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Diritto di critica | November 26, 2021

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"Non pregate Allah per le strade di Parigi" - Diritto di critica

“Non pregate Allah per le strade di Parigi”

Libia e Islam. Qui si gioca la rielezione di Nicolas Sarkozy. Dagli schermi tv e sui tabloid sparisce la moglie Carla Bruni. L’attenzione è tutta su di lui. Prima vola in Libia e promette di aiutare i ribelli a catturare Gheddafi, poi torna in patria e il governo francese annuncia: “gli islamici non potranno più pregare in mezzo alla strada”. In nome del laicismo di Stato. Ma soprattutto in nome della sicurezza.

Basta con la preghiera in strada”. Il ministro degli Interni Claude Guéant, un falco del partito di governo, molto vicino alle posizioni del Fronte Nazionale di Le Pen, annuncia una campagna laicista contro la preghiera in strada. A sei mesi dall’introduzione del divieto di indossare il velo integrale nei luoghi pubblici, come il burqa e il niqab, Guéant annuncia, dopo un accordo con i rappresentanti della comunità musulmana, che sul territorio nazionale è scattato il divieto di preghiera nelle strade di Parigi. Si tratterebbe di un problema di ordine pubblico. Infatti, il divieto dovrebbe mettere fine ai raduni di preghiera del venerdì in alcuni quartieri di Parigi. “Potremmo anche spingerci fino all’uso della forza, se necessario”, spiega il ministro. “Vigilerò con attenzione perché la legge venga applicata. Pregare per strada non è degno di una pratica religiosa e contravviene al principio di laicità”, conclude. Tuttavia, per i musulmani il governo ha previsto la concessione di un’ex caserma dove i musulmani potranno inginocchiarsi in direzione di La Mecca.

Recuperare sui socialisti. La destra francese tenta il tutto per tutto per recuperare uno svantaggio considerevole. A maggio si vota e attualmente il 56% dei francesi vorrebbe socialista, in testa François Hollande, a seguire Martine Aubry. E come in Italia, la destra decidere di giocare sul campo della sicurezza e dell’inflessibilità.

Giovani delinquenti ri-educati in caserma. Sarkozy, quindi, di fronte ad un’economia che traballa, ha deciso di giocare il suo migliore asso nella manica. Alla vigilia del suo viaggio in Libia, ha annunciato un progetto di legge per la realizzazione di nuove carceri con un aumento di 30mila nuovi posti entro il 2017. E, di fronte all’aumento della violenza giovanile, Sarkò ha annunciato l’introduzione di un servizio civile nelle caserme per i giovani che hanno avuto problemi con la giustizia. Si tratta di un’opera di “ri-educazione” di tipo para-militare. Ma riuscirà realmente a recuperare il grande svantaggio?