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Diritto di critica | June 14, 2021

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Brunetta: "Stop ai certificati. Anche a quelli antimafia". Maroni lo boccia: "Indispensabili" - Diritto di critica

Brunetta: “Stop ai certificati. Anche a quelli antimafia”. Maroni lo boccia: “Indispensabili”

«Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione. Perchè famiglie e imprese devono fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta certificato antimafia. Basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi. Ci sono tante riforme che non costa niente ma che producono crescita». Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione (Pa), Renato Brunetta a margine della presentazione del nuovo logo della Pa. «Vendere, vendere, vendere – ha insistito il ministro – tutto il capitale morto che purtroppo ancora insiste nel nostro paese: dagli asset pubblici, mobiliari e immobiliari, case, caserme. Vendere tutto quello che non serve e non è strategico. E poi – ha continuato Brunetta – la semplificazione e la comunicazione. Perché mai le imprese e le famiglie devono ancora fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta al Durc, basta ai certificati antimafia, basta ai pacchi di certificati che un archirtetto deve presentare se vuole partecipare a un concorso. Basta a tutto questo. Si possono fare tante riforme che non costano e producono crescita». Infine il ministro ha detto: «Vendiamo il patrimonio pubblico non produttore di ricchezza, pensiamo alle public utilities: luce, acqua, gas, trasporti, spazzatura, tutte quelle società che sono al 99% di proprietà degli enti locali e che spesso sono inefficienti».

Fin qui i virgolettati di Brunetta ribattuti dalle agenzie, una notizia che – se fosse confermata – farebbe tremare i polsi a molti imprenditori italiani. Quelli onesti. Già perché i vari clan che da sempre reinvestono nelle aziende “legali” i soldi della droga, dei rifiuti, del traffico di armi, dell’usura e di chissà cos’altro, avrebbero un certificato in meno – il più odioso – da ottenere: quello antimafia. Poco male, dirà qualcuno. Già, peccato che se di una semplice attestazione si tratta, è il segnale inviato dalla politica ad essere sbagliato.

Dal ministero intanto spiegano che “la proposta normativa è in fase di avanzata elaborazione e attraverso una serie di modifiche ‘chirurgiche’ al Testo unico sulla documentazione amministrativa del 2000 farà compiere un notevole salto di qualità nella regolamentazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese. Le amministrazioni certificanti – proseguono – dovranno individuare un ufficio responsabile per tutte le attività volte a gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o l’accesso diretto alle informazioni da parte delle amministrazioni procedenti. E’ lecito ritenere che le stringenti disposizioni di questo ‘pacchetto’ consentiranno di portare a compimento il cammino intrapreso dal 1997 con le prime norme sull’autocertificazione”. La norma chiamata in causa prevedeva che si potesse ricorrere all’autocertificazione, in luogo di quella della procura, nei casi di contratti relativi a lavori o forniture dichiarati urgenti e di provvedimenti di rinnovo conseguenti a provvedimenti già disposti. In pratica si autocertifica che non si è mafiosi. Chi affermerebbe il contrario?

Scettico il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso: “Il ministro Brunetta è sempre molto originale – ha detto – stop ai certificati antimafia? Faccia una proposta di legge, la valuteremo. E’ stato da poco approvato il Codice antimafia – ha aggiunto – che tra l’altro disciplina in modo molto rigoroso tutta la certificazione antimafia. Se il ministro aveva qualche osservazione da fare poteva farla in sede di Consiglio dei ministri”. Al momento, comunque, “è inutile fare polemiche sterili – conclude – e non è mia abitudine prendere posizione su cose campate in aria”.

A smentire l’ipotesi avanzata da Brunetta, nel pomeriggio è stato però il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni: ”La certificazione antimafia non può essere modificata perché è uno strumento indispensabile per combattere la criminalità organizzata”. Il governo, ha proseguito Maroni, “ha appena approvato il Codice delle leggi antimafia che ha riscritto la normativa sulla certificazione antimafia per renderla più efficace e rapida, venendo incontro anche alle richieste del mondo delle imprese”.

E mentre le società oneste e regolari spesso arrancano sotto i colpi della crisi economica, del calo dei mercati e degli ordinativi (vedi il comparto immobiliare), quelle gestite dalle mafie non hanno problemi di capitalizzazione e possono contare su entrate illimitate, frutto delle attività illecite. E sono le stesse società che spesso si presentano agli appalti proponendo prezzi irrisori, ai limiti del ribasso consentito. Se l’anticipazione svelata da Brunetta dovesse andare in porto e rientrare nel Dl Sviluppo, alle mafie si aprirebbero le porte degli appalti con ancora più facilità.

Comments

  1. Fabio A.

    Non capite? In questo modo i soldi sporchi verrano reinvestiti sul territorio, dando un’iniezione di benessere (sporco, ma benessere) dettato dall’aumento di posti di lavoro (magari pure qualcuno a tempo indeterminato, sai mai…) e quindi rinnovata fiducia nell’esecutivo da parte dell’elettorato conservatore&ignorante che non riesce a fare 2+2, e da parte dell’elettorato strafottente&criminale che sa fare benissimo 2+2 e gli va bene così.

    E tutto “senza toccare le tasche degli italiani”! ;-)

    Olé.

  2. Pippo

    Privatizzare ,privatezzare,così la casta arricchita comprerà per due centesimi quello che vale mille.Non ci saranno bisogno nemmeno dei certicati.
    Personaggi come questi ormai sono impresentabili.

  3. andrea

    Brunetta però ha ragione su una cosa, bisognerebbe semplificare tutto. ogni volta che viene fuori una normativa nuova ti domandano carte che magari hanno nell’ufficio di fronte e ti fanno perdere giornate intere a compilare moduli per nulla. Ma in uno stato che oramai non è piu fondato sul lavoro ma sulla burocrazia l’unica via di uscita è il fallimento e oramai ci siamo quasi. Per ora io vedo solo l’aumento del lavoro privato e a nero, di quelli che non hanno piu un posto di lavoro e cercano di sbarcare il lunario, per portare a casa la pagnotta

  4. Francesco

    Caro Brunetta lo sai che quando toccherà a te essere sepolto non beneficerai di una sepoltura degna di un essere umano, ma verrai messo in una scatoletta per fiammiferi e gettato in una cunetta?!

  5. pippo

    lo odio, lo odio e poi lo odio

  6. xy

    in quale libro paga è inserito questo impunito “nano malefico”? quello dello Stato Italiano o in quello della mafia? l’obiettivo di questo governo, se qualcuno non l’avesse ancora capito, è far rimanere il paese nelle mani della malavita!

  7. Biro

    Scusate,
    ma ho ascoltato l’intervista su sky e mi sembra abbia detto ‘Stop ai certificati… antimafia etc etc SE gia’ in possesso della pubblica amministrazione’

    Mi sembra in linea con quello che si dovrebbe chiamare autocertificazione (legge Bersani mi sembra).

    Sbaglio ? Qualcuno ha ascoltato l’intervista o solo letto dei riporti ?

    Ciaoo

  8. Vale

    Tante belle parole, però mi piacerebbe proprio sapere quante ditte con collegamenti mafiosi sono precluse dall’ottenimento del certificato CCIAA Antimafia.
    Temo sia un numero simile alle dita di una mano, forse due.

    Perchè in tal caso le possibilità sono:
    1) in alcune zone del sud nessuna ditta ha l’antimafia e quindi non può partecipare ad appalti pubblici ( non dico perché necessariamente siano mafiosi, ma anche solo chi paga il pizzo non è idoneo a ricevere l’antimafia e quindi… )
    2) la mafia non esiste

    Escludendo il punto 2 per ovvi motivi e il punto 1 per esperienza lavorativa giungo ad una semplice conclusione: come al solito si va a parlare di qualcosa che purtroppo non si conosce fino in fondo, basandosi unicamente su quel che dice la legge: parametro piuttosto insufficiente, per quel che mi riguarda, visto le evidenti lacune che essa solitamente ha.
    Lacune che sempre più tristemente vedo come “dolose” e non “colpose”.

    Semplificando: sono anni oramai che ( in tanti campi, ma soprattutto nell’edilizia ) tantissime ditte “madre” aprono delle srl o simili create unicamente per far fronte a questo o quel cantiere/contratto…intestate a parenti, amici, dipendenti, donne delle pulizie o vicino di casa.
    Il fatto che la “madre” sia la succursale di Cosa Nostra purtroppo ha quindi un peso negativamente nullo sulla funzionalità delle altre aziende a essa “collegate ma non collegabili”, ma positivamente enorme per quanto concerne disponibilità finanziaria, forza lavoro e agganci.

    Il vero problema nel mondo degli appalti pubblici è la maniera in cui vengono condotte le gare e spesso pure gli stessi nelle varie fasi di pianificazione ed esecuzione…è difficile mettere personale serio e competente ad eseguire controlli, più semplice istituire commissioni e numerini ( ultimi i fantastici CIG e CUP, utili solo a far perdere tempo alle aziende serie ) che si limitano a guardare carte e cartine.

    Certificati CCIAA con la dicitura Antimafia posso stamparne 10 al giorno per ogni azienda, se dall’altra parte l’ente non controlla la bontà di questi; stessa cosa dicasi per DURC, POS ( farlo e non rispettarlo è il caso più frequente ), autocertificazioni di organico e numeri di iscrizione INPS/INAIL/Cassa Edile, patentini per l’utilizzo di mezzi e così via.
    Non è con le sole carte che si manda avanti un Paese e nemmeno con un mero controllo della bontà di queste, ma col controllo della corretta osservazione di queste.

    È difficile, lo so…ma lavorare bene come fa la maggiorparte delle aziende italiane è sempre difficile, e si è sempre lì con la paura di aver sbagliato qualcosa e di essere bastonati dagli organi di controllo per ridicoli errori FORMALI, quando i mafiosi hanno riportato a casa miliardi di euro con lo scudo fiscale.

    Lo Stato avrebbe la forza di fare cose meravigliose, che qualunque azienda sognerebbe: triste vedere che si accontenta di galleggiare fra l’insufficienza e la semi-mediocrità coi nostri soldi, pretendendo pure di insegnarci a lavorare e arrogandosi il diritto di punirci quando sbagliamo in buona fede.

    Da parte mia, il certificato antimafia me lo faccio stampare ogni volta ottemperando a questa ennesima prescrizione ( piccola annotazione: identiche richieste per 500€ di lavori come per 500.000€…lascio aperte le valutazioni anche sull’oggettiva “sensatezza” di questo ), com’è giusto che sia…sorridendo tristemente quando penso che c’è chi è convinto dell’effettiva utilità di questo.

  9. Luigi Di Francesco

    Perchè, invece, non istituiamo il certificato antimafia per ministri e deputati?
    Nonchè il Qi per i ministri)