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Diritto di critica | November 20, 2019

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C’era una volta Tarantino, l'abbagliante viaggio nella Hollywood del 1969

C’era una volta Tarantino,l’abbagliante viaggio nella Hollywood del 1969

Molto meno splatter e molto più descrittivo, “Once upon a time in Hollywood” ci guida in un mondo ormai scomparso

Quentin Tarantino è uno dei pochi, pochissimi cineasti di oggi che possa permettersi, dopo otto film-culto, di “regalarsi” un gioiellino celebrativo della propria passione, un pezzo di sé e dell’amore nostalgico per il cinema di almeno 50 anni fa. Quentin Tarantino è anche uno dei pochi registi che riescono ad riunire un cast stellare (Pitt, Di Caprio & company) e a rendere protagonista qualcosa d’altro. In questo caso, la Hollywood incerta e decadente del 1969, sul finire dell’età d’oro dell’industria cinematografica.

Locandina "Once upon a time in Hollywood"

Caleidoscopio Basta con accenni e richiami qua e là, tra una trama e l’altra. Finalmente un’opera tarantiniana in cui la citazione (compresa quella del cinema italiano degli “spaghetti western”, antica ossessione di Quentin) diventa realmente il film stesso, in cui la descrizione supera di gran lunga l’azione, offrendoci un puro esercizio estetico. Non sarà il “solito” Tarantino, e il risultato a molti non convincerà del tutto; l’impressione però è che il regista abbia realizzato proprio quello che aveva in mente. Lo sforzo è notevole, e in due ore e quaranta qualche momento di stanca arriva, ma la coperta tutta colori e oggetti e insegne luminose di Los Angeles avvolge lo spettatore alla perfezione. In sottofondo perenne, la (bellissima) colonna sonora del periodo che esce da radio e giradischi, e le voci alla Tv, accesa ovunque.

Attori-feticcio e dove trovarli A guidarci nel viaggio di “C’era una volta…a Hollywood” tre anime di quel mondo: l’attore in declino Rick Dalton (Di Caprio), la sua controfigura e amico Cliff (Brad Pitt) e la sognante attrice in ascesa Sharon Tate (Margot Robbie), tra loro l’unica realmente esistita e lì a ricordarci, insieme ai vari personaggi apparsi o citati, un’epoca di transizione, in bilico tra incertezze, sogni e derive estremistiche. Tarantino affida camei a molti dei suoi attori-feticcio (ritroviamo anche Kurt Russell da “The Hateful Eight”), e il tocco di Al Pacino impreziosisce il quadro. Brad Pitt (già protagonista in “Bastardi senza gloria”) è potente e rassicurante nel ruolo del «vecchio cowboy che girava film western», tramite principale nel mostrarci come stanno cambiando la “fabbrica dei sogni” e la città che ci gira attorno, e quindi anche l’America.

Di Caprio e Pitt in una scena da "C'era una volta..a Hollywood"

Conferma Di Caprio Che dire di Leonardo Di Caprio? Mostruoso e camaleontico come sempre. Il suo Rick, ex star televisiva di serie western e poliziesche, tenta di salvare la propria carriera cinematografica e la villa con piscina sulle colline. Nel farlo, è una macchietta magistrale, preda di deliri da alcool e terrorizzato dal “viale del tramonto”. I dialoghi e le battute tra l’assurdo e il cinico, tipici di Tarantino, gli si addicono, ancora una volta, alla perfezione. E sfociano in quel monologo straordinario e folle nel silenzio della sua roulotte, sul set del film che sta interpretando. Cinque minuti da cineteca.

Effetto cinema Per farsi questo regalo, insomma, Tarantino non si è risparmiato, probabilmente indifferente alla paura che il suo nono film venga o meno considerato memorabile o cult come i precedenti. E ha giocato tutto il tempo con richiami metalinguistici, flashback descrittivi, le tanto care didascalie e numerosi momenti di camera-car in semi soggettiva. Tra omaggi e rimandi, la maniacale cura del dettaglio e gli zoom su scatolette colorate, arredi, oggetti accumulati. Ma soprattutto, in “C’era una volta…a Hollywood” c’è tanto metacinema, ovvero il cinema che guarda il cinema, e tutte le magie che contiene. Lo ha dichiarato lo stesso regista, non senza nostalgia: «È un film sul fare i film, come ce ne sono tanti, da “Singin’ in the Rain” a “Effetto notte”. Molte delle cose di cui parliamo nella pellicola, le ho vissute veramente. Ai vecchi tempi, ma anche negli anni ’90 o nei 2000, la gente si impegnava a realizzare dei set, non si creavano dopo in post-produzione. Ci sono film con dei set meravigliosi, creazioni di nuovi mondi. Tutto costruito da zero. Stiamo perdendo un patrimonio enorme».