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Diritto di critica | August 8, 2020

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Storie di mascherine e distanze sociali

Storie di mascherine e distanze sociali

di | 08 Mag 2020Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

“Li vede quelli là?”. “Signora a chi fa riferimento?”. “A quelli là”, dice una donna sulla settantina alzando la voce e distendendo il braccio, all’uscita di uno dei tanti mercati rionali della Capitale. Indica un gruppo di cinque o sei ragazzi, forse minorenni. “Sì, li vedo, quindi?”. “Le pare normale che stiano ammassati così? Hanno le mascherine abbassate, tutti attaccati”. In effetti non c’è alcun distanziamento sociale e una bottiglia di birra passa di bocca in bocca. All’indomani degli aperitivi sui Navigli di Milano, anche a Roma la situazione non è poi tanto diversa. Gruppetti di ragazzi, spesso minorenni, passeggiano al sole di maggio con le mascherine, sì, ma quasi sempre abbassate o legate al braccio. “Voi giornalisti lo dovete scrivere di questo schifo”, interviene un’altra donna decorata con mascherina e guanti azzurri. “Siamo rimasti chiusi per due mesi e ora rischiamo di buttare tutto alle ortiche per questi qui?”. Il gruppo, distante qualche decina di metri ignora le proteste. Sembra per loro il primo giorno di scuola, quando tra compagni ci si incontra dopo mesi e si raccontano le vacanze. Ma la quarantena è stata tutto tranne che una vacanza. “A me quello che fa arrabbiare è il fatto che questi, come tanti altri al parco qui vicino, non pensano ai rischi”, interviene un uomo sulla cinquantina. “Non temono per la loro salute? Almeno pensassero a quella degli altri, dei loro cari. E al lavoro di chi ha perso il lavoro. Sono irresponsabili; loro e i loro genitori. Siamo chiusi in casa – la mia non è grande – con due figli piccoli che non possono andare a scuola. Abbiamo chiuso le scuole fino a settembre. Che senso ha se poi questi si ammassano così?”. Però il problema non riguarda solo i giovani. Ci sono anziani che vagano per il quartiere senza mascherine e senza il rispetto del distanziamento sociale. “È vero, io in effetti glielo faccio notare”, dice un’altra donna che sta facendo la fila per entrare dal macellaio. “Sì, però ora basta con questo Coronavirus”, interviene l’uomo sulla settantina subito dietro la signora. E per parlare si abbassa la mascherina. “Se la rimetta subito”, viene redarguito da qualcuno che indossa la mascherina sotto il naso. “Sa, mi da fastidio, non respiro bene”, si giustifica. Lo dicevano anche 32 anni fa quando le cinture di sicurezza erano divenute obbligatorie. Ora tutti le indossano. Solo che ci mettiamo un po’ a prendere le buone abitudini e a perdere quelle cattive.

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