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Diritto di critica | July 14, 2024

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Meno studi meglio è: la provocazione di una pubblicità nella bergamasca - Diritto di critica

Meno studi meglio è: la provocazione di una pubblicità nella bergamasca

Andrea e Luca. Il primo, sorridente e sportivo, dopo le scuole medie ha preso la qualifica professionale ed ora è caporeparto, ha un reddito fisso e vive con la fidanzata. Il secondo, elegante in giacca a cravatta ma con lo sguardo contrariato ed insicuro, è laureato, precario alla ricerca di un lavoro e vive ancora con i genitori. Voi chi scegliereste?

E’ questo il quesito proposto da una pubblicità diffusa nei giorni scorsi dal Consorzio Enfapi di Treviglio nella Bassa Bergamasca: pubblicità che mette in luce la disparità attuale di prospettive tra chi decide di proseguire con gli studi e chi, invece, sceglie una carriera di tipo professionale, evidenziando come la seconda possa garantire maggiore sicurezza.

Il manifesto, affisso in diciassette comuni, è stato diffuso dall’ Enfapi – l’istituto professionale dell’Unione Industriali di Bergamo, che si occupa di formare operai nei settori dell’industria meccanica ed elettrica – per reclamizzare i propri corsi di formazione professionale (Cfp) e promuovere una riscoperta dei lavori artigianali tradizionali, ma ha suscitato non poche polemiche da parte dei giovani studenti e laureati della zona, che vi hanno letto una vera a propria campagna denigratoria nei propri confronti: come a dire, “meno studi, meglio è”.

«Nessun intento offensivo – spiega il direttore del centro, il dottor Umberto Palumbo – Siamo assolutamente consapevoli dell’importanza di tutti i tipi di formazione. Il vero messaggio – continua –  è che la formazione delle competenze tanto necessarie in un mondo globalizzato può seguire due strade, la prima teorica e la seconda più operativa, puntando l’attenzione sul fatto che non esiste una sola via per raggiungere posizioni di responsabilità».

«Non vedo nulla di male nella pubblicità – ha commentato Luciano Mayer, grafico pubblicitario di Treviglio e vicepresidente dell’Acpi (associazione consulenti pubblicitari italiani), che si è occupato della realizzazione del contestato manifesto – perchè fotografa la realtà diffusa nel nostro paese. Si tratta di un messaggio alle famiglie: o indirizzi il figlio alla laurea, con il rischio che resti precario per molti anni prima di ottenere un salario adeguato ai suoi studi, – spiega ancora Mayer – oppure gli fai frequentare i corsi professionali, con la certezza di lavorare fin da subito. Il mio manifesto voleva far meditare» ha concluso il pubblicitario.

Parole duramente contestate dagli studenti della zona, che di meditativo nel manifesto non hanno trovato proprio nulla e su Facebook hanno dato sfogo alla loro indignazione: «Non c’era bisogno di fare una pubblicità del genere – scrive uno studente –  quando è risaputo che chi intraprende gli studi universitari ha poi difficoltà di sbocchi lavorativi, soprattutto in questi tempi» e ancora «Mi sembra decisamente ingiusto – dice una studentessa – presentare in modo così umiliante la scelta di vita  di molti giovani, i cui genitori hanno lavorato per poter garantire loro un’istruzione superiore».

Comments

  1. mara

    perchè meno studi e meno sai e non rompi i coglioni ai padroni cè stato un tale se vi ricordate che diceva se vuoi sottomettere un popolo tienilo ignorante meditate

  2. ciccia

    mi sembra che pure nella formazione professionale si debba studiare per essere preparati. oggi come oggi l'istruzione media è secondaria superiore, e non più scuola elementare… di ignoranti sicuramente ce ne sono, ma credo che una buona parte abbia anche scelto coscientemente di non studiare perché "è noioso", e non ditemi il contrario. io personalmente ho cultura universitaria e scelgo oggi anche i corsi di formazione professionale. poi dipende dall'ente che organizza questi corsi, è questo che dovete andare a vedere!

  3. Fabio Piacentini

    Vergognoso non è tanto il tentativo di quest'azienda di fare business ma il fatto che venga recepito il suo messaggio. E' eviidente che la società italia è formata soprattutto da micro-borghesi provinciali e ignoranti, capaci di vedere solo la sistemazione immediata (e che stereotipi culturali imbarazzanti: il ragazzo con la fidanzata, ovvero macho ovvero vincente). Se questo Paese è una scoreggia lo dobbiamo ai nostri vicini, ed a noi stessi che accettiamo tali messaggi.

    • martina

      a prescindere dall'uso piu' o meno speculativo di questa pubblicità a me pare che ci sia da riflettere seriamente. non puo' esistere un'economia fatta di laureati, in quanto il laureato ha sempre una mansione dirigenziale…e chi dirige se tutti si laureano? un ingegnere che progetta case per esempio sarebbe inutile senza qualcuno che le costruisse! esercitare una professione tecnica, per la quale si necessiti di un diploma e non di una laurea non è un'offesa per nessuno….e non ha niente a che vedere col fatto che in italia ci siano problemi in quanto questi se andiamo a ben vedere dovrebbero essere risolti dai nostri politici, per lo piu' laureati che invece di pensare al nostro paese pensano solo alle loro tasche!

  4. Alessandro

    Il punto dell'articolo è il seguente " Si tratta di un messaggio alle famiglie: o indirizzi il figlio alla laurea..".Se è la Famiglia che deve indirizzare è ovvio che l'orizzonte offerto sarà il proprio comune di residenza! Difficile trovar lavoro con una laurea in lingue orientali a Treviglio!Se cambiamo l'orizzonte è chiaro che il laureato in lingue avrà molte più possibilità del diploma professionale,ma ripeto il peccato originale sta nell'assumere la Famiglia come responsabile delle scelte dell'individuo.

    • Hai sintetizzato il mio pensiero, well done ;)

    • imma

      ma chi sono i pubblicitari ideatori di questo slogan…veramente è deprimente! Forse forse, potrebbe andar bene per quei giovani, magari anche figli di papà, che trovando più comodo andare a scuola anzichè rimboccarsi le maniche ci vanno solo per scaldare i banchi o per dare fastidio a chi veramente ha voglia di studiare nonostante la prospettiva di un così incerto futuro…e si permettono di pubblicizzare che" meno studi meglio è"…non bastavano il grande fratello, gli amici della de filippo e quant'altro a far passare la voglia di studiare, qualcuno ben ha pensato di dirglielo in faccia!

  5. gilda

    mi dispiace ma questi pubblicitari non ubbidiscano certo ad un'etica ma si conformano banalmente con la strumentalizzazione del mercato del lavoro….

  6. Francesco

    Il vero problema invece secondo me è che questa pubblicità (chiaramente una provocazione e finalizzata) in buona parte dice la verità sullo stato attuale delle cose. Oggigiorno un trentenne o lavora già da tempo ed ha una carriera professionale avviata, oppure se è uscito da qualche tempo dall'università ed è precario o in cerca di lavoro, ha pochissime possibilità di pensare nell'immediato a costruirsi un futuro. Ovviamente ci sono tante belle eccezioni, tutti ne conosciamo, ma la verità è che il precariato oggi miete vittime soprattutto nei lavoratori della conoscenza, laureati, con poche esperienze professionali e usciti dall'università in media più vicino ai 30 che ai 25. Poi non stupiamoci se le famiglie si fanno a 40 anni e con pochi/nessun figlio!.. Le aziende non investono sui giovani, tanto meno fa lo stato, che anzi con le lauree triennali ha dato un bel calcione nel sedere all'utilità e valore del "pezzo di carta" universitario. Ragazzi, io sono laureato, ho studiato e lo rifarei, ma non indignamoci se qualcuno inizia a pensare che un indirizzo professionale oggi come oggi possa valere tanto quanto una laurea!… Ben lungi dal dire che l'ignoranza paga, ci tengo solo a far riflettere sul fatto che vivere in una società colta, ok, ma occorre anche guardare in faccia le prospettive reali della nostra società… oppure cercare di cambiarle!

  7. francis

    si si.. fai pure l'operaio senza studiare.. poi voglio vedere quando cominciano a lasciarti a casa verso i 40anni.. però a 20 viveva da solo con la fidanzata.. ma quante stronzate..

  8. Grace

    Non vorrei permettermi, in quanto studentessa di lingue e futura precaria insegnante di medie e superiori, di farvi vedere l'altro lato della medaglia…
    Ma mio padre fa l'operaio da 40 anni e oltre e anche lui sostiene che di giovani in fabbrica non se ne vedono più come una volta. In fabbrica come a fare il garzone in officina meccanica, dall'elettrauto, dall'elettricista, dall'idraulico e via dicendo. Io di mio conosco solo 3 persone all'incirca della mia età che non avendo qualifiche d'istruzione particolari han deciso di accettare lavori in catena di montaggio piuttosto che altri lavori "bassi" manuali. Non so quanto sia poco vero che la figura dell'operaio stia lentamente facendo una brutta fine, insomma.

    Se ci pensate, è anche vero che attraverso i mezzi di comunicazione un operaio non viene MAI lodato per il culo che si fa ma viene sempre tacciato di rompicoglionismo quando fa sciopero perchè non vuol essere lasciato a casa o subire un anno o due di cassa integrazione. E' anche il messaggio che filtra nella società, soprattutto nella fetta più giovane, ad essere il responsabile del fatto che oggi come oggi i lavori più umili vengano considerati non umili ma umilianti e auspicabili solo per i caproni ignoranti.

    L'altro lato ancora della medaglia è il fatto che in Italia non c'è di contro la cultura de "il laureato fa bene al paese", non si investe nella formazione post-laurea di conseguenza, nè in nessun altro tipo di formazione professionale, ed è per questo che rimaniamo indietro.

    Non prendete sempre tutto come un attacco personale, dai. Cercate di vedere un problema sempre in una globalità, all'interno della realtà che ci circonda, non solo come se si rivolgesse direttamente a voi.

  9. john

    Ragazzi io la vedo in altra maniera..Qua in italia le lauree che danno un profitto sono quelle scientifiche..Soprattuto ingegneria chimica etc..Loro non hanno fatto altro che mettere davanti la realtà di oggi che purtroppo è reale.Un esempio: io sono uscito come perito industriale e ho trovato lavoro subito prendendo 2000 euro al mese lavorando per l'eni.Lasciando stare il fatto che l'università della mia città sta cascando a pezzi,io penso che una laurea sia realmente valida solo fuori dall'italia,perchè qua vanno avanti solo i figli di papà.Io penso che se qualcuno avesse intenzione di prendere una laurea,deve avere ben chiaro in testa che dovrà lasciare l'italia.La gente laureata viene valorizzata all'estero purtroppo(o per fortuna).

  10. Complimenti per l’articolo, ben scritto e ben documentato, sintetico ed efficace.