”La Costituzione il primo testo antimafia”, a Potenza la marcia di Libera

Testo e foto di Martina Sacchetti per Diritto di Critica

Potenza ha accolto a braccia aperte la XVI giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia: un corteo di 80mia persone (la metà secondo la questura), lungo oltre quattro chilometri, aperto dai familiari delle vittime delle mafie che ha visto in prima fila per quest’occasione Filomena Iemma e Gildo Claps, madre e fratello di Elisa, la ragazzina di 16 anni il cui cadavere è stato trovato l’anno scorso, a 17 anni dalla scomparsa, nel sottotetto di una chiesa.

Novecento persone, vittime delle mafie, di tutte le mafie, vengono ricordate, o per meglio dire celebrate:  i loro nomi, nel piazzale davanti alla Regione, sono stati gridati anche da Gino Strada e Antonio Ingroia, nomi che comunque aleggiavano sempre nei canti, slogan e salti che hanno accompagnato la manifestazione. Troppi i nomi letti e troppi quelli che ancora restano nel silenzio. E troppi anche i motivi per cui quest’anno una giornata del genere acquista un’importanza indiscutibile: l’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia, la situazione internazionale in Libia, il dramma del Giappone, i silenzi della Chiesa, c’era anche questo nel discorso conclusivo di don Luigi Ciotti, uno dei più toccanti che gli abbia mai sentito pronunciare. Nel rammentare alla platea la campagna di raccolta firme promossa da Libera, per confiscare i beni ai corrotti, don Luigi ha esposto le migliaia di contraddizioni del nostro sistema politico: si taglia ovunque, in tutti i settori, mentre “60 milioni di euro si perdono in corruzione ogni anno, i soldi ci sono, bisogna riprenderli”.  Davanti  ad “una politica al servizio di qualcuno che ha perso il valore dei beni comuni” non possiamo non ribellarci alla privatizzazione dell’acqua, al rilancio del nucleare e soprattutto ad una riforma che si prospettata come un “sequestro della giustizia”.

Il cielo plumbeo e il grigio degli edifici del capoluogo lucano sono stati sconfitti dalle migliaia di bandiere arancioni, gialle e fucsia. I colori di Libera, che spiccavano ovunque, per le strade e sulle finestre, aiutavano il tricolore ad illuminare la città. E sotto a tante bandiere, altrettanti visi ci hanno dato il benvenuto, raggianti. Non parlo solo dei vari punti di ristoro organizzati dallo staff di Libera Basilicata e dalla protezione civile locale, con bottiglie d’acqua sempre a disposizione dei manifestanti, a cui va il nostro dovuto ringraziamento; parlo soprattutto di volti, spesso anziani, che ci applaudivano dalle finestre, che ci gettavano caramelle e cioccolate, che ci incoraggiavano.

Terminato il discorso di don Ciotti, mentre ci avviavamo chi ad assaggiare le prime mozzarelle della legalità, prodotte dalla cooperativa intitolata a don Beppe Diana, chi ai superaffollati seminari, eravamo coscienti di tenere in mano la Costituzioneil primo testo antimafia”.

 

 

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Categorie: Società

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