La domanda scomparsa sulle Stragi di mafia

Italia Paese delle stranezze. Dei silenzi. Delle stragi dimenticate, riscoperte, mai risolte. In questa terra delle mezze verità sembra si stia accendendo una tenue luce, meno di una lampadina vecchio stampo, poco meno che moderna, sulle stragi di mafia. Grazie ai giornalisti. Grazie a magistrati zelanti. Grazie – ma un po’ meno – a politici che solo adesso “ricordano” quanto accadde: sospetto di un golpe, accordi sottobanco, strani figuri frammischiati ai Servizi segreti.

E in questo calderone di improvvisi ricordi, finiscono dentro tutti. Da Martelli, che dopo vent’anni parla di un presunto accordo tra Stato e Mafia, firmato da loschi agenti dei Servizi, al procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, che butta sul tavolo l’ipotesi  per cui negli anni delle stragi la mafia volesse “aprire la strada a un’entità esterna”. Forza Italia? Lo dicesse chiaramente. Altrimenti Cicchitto ha buon gioco a dire: farnetica.

Segue l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca – ‘92 ’93 – presidente del Consiglio che tira in ballo un sospetto golpe firmato Cosa Nostra ma non solo. Anche Servizi. Deviati, naturalmente. Anche se non si capisce esattamente cosa siano in Servizi in sé e per sé, dal momento che in ogni appuntamento storico dell’Italia del Novecento, ci sono solo loro: i Servizi Deviati. Viene quasi il sospetto che queste fantomatiche mele marce, travestite da zero zero sette, siano in realtà la norma. Un ortofrutta del crimine chiamato “Servizi” (Deviati).

Il dubbio, dunque, resta: per vent’anni tutti i personaggi di cui sopra dov’erano? Grasso, Ciampi, i pubblici ministeri, gli ex politici: dormivano? Quando le agende rosse di Borsellino giravano per strada chiedendo verità, tutta questa gente seduta in poltrona, a cosa pensava? Già perché mentre adesso si esulta per una verità vicina – bisogna poi vedere quanto – nessuno si domanda cosa sia stato fatto in tutti questi decenni di sigillato silenzio. L’Italia, intanto, è andata avanti, come un pachiderma ferito da piaghe da decubito. Il sospetto che si tratti di un teatrino, purtroppo, è forte. E in tutto questo clamore ancora si aspetta che qualche operatore-giornalista faccia la domanda scomoda: perché attendere vent’anni?

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress