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Diritto di critica | December 3, 2021

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«Gelmini, ora voglio un risarcimento» - Diritto di critica

«Gelmini, ora voglio un risarcimento»

“Abolire le lauree inutili in Scienze della Comunicazione? Allora pretendo un risarcimento”. È la richiesta di una laureata in Comunicazione e Pubblicità, Simona Melani, che ha appreso dal ministro Mariastella Gelmini, ospite a Ballarò martedì scorso, che il corso che ha seguito “è inutile”.

L’ironica lettera aperta che la venticinquenne indirizza al ministro dell’Istruzione è stata pubblicata su Facebook e non ha impiegato molto a diventare un link virale e ad ottenere molti “mi piace”. “Abolire le lauree inutili in Scienze della Comunicazione” aveva dichiarato la Gelmini durante la trasmissione condotta da Giovanni Floris. Per una come Simona, che durante l’università lavorava di giorno e studiava di notte, che ha trovato “sempre ottimi lavori, senza raccomandazione e nei quali ho messo a frutto i miei studi”, la battuta della Gelmini è stata proprio indigesta. “E allora come mai permettete il proliferare di università private che chiedono 30.000 euro per un master in comunicazione? – domanda Simona – O è truffa o è circonvenzione d’incapace. In entrambi i casi, un reato”.

Se quindi si tratta di un “reato”, qualcuno deve alcune spiegazioni alle centinaia di migliaia di giovani laureati. Anzi, più che una spiegazione, forse sarebbe necessario un risarcimento. “Ho frequentato l’università pubblica, il mio corso di laurea è stato autorizzato dal ministero da lei presieduto. Quindi io sono stata truffata dallo Stato”, scrive la laureata siciliana.

Simona fa un rapido bilancio dei costi e dei disagi che ha dovuto sostenere come fuori-sede, laureata in un corso “inutile”: “Ho fatto un breve calcolo: 5 anni di tasse, di affitto di libri, di abbonamento ai trasporti, bollette e spese varie fanno circa 10.000 euro. Se a questo ci aggiungiamo il danno biologico – studiando la notte e lavorando di giorno, il mio fisico ne ha risentito – e i danni morali e materiali arriviamo a 20 mila euro”, che, secondo Simona, dovrebbe ottenere dall’Università di Palermo (dove si è laureata) e dal Ministero di Viale Trastevere.

In cambio è disposta a farsi annullare la laurea e si impegna “a reinvestire i soldi del risarcimento in una bella laurea in Giurisprudenza. E in un biglietto A/R per Reggio Calabria. Sa com’è… per l’abilitazione”. Uno schiaffo (purtroppo solo) morale alla Gelmini, rea di essere scesa da Brescia a Reggio di Calabria per ottenere “più velocemente” (e più facilmente) l’abilitazione d’avvocato e ora, dopo aver criticato la “facilità” con cui al Sud ci si può diplomare o laureare, è divenuta paladina del merito.

Comments

  1. Matteo

    Terza riga, secondo capoverso, a diventare si scrive senza l’h…

    • nik

      LOL :) la giornalista magari ha una laurea in scienze della comunicazione ..

      • Erica Balduzzi

        IL giornalista è laureato in relazioni internazionali e i refusi di battitura capitano a tutti. Cmq è stato corretto :)

    • Simone

      Impara a farti furbo, sfigato. Se in tutto il testo hai visto quella battitura errata hai dei problemi in analisi del testo.

    • Chagall

      Grazie prof.

    • s.m.

      Tipico commento da Berluscones, la pagliuzza conta più della trave, se non si hanno argomenti per ribattere.

  2. Gino

    Matteo, é proprio l’unico punto di riflessione? non può essere sfuggita l’h? quante volte commettiamo errori di battitura?

  3. Enrico

    Ma pensate che la Gelmini sapesse di quale corsi parlava? Credo che sia solo una povera ignorante arrivata per caso al fare il ministro, che ripete quello che gli dice qualche consulente, prezzolato anche da università private, o da qualche consigliere “tremontiano” del tesoro.
    Durante una conferenza nel settembre del 2008 (ero presente!), aveva detto in più volte “giovani precari”, riferendosi a quelli che non era più necessario assumere e aggiunse “possono quindi andare a fare un altro lavoro”. Alla terza volta che lo aveva ribadito mi ero permesso (sono insegnante di ruolo, quindi non in causa) di ricordarle alzandomi che “i precari molti lo sono da più di dieci anni e anno una età media molto più alta”. In quella occasione un tecnico del ministero (che di cosa ne sa) le fece un segno che era meglio non replicare facendo un cenno di conferma alla mia affermazione. Si la sua è solo presunzione e lecchinaggio al re Belusconi.

    • Enrico

      … mi scuso un refuso i precari molti lo sono da più di dieci anni e hanno (mancava la h!) una età media molto più alta”, almeno mi riprendo e non dico cazzate come la Gelmini! credo!

  4. antonino sorce

    Forse non tutti hanno capito che parlare alla GELMINI e’ inutile.E’ ignorante in tutti i sensi e per questo fa politica.Volevo precisare che ignorante non e’ un’offesa,tutti siamo ignoranti in qualcosa.Nel caso della Gelmini,la sua ignoranza e’ pericolosa per tutte le persone che studiano.A questo punto auguratevi che cada chi tesse le fila e ha interessi verso la scuola privata o i nostri figli saranno nei guai.

  5. Agnese Facchini

    Sostengo Simona, sono nella stessa situazione: venticinquenne laureanda in Comunicazione Pubblica e Sociale (un nome fantasioso dato dalla PA per designare un corso di comunicazione con indirizzo sociologico, ma che turba i datori di lavoro i quali lo scambiano per assistenza sociale) e lavoratrice a tempo pieno nel campo. Il tutto ottenuto con faticosa gavetta e lavorando tutto il giorno per poi studiare la sera e i fine settimana.
    E’ veramente frustrante vivere in Italia. Forse verrà compreso una volta che il Paese si sarà svuotato dei laureati e delle menti agili per rimanere abitato da reparti geriatrici, Trote e Ruby.

  6. BASTA SPARARE SU SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE
    Confronto acceso tra Rodotà e Gelmini a Ballarò. La spigolosa hostess del PdL, mentre cerca di camuffare il divario incolmabile (culturale e neuronale) che la separa dal giurista, apostrofa Scienze della Comunicazione come “amenità”.

  7. Anna

    Io laureata in Economia, pur se con un lavoro “sicuro”, e non più giovanissima secondo l’anagrafe, da lunedì mi rimetto in gioco ed inizio un master sulla comunicazione. Sapere quello che pensa la Gelmini è uno stimolo in più per riuscirvi al meglio e sbugiardarla ancora una volta. Forza Simona!

  8. nicola

    Cretina matricolata, ministro inadeguato e stakeholder del solito gruppo Mediaset

    • Chagall

      hahaahaaa

  9. Chagall

    Anch’io voglio un risarcimento…non perché ho fatto scienze della comunicazione ma perché la Gelmini mi sta sulle scatole.

    Ma dico io, prima si parla bamboccioni e adesso di lauree sbagliate. Ma cominciare a parlare di quest’Italia che non riesce a offrire niente di niente?

    La Gelmini non ha nessuna colpa. La colpa è delle aziende ma è troppo difficile remarci contro. E’ più facile prendersela con i neolaureati.

  10. s.m.

    70 anni fa, quando al potere c’erano personaggi malefici e diabolici, ma scaltri e intelligenti, il motto era:

    ‘Non parlatemi di cultura o metto mano alla pistola’ (Goebbels)

    Adesso, nell’era della MIGNOTTOCRAZIA, abbiamo gente che la stessa idea la eprime così:

    ‘Non parlatemi di cultura o metto mano al fondotinta’ (Marystar)

    Come sempre, dal dramma alla farsa.

    Ps. ma dove sono finite le intercettazioni con le BIMBE di Berlusconi, Mara e Mariastella? Speriamo in Wikileaks!

    • s.m.

      Voglio dire, avete visto la Gelmini (che pure mi attizzava tanto prima di asfaltarsi i capelli come il suo capoccia) la settimana scorsa a Ballerò? Ma cos’era, un ‘animatrone’? Un Atavar di Second Life?? __Rodotà che cercava disperatamente di spiegare a lei (e a COTA L’USORPATORE) la differenza tra l’immunità parlamentare e il privilegio feudale, e lei che rispondeva che era comunista e che aveva le sue idee; al che Rodotà gli diceva ‘I fatti sono più duri delle idee’, e ad un certo punto Floris che pure lui nel suo piccolo ne aveva abbastanza che dice alla Gelminex :’lei come ministro dovrebbe conoscere la differenza tra fatti e opinioni’ (GRANDE). ____No dico, al confronto dell’Enterogelimini, il CAVALLO DI CALIGOLA era un genio. Il mio oco potrebbe fare meglio di lei il ministro! Ma se TREMORTI voleva far fuori il ministero dell’istruzione, perché non lo ha accorpato a quello dell’Economia? Perché quello che fa la Gelmini è il passacarte, la marionetta. Non ha autonomia decisionale, e il suo sguardo tradisce chiaramente l’assenza di consapevolezza del suo ruolo (ed è lì da quasi 3 anni..). Anzi, sembra ottusa quanto CASTELLI. Suggerisco, per chiudere, di guardare la voce sulla Gelmini che c’é su NONCICLOPEDIA. E già che ci siete, anche quella: ‘figa di legno’. C’é scritto che la capitale mondiale del settore è proprio BRESCIA, e non parliamo di Rossella..

      • s.m.

        (ops, ‘usurpatore’ )

  11. carol

    ma che siano casomai gli studenti di scienze della comunicazione a rimborsare le borse di studio che hanno indebitamente ottenuto con programmi ed esami ridicoli e degni solo di una laurea in scienze delle merendine!! ridicola.

  12. Nuccio

    Le aziende leder per poter fare profitto devono puntare su laureati in economia e laureati in comunicazione e marketing se non vogliono essere ritenute mediocri. La comunicazione pubblicitaria è l’anima del commercio.
    Sono laureato in scienze della comunicazione è mi occupo di pubblicità da vari anni lavorando con aziende leder in vari campi produttivi. Anche in tempo di crisi faccio sempre colloqui ed il lavoro non manca. Guardo i miei amici laureati in Giurisprudenza, scienze politiche, psicologia, scienze della formazione, antropologia, sociologia, paleontologia, scienze turistiche o spettacolo e lettere sono tutti disoccupati.
    Molti confondono la laurea in lettere con quella in scienze delle comunicazioni… A Roma vi sono più laureati in giurisprudenza che in tutta la Francia..
    Le persone non capiscono cosa vuol dire lavorare nel campo delle scienze delle comunicazioni pubblicitarie e marketing perché l’uomo da sempre ha paura di tutto quello che non conosce…

    Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).
    Cordiali saluti