massicce. Ma l’interrogatorio lungo un giorno, per presunta corruzione, all’ex Presidente Uefa Michel Platini, già stella calcistica in un’epoca che cominciava appena ad essere scalfita dal Dio denaro, riapre senza dubbio uno squarcio su un sistema che i Mondiali mettono in risalto all’ennesima potenza.

Una potenziale miniera d’oro Si, perché i Mondiali portano a chi li organizza, almeno sulla carta, soldi, investimenti e visibilità. Basti pensare agli sforzi della Russia e di Putin, che ha fatto dell’edizione 2018 uno dei fiori all’occhiello della sua longeva carriera di padrone del Paese. E lo stesso è valso per il piccolo ma ricchissimo Qatar, che si è visto assegnare il torneo del 2022. Ora Platini, a capo della Uefa dal 2007 al 2015, è stato ascoltato perché sospettato di aver votato per gli arabi in cambio di cospicui investimenti degli sceicchi in Francia. Il tutto sarebbe avvenuto in un incontro datato 2010, alla presenza dell’ex Presidente francese Sarkozy e del principe qatariota Tamin bin Hamad al-Thani. Ma questo è solo l’ultimo di una serie di colpi di scena negativi che hanno gettato ombre sulla manifestazione.

La punta di un iceberg Se l’indagine francese si allarga anche al ruolo di Platini nella Uefa in relazione ad eventi precedenti (Euro 2016 e Russia 2018), sul “Qatargate” sono nel mirino per presunta corruzione e collusione anche alti dirigenti calcistici sudamericani, asiatici e africani. Le inchieste aperte qualche anno fa da testate giornalistiche come “France Football” e l’inglese “The Sunday Times” (ma la Fifa ha dichiarato di non aver riscontrato irregolarità) hanno svelato infatti scambi di e-mail, files bancari e contatti assidui tra i vertici del Paese e membri dei direttivi di varie confederazioni. La cinica partita per ottenere l’organizzazione del Mondiale del 2022 è stata giocata su più fronti e mettendo sul tavolo cifre da capogiro: oltre 5 milioni di dollari distribuiti in favori, bustarelle e “incentivi” a votare Qatar. Un esempio su tutti, la prestigiosa amichevole tra Brasile e Argentina giocata a Doha nel 2010: ciascuna delle federazioni ricevette come “ringraziamento” 7 milioni di dollari.

Lo sceicco più “attivo” Il nome che ricorre più spesso è quello di Mohamed bin Hammam, ex presidente della Confederazione Asiatica del calcio (AFC), radiato proprio per corruzione dalla Fifa nel 2012. Lo sceicco, avvistato tra l’altro con Platini in un incontro per il quale “Le Roi” fu messo sotto indagine, avrebbe confezionato bustarelle grandi e piccole: per esempio una da 1 milione e 600mila dollari per il vice Presidente Fifa di allora, Jack Warner (anch’egli estromesso a vita dai vertici), e altre da 200mila a diversi presidenti di confederazioni africane. I tabloid parlarono anche di un presunto accordo, mediato da Hammam, tra la Qatar Gas e la tailandese PTT, per una fornitura agevolata di gas.

Le altre ombre su Qatar 2022 Il Mondiale in terra araba, che si giocherà per la prima volta tra novembre e dicembre (viste le temperature là), ha una pessima nomea ancora prima di iniziare anche per le tremende condizioni in cui si stanno lavorando gli operai: trattati alla stregua di schiavi, con i passaporti confiscati e gli stipendi non in regola, in molti hanno perso la vita in incidenti o per il terribile caldo, senza che la Fifa sia mai intervenuta concretamente. Amnesty International già nel 2015 denunciava il rischio di un’ecatombe e lo sfruttamento, fino al 2022, di oltre due milioni di lavoratori.

Nove stadi nuovi Eppure l’organizzazione procede e i lavori vanno avanti: il governo ha già investito più di 25 miliardi di dollari, sui circa 200 previsti per la competizione. Una montagna di lusso, aria condizionata e architettura avveniristica, che proverà a distrarre da scandali, ingiustizie e corruzione. Riuscirci non sarà facile.