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Diritto di critica | December 4, 2021

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Record Belgio, senza governo per un anno - Diritto di critica

Record Belgio, senza governo per un anno

Un anno senza governo. Non si tratta di utopia anarchica ma è la realtà. Succede in Belgio dove le elezioni del 13 giugno 2010 hanno prodotto due maggioranze diverse nella regione delle Fiandre e in Vallonia. Un anno dopo, nonostante interminabili trattative tra le varie forze politiche, dopo vari “mandati esplorativi”, la nascita di un esecutivo in grado di governare il Paese, afflitto da una crisi istituzionale ed economica, non sembra possibile nel breve periodo.

Il Belgio spaccato. Si tratta di un record mai raggiunto da nessun paese in epoca moderna ed in tempo di pace. Il risultato del voto di un anno fa è effetto della profonda spaccatura che rischia di consegnare il Belgio alla storia. Composto da 3 regioni e da due gruppi etnico-linguistici principali diversi, il piccolo paese dove risiede il governo dell’Unione europea si trova oggi in serie difficoltà. La Vallonia, regione mineraria nel sud del Paese motore dell’industrializzazione belga fino agli anni settanta, ha sofferto profondamente della crisi del settore siderurgico degli ultimi due decenni ed oggi presenta un elevato tasso di disoccupazione. La regione un tempo più povera, le Fiandre è oggi il nuovo motore del Belgio e, grazie alle infrastrutture portuali realizzate negli ultimi decenni, ha un’economia decisamente orientata all’export. Ciò consente di attrarre capitali stranieri e quindi investimenti che rendono la produzione economica dinamica e consistente.

Economia, ma anche lingua. Di fronte ad un divario tra nord e sud sempre più evidente, non diverso da quello che c’è in Italia, il Paese rischia di scomparire. Certamente si tratta più di una questione economica che etnica (al nord il gruppo fiammingo è culturalmente e linguisticamente vicino all’Olanda, mentre il sud è francofono), ma certamente le differenze culturali influiscono non poco nel rendere la frattura ancora più ampia.

Senza governo si va avanti lo stesso. Così, un anno fa le elezioni parlamentari sono state vinte dai nazionalisti fiamminghi al nord con il 27,8%, mentre a sud dal Partito socialista (francofono) con il 37,6%. Il Paese si è trovato così con un Parlamento diviso sia sul piano politico (destra al nord e centro-sinistra al sud) sia sul piano etnico. L’effetto di queste estenuanti trattative che non hanno finora portato a nulla, una disaffezione per le istituzioni centrali è sempre più evidente. Mentre negli anni scorsi spinte separatiste venivano avanzate da alcuni partiti fiamminghi, oggi lo stesso stato d’animo inizia a serpeggiare anche a sud. Il concetto di nazione belga sta così morendo, mentre il “matrimonio” tra i due popoli si è ormai trasformato in una “coabitazione forzata”. D’altronde l’assenza di un esecutivo centrale non ha fatto altro che rinvigorire le aspettative nei confronti dei governi locali che hanno danno l’impressione di essere affidabili ed in grado di far fronte alla carenza del potere federale.

E come dargli torto? Dopo un anno senza governo il Belgio va avanti, l’economia si sta riprendendo; ogni cosa sembra funzionare in modo automatico. E allora perché tenere in vita un contenitore che non serve a nulla?

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