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Diritto di critica | May 30, 2020

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Sanremo 2020, il meglio e il peggio della serata cover

Sanremo 2020, il meglio e il peggio della serata cover

Benigni elogia l’amore viscerale del “Cantico dei cantici” e Mika conquista ancora una volta. Belle le cover di Pelù e Tosca, Lamborghini da dimenticare.

Nel Festival ostentatamente pieno di messaggi positivi e ridanciana allegria irrompe Roberto Benigni, che butta lì una frecciatina sul citofono di Salvini e lascia di stucco con il testo biblico del “Cantico dei cantici”, quanto ci sia di più antico e moderno insieme sull’amore erotico e travolgente tra due esseri umani. La platea resta un po’ freddina e indecisa. Sul web fioccano polemiche e commenti al vetriolo sulla lungaggine e la ripetitività dell’artista toscano: è la moda del momento, del resto per Sanremo siamo tutti tuttologi, e poi all’undicesima ora di diretta in tre giorni cominciano ad emergere gli istinti peggiori.

Per la terza serata, eterna come le precedenti, Amadeus rinuncia alle decine di ospiti musicali che ci hanno ubriacato ad inizio Festival; tornano al centro le cover dei cantanti in gara e l’insieme appare più ordinato e piacevole. Il conduttore offre siparietti prevedibilissimi con Georgina Rodriguez (brava, ma avrebbe potuto studiarsi meglio i lanci delle canzoni) e il compagno di lei seduto in prima fila, tale Cristiano Ronaldo, adorante e adorato dalla telecamera; poi polemizza fuori onda con la presentatrice albanese Alketa Vejsiu, spigliatissima, perché si rende conto che è leggermente logorroica e teme con orrore di finire la puntata all’alba.

Detto questo, ecco i top e i flop della serata cover. Senza infamia né lode tutti gli altri, tra i quali Irene Grandi con Bobo Rondelli, Achille Lauro (versione David Bowie) con Annalisa e Rita Pavone con Amedeo Minghi.

TOP

Piero Pelù: si esibisce a ridosso del canto del gallo, ma la versione di “Cuore matto” di Little Tony è cucita perfettamente su di lui. Rock, ritmo e una carica pazzesca sul palco. Pelù è più in forma che mai, il pezzo sarà un successo anche alla radio.

Tosca e Silvia Perez Cruz: delicate ed elegantissime. La loro “Piazza Grande” sussurrata e arrangiata con il tocco sivigliano delle chitarre è una chicca: l’orchestra le premia con il primo posto in classifica.

Enrico Nigiotti e Simone Cristicchi: il cantautore livornese in gara invita l’autore della bellissima “Ti regalerò una rosa” e ne esce un duetto emozionante.

Raphael Gualazzi e Simona Molinari: da fuoriclasse del genere, trasformano “E se domani” di Mina in una perla jazz, ricca di atmosfera e coinvolgimento.

Diodato e Nina Zilli: una “24mila baci” energica e originale. Gli abiti scenografici completano il quadro. La voce della Zilli arricchisce come sempre.

Pinguini Tattici Nucleari: il cantante non ha voce, e la performance con tanto di medley fa un po’ troppo villaggio vacanze. Però trascinano la platea, e l’arrangiamento è ben fatto, tanto da guadagnarsi la parte alta della classifica.

Anastasio con Premiata Forneria Marconi: “Spalle al muro” di Renato Zero è una meraviglia comunque la si canti. Il rapper si fonde bene con il sound della PFM e ne esce un duetto piacevole e intenso.

Mika e Lewis Capaldi: i due talentuosi artisti arricchiscono la serata con dell’ottima musica internazionale, dopo la sbornia di italianità che ha caratterizzato questo Festival. E lo fanno benissimo: voce perfetta e due esibizioni da restare incollati al televisore. Quanto è bello sentire ugole intonate dal vivo.

Tiziano Ferro: si riprende un po’ dalle prime sere, nelle quali l’emozione pareva aver compromesso l’esecuzione. Ci regala un paio di suoi gioielli, ed emoziona come sempre. Peccato averlo fatto cantare a tarda notte.

NELLA FOTO ELETTRA LAMBORGHINI E MYSS KETA

FLOP

Elettra Lamborghini e Myss Keta: ovvero come essere ammessi al Festival non sapendo cantare. La canzone “Non succederà più” sembra facile nell’esecuzione, ma non lo è. La Lamborghini sussurra e stona talmente tanto che in confronto Claudia Mori e Romina Power hanno le ugole da tenore. E trascina Myss Keta nel baratro con lei. Aiuto.

Morgan e Bugo: “Canzone per te” è un capolavoro, e va curato nei minimi dettagli. Morgan la arrangia bene, ma spreca un’occasione d’oro auto-boicottandosi di fatto dopo la polemica sulla prova generale con l’orchestra. Lui e Bugo cantano ognuno per conto suo, e finiscono in fondo alla classifica (li precede addirittura la Lamborghini). Un vero peccato.

Le Vibrazioni e Canova: la scelta dell’energica “Un’emozione da poco” di Anna Oxa sembrava azzeccata, ma dopo un inizio promettente sono solo urla e lamenti, e assai scarsa fantasia.

Francesco Gabbani: gli piace vincere facile e sceglie la nazional-popolare “L’Italiano” di Toto Cutugno. Infatti cantano tutti nonostante siano le due del mattino. Ma al di là delle coreografie e della tuta da astronauta con tanto di bandiera italiana (niente di che), non pare una performance degna di nota.

Alberto Urso e Ornella Vanoni: Ornella è sempre Ornella, ma non sembra nella sua serata migliore, e il duetto con l’ultimo vincitore di “Amici” è poca cosa, piatto e prevedibile.

Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta: “Si può dare di più”. Appunto. Impalpabili e poco assortite.