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Diritto di critica | July 23, 2021

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Scorie nucleari: confusione in prima serata - Diritto di critica

Quando si parla di nucleare, il pericolo di fare confusione è dietro l’angolo. E se a fare confusione è una giornalista di una trasmissione in prima serata su La7, allora si rischia di fare anche cattiva informazione. È quanto accaduto ieri durante la trasmissione Exit-Uscita di sicurezza, trasmissione condotta da Ilaria D’Amico. Premetto che considero il programma uno dei migliori del panorama televisivo italiano. Detto questo, però, non posso fare a meno di notare come si sia fatta di tutta l’erba un fascio, assimilando le scorie provenienti da centrali nucleari, i rifiuti radioattivi industriali o chimici e gli scarti ospedalieri sotto la comune definizione di «scorie nucleari». Tecnicamente la definizione è corretta ma se la si inserisce in una trasmissione relativa alle centrali nucleari, si rischia di far credere che il fulcro del problema sia il ritorno al nucleare.

Come mi ha spiegato un dirigente tecnico che nel 1980 lavorava in una delle centrali nucleari italiane, le scorie prodotte dai reattori venivano regolarmente accantonate in depositi provvisori nel territorio delle centrali, dove tutt’ora si trovano (SCARICA LA MAPPA DEI SITI TEMPORANEI DI STOCCAGGIO IN ITALIA). Questo accadeva per due motivi: non portare in giro scorie nucleari e limitare al minimo i rischi di contaminazione. Cheil meccanismo fosse da sempre questo, d’altronde, Ilaria D’Amico l’ha chiaramente mostrato anche nella trasmissione, inquadrando uno dei depositi di stoccaggio provvisori ancora presenti in Italia. Fin qui, dunque, ricostruzione corretta.

Poco dopo, però, la trasmissione ha compiuto una virata. Dalle scorie provenienti dalle centrali nucleari si è passati a parlare delle navi dei veleniE qui si annida la confusionele scorie delle centrali nucleari e i rifiuti intombati nelle carrette lasciate affondare nel Mediterraneo, infatti, sono due questioni completamente diverse.  I secondi sono tecnicamente “scorie nucleari”, nei fatti però si tratta di materiale radioattivo proveniente non da centrali dismesse ma da industrie chimiche e ospedali, sostanze tecnicamente “nucleari” ma che nulla hanno a che fare con la questione delle centrali da cui è partita la trasmissioneLa giornalista, però, ha accomunato le due vicende sotto lo stesso cappello: «scorie nucleari».

La differenza sostanziale, dunque, è che le navi dei veleni, purtroppo, non sparirebbero – come non sono sparite in tutti questi anni – se si abbandonasse il programma governativo del ritorno al nucleare. Per non affrontare i costi elevati dello smaltimento dei rifiuti radioattivi, infatti, nei decenni scorsi aziende chimiche e ospedaliere hanno preferito in molti casi disfarsi delle risultanze industriali con metodi poco chiari o – peggio – affidandole in mano alla criminalità organizzata.

Detto questo, appare evidente come la trasmissione di ieri abbia creato una confusione grave nei telespettatori, portandoli a credere che anche quanto è stato sversato in mare provenga dalle centrali nucleari e che un eventuale ritorno all’atomo nel nostro Paese possa aggravare questa situazione. Quella delle navi dei veleni, purtroppo, è una realtà che si è protratta negli anni anche senza le centrali nucleari.

Comments

  1. Cecilia

    Finalmente qualcuno che ha spiegato come stanno le cose. Bravi.

  2. Le navi dei veleni sono un attentato contro l'ambiente e la salute dell'uomo, e sicuramente quanto proposto può aver creato confusione. Resta però evidente che, nonostante i buoni propositi e l'innovazione che gli scienziati hanno portato avanti nella tecnologia nucleare, la presenza di scorie è tutt'ora il problema maggiormente sentito e irrisolto.

    Alla luce del fatto che soluzioni alternative mostrano risultati eccellenti e inquinamento infinitamente meno rilevante, come per esempio gli impianti fotovoltaici realizzati nelle nuove abitazioni con valori di efficienza energetica elevati, l'idea di un "nucleare pulito" promosso da grandi gruppi come Impregilo o Marcegaglia mi crea un certo problema di acidità di stomaco.