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Diritto di critica | January 29, 2022

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Via Poma: due testimonianze chiave per l’omicidio Cesaroni - Diritto di critica

Via Poma: due testimonianze chiave per l’omicidio Cesaroni

C’è grande attesa per le deposizioni di Raniero Busco, imputato nel processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, e del datore di lavoro della ragazza Salvatore Volponi. Domani alle ore 10, nell’aula bunker della 3a sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Roma, saranno chiamati a testimoniare l’ex ragazzo di Simonetta, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e uno dei soci fondatori (l’altro era Ermanno Bizzocchi, poi deceduto) della società di contabilità RELI sas presso la quale lavorava la ragazza.

La Corte, presieduta dal giudice Evelina Canale, può finalmente esaminare Salvatore Volponi dopo il parere favorevole del perito psichiatrico Piero Rocchini. “E’ affetto da una sindrome bipolare – aveva riferito il consulente in aula lo scorso 20 ottobre –, ma è lucido, ha forza evocativa, capacità di ribattere ed è, quindi, in grado di testimoniare”.

Diversi erano stati, nel corso dei nove mesi dall’inizio del processo, i rinvii presentati dal medico dell’amministratore della RELI SAS, intervallati da alcuni ricoveri in ospedale.

Ora Volponi dovrà spiegare agli inquirenti cosa accadde quella notte del 7 agosto 1990, quando entrò per primo nell’ufficio regionale Ostelli della Gioventù (AIAG) in via Carlo Poma, 2.

Cosa vide nella penombra dell’ufficio del dott. Carboni, dove Simonetta è stata barbaramente uccisa con 29 coltellate. L’ex datore di lavoro, al momento della scoperta del corpo senza vita della Cesaroni, era solo in stanza, ma ad attenderlo fuori c’erano diverse persone. A cominciare da Paola Cesaroni, sorella della vittima che, insospettitasi per il mancato rientro a casa della sorella, allertò il fidanzato recandosi nell’abitazione di Volponi. Sul luogo del delitto c’era anche il figlio del fondatore della RELI sas, Luca.

Simonetta Cesaroni prestava lavoro nella sede regionale degli Ostelli della Gioventù di pomeriggio, due volte alla settimana e si occupava di contabilità in un ufficio che ad agosto era praticamente vuoto, fatta eccezione per le mattine dove c’erano alcuni impiegati. Ciò che colpisce è che gran parte di coloro che svolgevano il turno di mattina non avevano mai conosciuto o non sapevano dell’esistenza di una ragazza (Simonetta Cesaroni n.d.r.) che lavorasse nel loro stesso ufficio dalle 15:30 alle 19:30.

Salvatore Volponi ed il socio Ermanno Bizzocchi avevano selezionato personalmente la vittima per il lavoro di contabilità presso la loro società. Inoltre avevano consentito che la ragazza prestasse lavoro occasionale anche per l’AIAG, associazione gestita dall’avvocato Francesco Caracciolo di Sarno.

La notte del ritrovamento del corpo esanime di Simonetta fu difficoltoso rintracciare l’indirizzo esatto della sede laziale degli Ostelli della Gioventù perché lo stesso Volponi riferì di non esserci mai stato. La moglie del portiere Pietrino Vanacore, Giuseppa De Luca, invece comunicò agli inquirenti che lo aveva incontrato in due occasioni. Volponi avrebbe dovuto sentire Simonetta Cesaroni quel 7 agosto del 1990 alle 18.20 circa per far il punto della situazione sul lavoro svolto prima della chiusura estiva dell’ufficio.

La telefonata, da parte della ragazza, alla tabaccheria dove lavorò per tutta la giornata Volponi, non arrivò mai. Raggiunto dalla sorella di Simonetta, Paola Cesaroni, l’uomo negò di essere a conoscenza dell’indirizzo di via Poma. Per questo motivo cercò di contattare il socio Ermanno Bizzocchi, in quel periodo in vacanza in Calabria. Solo grazie all’intraprendenza di Paola Cesaroni, che riuscì a trovare l’ubicazione esatta dell’ufficio sulle pagine gialle, fu possibile raggiungere via Poma alle 23 circa.

Giuseppa De Luca, moglie del defunto portiere Vanacore, dichiarò di aver conosciuto Volponi quando l’uomo si recò in via Poma ed in un’occasione avrebbe anche fornito indicazioni stradali a degli studenti francesi. La sera stessa del ritrovamento del corpo di Simonetta, l’ex datore di lavoro si sarebbe rivolto alla donna dicendole: “Signora, non si ricorda di me? Sono venuto anche l’altro giorno”. L’uomo ha sempre smentito questa versione dei fatti (pur affermando che quel pomeriggio del 7 agosto sarebbe dovuto passare di persona a trovare la ragazza a lavoro), convinto che la moglie del portiere avesse voluto deliberatamente depistare le indagini che stavano arrecando gravi indizi di colpevolezza a carico del marito.

Il 25 settembre del 1990 Salvatore Volponi fu raggiunto da un avviso di garanzia che lo informò di essere entrato nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario. Le tracce ematiche, ritrovate sulla porta della stanza del delitto, esclusero la colpevolezza dell’ex datore di lavoro di Simonetta. Nel 2005 Volponi fu sottoposto, insieme ad altri 31 soggetti, all’esame del Dna che allontanò definitivamente il sospetto di un suo coinvolgimento nella lista dei potenziali sospettati.

Resta da chiarire, quindi, se l’ex datore di lavoro della ragazza conoscesse effettivamente la sede degli Ostelli della Gioventù di via Poma. E che faccia luce anche sui concitati momenti che precedettero la scoperta del cadavere di Simonetta, poiché Paola Cesaroni, sorella della vittima, ebbe la chiara impressione che lo stesso Volponi fosse agitato più del normale e che le operazioni di ricerca dell’ubicazione di via Poma si protrassero più del dovuto, “in modo da perdere del tempo” (così come è stato riferito da Paola Cesaroni in udienza).

Raniero Busco, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, riferirà domani in aula puntando sull’alibi di quel pomeriggio del 7 agosto 1990. Quando l’ex fidanzato di Simonetta stava aggiustando un’autoradio nei pressi della propria abitazione. Deposizione resa agli inquirenti nelle immediatezze del delitto e supportata da alcune testimonianze.

Parlerà, inoltre, del proprio rapporto sentimentale con la vittima chiarendo anche il contenuto delle lettere scritte da Simonetta dove l’espresso riferimento era al burrascoso rapporto amoroso.

Sarà interessante apprendere anche come i due giovani si siano frequentati nei giorni precedenti al delitto, per verificare se ci siano stati rapporti sessuali tra i due. Perché parte dell’accusa è relativa al Dna di Raniero Busco che è stato ritrovato sugli indumenti intimi della Cesaroni. L’imputato potrebbe far luce anche sulla decisione della vittima di assumere la pillola anticoncezionale, che le era stata prescritta poco prima che fosse uccisa.

Importante sarà far luce, inoltre, sull’impiego di Simonetta Cesaroni all’AIAG, grazie alla testimonianza di Raniero Busco, anche se l’ex ragazzo ha già detto che all’epoca non sapeva quale fosse l’esatta mansione della giovane.

Comments

  1. petrus romanus

    su un eventuale fattore esterno non si è mai parlato sui giornali: di recente ho paralto con un conoscente che faceva servizio nel periodo in questione nella vicina caserma dell'aviazione militare(così mi ha detto ) mi ha detto che c'era in caserma una recluta uomo alto biondo e dedito all'uso di stupefacenti con problemi mentali e girava spesso armato di un coltello a lama lunga era estremamente violento ed era il terrore della camerata; siccome uno dei testimoni vide una persona in divisa nei dintroni dell'edificio mi chiedo se sia mai stata fatta una indagine al riguardo fate le necessarie verifiche

    • Giovanni

      La persona vista in divisa era il colonnello (del Sisde) Danese che attorno alle 16.00 vide giovane di circa 25 anni, distinto e biondo, che gli chiese con fare balordo dove fossero gli ostelli della gioventù. Questo ragazzo non è mai stato identificato.
      La moglie del portiere disse di averlo incontrato sulle scale. Il tipo pare sia salito agli ostelli e dopo 15 minuti il colonnello Danese lo ha rivisto uscire.
      Ho sempre pensato che quell'omicidio è stato del tutto casuale e compiuto da uno sconosciuto, e che poi a causa del luogo in cui è avvenuto e delle omertà dei vari personaggi sia divenuto un giallo intricato. Magari fu proprio quel ragazzo che ebbe un raptus perchè glii uffici Aiag erano chiusi e la Cesaroni aprì la porta ma non voleva quindi farlo entrare. Magari il tipo ha sbroccato ed è entrato forzatamente, lei è scappata nell'ultima stanza e l'ha colpita al volto facendola cadere a terra, ferendola subito dopo con un oggetto appuntito. Il portiere scopre il corpo fa le note chiamate che sappiamo e succede il casino mediatico che tutti conosciamo.

      Poi c'è la versione assurda della Carlizzi, che pare si trovasse (incredibilmente) in auto sotto lo stabile dia via Poma 2 e che abbia sentito una donna dalla finestra che litigava con un uomo. Poco dopo il silenzio e vide tre uomini vestiti in giacca e cravatta nonostante il caldo che cercavano il portiere.

      • Alessandro Proietti

        Non credo che sia stato l’omicidio di uno squilibrato..Sarebbe una esemplificazione troppo veloce..Anche sul fatto che Simonetta avrebbe aperto ad uno sconosciuto. Non ci sono stati segni di effrazione sulla porta. Segno, quindi, che la Cesaroni conosceva il suo assassino ed eventualmente il/la complice. Perché si è sempre focalizzata l’attenzione su una persona sola, ma l’assassino potrebbe essere stato in compagnia di qualcun’altro benissimo.
        Alla versione della Carlizzi credo anch’io veramente poco. Ora è anche morta. Vidi il suo blog. E’ stata un personaggio perlomeno controverso. Grazie per aver letto l’articolo.

  2. Alessandro

    Grazie Luca per aver letto l'articolo e spero che continuerai a visionare i miei pezzi in futuro. Vorrei fare alcune precisazioni. La prima riguarda la telefonata che avrebbe dovuto ricevere Volponi e che non è mai arrivata. E' vero che c'è solo la versione dell'ex datore di lavoro di Simonetta, ma è pur vero che lo stesso Volponi era in tabaccheria quel giorno (7 agosto) e quel pomeriggio (l'ipotetico momento dell'assassinio). Cosa che è stata verificata dagli inquirenti, che hanno raccolto anche la testimonianza dell'uomo delle pulizie, il quale vide Volponi lavorare fino alle 18:50.
    Punto secondo. Volponi ha sempre detto di non conoscere l'esatta ubicazione di via Carlo Poma, 2, di non sapere quale fosse l'indirizzo della sede regionale degli Ostelli della Gioventù (AIAG). Eppure il giorno del delitto, come lui ha detto in passato ed ha confermato oggi all'udienza del 12 novembre 2010, "sarebbe dovuto passare in via Poma per aiutare Simonetta a completare il lavoro in vista delle ferie estive, impegno che non poté onorare perché era in tabaccheria a lavorare da solo". Appare curioso che un datore di lavoro conoscesse il numero di telefono degli ostelli , ma non l'indirizzo. Soprattutto alla luce del fatto che quel 7 agosto avrebbe dovuto raggiungere la Cesaroni in via Poma. E pensare che sulla rubrica di lavoro di Simonetta c'è scritto anche il numero della tabaccheria di Volponi.
    Punto terzo. Busco fu intervistato, in presenza dell'avvocato Molinaro (legale della mamma di Simonetta) poco dopo il delitto ed il servizio realizzato da un giornalista del programma televisivo "Telefono giallo" non andò mai in onda. La cassetta, però, è stata conservata e visionata dalla Procura, che ha notato la discrepanza tra quanto affermato da Busco in quell'occasione (ovvero che conosceva l'ubicazione di via Poma) e quello che ha sempre affermato dopo, ovvero che non sapeva dove lavorasse Simonetta due volte alla settimana, dalle 15 alle 19 circa.
    Spero a questo punto di aver fatto buona informazione. Il mio consiglio, comunque, è di andare sempre oltre la comunicazione "ufficiale". E questo è possibile leggendo tutti i libri che sono stati scritti sul caso e seguendo tutte le udienze processuali.
    Per ulteriori chiarimenti sono a disposizione e grazie ancora.