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Diritto di critica | June 24, 2022

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Ticket sanitari, ora conviene curarsi dal privato - Diritto di critica

Ticket sanitari, ora conviene curarsi dal privato

Con i nuovi ticket della sanità conviene rivolgersi al privato. È questa la denuncia della Cgil e della Aiop. Sommando la nuova tassa di 10 euro sulle prestazioni ambulatoriali agli esborsi statali e regionali già dovuti, in molte regioni come il Lazio se si vuole risparmiare è bene rivolgersi ai privati. A Roma e nelle altre province limitrofe le analisi e le lastre, per esempio, costano meno nei laboratori non convenzionati.

Il privato convenzionato in crisi. Alcuni iscritti all’Aiop, associazione dell’ospedalità privata, hanno chiesto alla stessa organizzazione un parere sulla situazione che si è creata. “Per alcune prestazioni il paziente deve pagare un importo di gran lunga superiore al valore della ricetta”, spiegano i dirigenti di una casa di cura convenzionata. “Così si orienta verso il privato non accreditato dove per lo stesso esame pagherebbe di meno”. In questo modo, gli stessi dirigenti hanno poi chiesto all’Aiop se è possibile applicare tariffe più basse in regime di accreditamento rispetto al valore imposto dai ticket.

I ticket per scoraggiare prestazioni a carico della Regione”. Immediata la risposta del direttore Mauro Casanatta: “Il cittadino va informato dei costi di tutte le prestazioni ed è libero di scegliere in quale regime ottenere la prestazione”. Per l’Aiop i prezzi possono essere più bassi anche perché “l’introduzione del ticket è stata prevista non per finanziare le casse della Regione, ma per scoraggiare le prestazioni a carico del sistema sanitario”.

Un’interrogazione in Regione. In consiglio regionale del Lazio Giulia Rodano dell’Idv annuncia un’interrogazione e commenta: “Si consuma un’altra vessazione verso gli assistiti che si allontanano dalle prestazioni pubbliche”; mentre la Cgil è sul piede di guerra. “La manovra del governo aggrava le condizioni di accesso alle prestazioni pubbliche dei cittadini laziali, già colpiti [come anche i cittadini di moltissime altre regioni – ndr] dalle misure adottate dalla Regione” per ripianare il debito, spiegano Claudio Di Bernardino e Gianno Nigro del sindacato, interpellati da Repubblica.

Se da una parte i ticket, che pagano tutti i cittadini al di là del reddito, scoraggiano i malati a rivolgersi al sistema sanitario nazionale/regionale, dall’altra sono un vero e proprio regalo a chi fornisce prestazioni sanitarie in regime privatistico. E questi, oggi, si stanno già attrezzando con tanta pubblicità. E così anche la salute diviene commercio, a scapito, probabilmente, della sicurezza.

Comments

  1. naoko

    Sono venuta dal Paese dove l’ospedale pubblica e quella privata non si differenzino quanto riguarda il pagamento per la prestazione. In Giappone i cittadini preferiscono a volte grandi ospedali pubblici anch se costa altrettanto perché spesso (ma non sempre) sono più attrezzati e hanno i medici migliori. So che questo mio commento possa provocare la rabbia di qualcuno, ma secondo me l’assenza della differenza nei pagamenti non significa semplicemente la commercializzazione delle prestazioni mediche – invece, può stimolare la concorrenza dei servizi tra gli ospedali pubblici e quelli privati … o almeno così funziona (o funzionava, abito in Italia dal 2002) nella mia patria.

    Per una che proviene dal Paese così, il sistema italiano sulla sanità è buono nel senso che offre i servizi spesso gratuitamente, ma sembra poco efficace. In Giappone se uno si rompesse un abbraccio, andrebbe in qualsiasi ospedale specializzato vicino e la lastra e la visita saranno immediate sia all’ospedale pubblico che a quel privato. Poi qui nell’ospedale pubblico spesso capita che si devono fare diverse analisi e per ogni analisi bisogna fare prenotazione e aspettare a volte qualche mese e nel frattempo la malattia potrebbe aggravare… Imvece, in Giappone tutto finirebbe anche in un giorno o al massimo in qualche settimana… Poi mi turba il fatto che molti medici dell’ospedale pubblico lavorano anche da privati e non è raro che questi ci indichino due prezzi diversi a seconda della necessità della ricevuta…

    L’aumentare il prezzo di ticket in questo modo come si fà nel Lazio non sembra giusto, ma forse è arrivato il momento in cui bisogna rivedere l’intero sistema sanitario italiano.

  2. Cryseide

    Sono una biologa e lavoro in un laboratorio di analisi privato convenzionato in Friuli Venezia Giulia; con l’introduzione del nuovo super ticket di 10 € a ricetta ci troviamo in effetti nella situazione in cui fare analisi privatamente è più conveniente che pagando il ticket, specialmente se le tariffe private del laboratorio sono molto simili a quelle del servizio pubblico.
    Mi sembra però una provocazione esagerata affermare che questo possa portare a rischi per la sicurezza, in quanto i laboratori di analisi sono soggetti a rigorosi controlli di qualità, specialmente quelli accreditati. oltretutto un laboratorio convenzionato è pur sempre un laboratorio privato ed è quindi libero di poter applicare una tariffa privata ad una specifica richiesta dell’assistito, quindi non vedo alcun motivo per cui dovrebbe esserci una crisi del settore.
    Personalmente ritengo ingiusto l’aumento del ticket per ogni ricetta indipendentemente dalla tipologia di esami e dal reddito dell’assistito, ma se davvero lo scopo della manovra è scoraggiare l’accesso al servizio pubblico allora ha una spiegazione logica, per quanto assurda…

    • Cryseide, nel mio articolo (forse non mi sono spiegato bene) facevo riferimento alle strutture private non convenzionate come potenziale rischio di diminuzione della qualità della salute. Ho lavorato per un anno come cronista di sanità e salute, conosco bene l’ambiente…

  3. Naoko, la concorrenza tra privato e pubblico non può esserci per un semplice motivo: i ricchi, in Italia, quasi sempre fanno riferimento a strutture private perché ritenute di migliore qualità, e perché nel pubblico non c’è nessuna logica concorrenziale. Innalzare i prezzi del pubblico significa solo far pagare questa crisi solo e soltanto ai poveri, una tassa fissa senza distinzione di reddito

  4. Alessandro Noto

    Per favorire la comcorrenza reale e virtuosa fra pubblico e privato, in sanità, bisogna separare le carriere dei medici. Chi lavora nel pubblico, non può lavorare nel privato. La Bindi ci aveva provato, ma l’hanno fermata e nel Paese dei conflitti d’interesse perenni, la cosa non mi stupisce.

  5. VANNA1947

    Ora secondo me bisogna imparare a diventare grandi, ed ognuno nel suo piccolo fare qualcosa. Tipo, non invadere i pronti soccorso con tanti codici bianchi!!!

  6. Ale Anto84

    Un esame di laboratorio costa meno nel privato che con l’assistenza sanitaria, a causa dell’esoso ticket di 14 euro che si deve pagare, nel Lazio, per ogni ricetta.
    Per esempio un esame delle urine, che in privato a me è costato circa 8 euro, se fatto con la richiesta del medico mi sarebbe  costato  circa 2 euro + 14 per la ricetta. Sottolineo inoltre che non c’è nessuna trasparenza per cui si viene a conoscenza dei costi delle due opzioni, pubblica o privata, solo per casuale esperienza personale. Purtroppo non tutti gli esami sono superflui, alcuni sono assolutamente necessari .
    A danno di chi deve assolutamente sottoporsi ad un esame e non conosce queste  intenzionali omissioni.
     
    Lo scopo è evidentemente quello di scoraggiare il maggior numero possibile di esami richiesti col SSN.
    Ma mi chiedo: come mai i privati riescono a guadagnare con costi minori di quelli del SSN? Come mai conviene non dare prestazioni col SSN,  piuttosto che farle pagare un po’ meno che nel privato, in maniera concorrenziale?
    Forse si vuole solo favorire la sanità privata? Forse non c’à la capacità di gestire le entrate, nonostante i sostanziali tagli sul personale?Certamente tutto ciò è a danno della salute e delle tasche dei cittadini.
     Ammessa la necessità di contribuire in maniera maggiore alla spesa sanitaria, non sarebbe più opportuno e giusto, invece di imporre un ticket fisso di 14 euro per qualsiasi esame, proporne uno che sia proporzionato in percentuale al costo dell’esame richiesto, al fine di non arrivare a queste inique condizioni?
    Ammessa la necessità di contribuire in maniera maggiore alla spesa sanitaria, non sarebbe più opportuno e giusto, invece di imporre un ticket fisso di 14 euro per qualsiasi esame, proporne uno che sia proporzionato in percentuale al costo dell’esame richiesto, al fine di non arrivare a queste inique condizioni?

    • Lioyv

      Peccato che purtroppo non si conoscano mai i prezzi reali degli esami di laboratorio nelle strutture pubbliche. Evviva la trasparenza!! Anche nei bar c’è esposto il prezzo del caffè e del cappuccino. Invece nei laboratori pubblici prima paghi e poi sai quanto costa, ma ormai….

  7. alba

    @
    Paolo Ribichini

    concordo con Cryseide: quanto ai rischi relativi alla sicurezza, nell’articolo non hai spiegato bene le differenze tra privato tout court (bisognoso di maggiori controlli) e privato convenzionato (sottoposto a controlli) facendo di tutta l’erba un fascio.