Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 18, 2021

Scroll to top

Top

Indignados: così i figli di papà incappucciati hanno rovinato le ragioni degli onesti - Diritto di critica

Indignados: così i figli di papà incappucciati hanno rovinato le ragioni degli onesti

Doveva essere il colpo di mano del Ministro dell’Interno, l’evento che lo avrebbe confermato agli occhi degli elettori leghisti e nel Carroccio e invece è stato un fiasco. Drammatico. A rimetterci è stata la Capitale e quelle forze dell’ordine poco prima sbeffeggiate dall’ennesimo provvedimento della Casta che tagliava i fondi – per l’ennesima volta – proprio alla sicurezza

Ammettere il fallimento è però difficile. E infatti il ministro non lo fa. Anzi, come si dice a Roma, “rivolta la frittata” e afferma che “solo grazie a un’equilibrata gestione dell’ordine pubblico si è evitato che ci scappasse il morto. Il rischio era concreto perché i violenti si sono volutamente fatti scudo del corteo”. Secondo il Ministro dunque le forze dell’ordine sono state capaci, competenti e sopratutto previdenti. Tutti sanno che così non è stato: pochi i controlli prima della manifestazione e soprattutto una pianificazione errata dei movimenti sul campo.

Fin dai primi passi del corteo, infatti, con le automobili date alle fiamme in via Cavour, si è capito che i violenti avrebbero avuto campo libero: le forze di polizia erano arroccate dentro piazza Venezia, nella convinzione di un possibile assalto. Ma il corteo ha tranquillamente sfilato davanti a una fila imponente di blindati posti a chiudere l’ingresso su via dei Fori Imperiali e ha raggiunto piazza San Giovanni. E proprio lì dove i controlli erano minori, si è scatenato il putiferio: bombe carta, utilitarie bruciate (non certo della Casta), una caserma in fiamme. I mezzi di Polizia e Carabinieri, a quel punto, hanno impiegato diverso tempo prima di arrivare a dar manforte ai colleghi. E la piazza è divenuta un’arena satura di gas lacrimogeno, con una manica di tardoadolescenti incappucciati che lanciavano sassi, urlavano slogan imbecilli e masticavano limoni. Senza sapere davvero contro chi o cosa lottassero ma per il puro gusto di spaccare tutto. La “lotta di classe” come la chiamavano urlando, consisteva nel dar fuoco ad automobili di cittadini comuni, nel frantumare marmi e divellere paletti da lanciare contro polizia e banche. 

A chi scrive è accaduto di incontrare uno di quelli che – maglietta verde con la stella a cinque punte – in piazza lanciava sassi e urlava “Berlusconi merda, politici merda”: tutto compiaciuto (avrà avuto sì e no sedici anni), seduto in metropolitana con gli amichetti, chiedeva di rivedere sull’IPhone “il video di quando scappavo, ero troppo bello con gli occhiali da sole e il fazzoletto”. E poi giù a ricordare la sassaiola e “le guardie”

Nella devastazione a cui tutta Italia ha assistito non c’era alcunché di politico. Se non l’idiozia pura di sentirsi liberi di devastare ogni cosa si incontrasse: bastava urlare contro banche, politici, supermercati. E poi lanciare.

Il tutto mentre la manifestazionequella veraè stata dimenticata, rimossa insieme alle sue sacrosante motivazioni, spazzata via dalla “lotta politica” di una manica di imbecilli attaccati ai soliti slogan “contro”. Incapaci di alcuna soluzione e menchemeno di proposte concrete. E così capitava di incontrare ragazze che si scagliavano contro le catene dei supermercati, dicendo che questi erano parte del male nel mondo. Di ascoltare liceali fomentati che rispondevano solo un “sì ma la politica è una merda!” a quanti gli facevano notare che in quel modo la manifestazione sarebbe stata strumentalizzata proprio dai politici contro cui si protestava. E poi giù a spaccare tutto.

I danni – secondo le prime stime – ammontano ad almeno un milione di euro. Che pagheranno madri e padri di quei “komunisti” intrisi di slogan, capaci solo di rovinare un corteo di persone oneste che – fino a quando hanno potuto – hanno lanciato appelli per isolare i violenti. Gli stessi che – in alcuni momenti – hanno inseguito proprio i “black bloc” e li hanno messi in fuga.

Sul terreno, sabato sera, restavano i segni di una città violentata, distrutta da figli di papà vestiti da komunisti – con la “k” – che si sono divertiti a distruggere tutto in nome di una fantomatica lotta politica e – a loro insaputa – hanno fatto proprio il gioco del Governo.

Comments

  1. patrizia

    NON a loro insaputa questi delinquenti hanno fatto il gioco del governo.

  2. Angie Lav

    http://www.youtube.com/watch?v=-12_MEQWh5E&feature=share  Questa è la indignazione che ho visto il 15 ottobre. Centinaia di migliaia di persone non violente a portare la propria voce e a dire basta a questo sistema. E i giornali parlano soltanto di 300 violenti che si sono INFILTRATI per boicottare una manifestazione pacifica contro il sistema finanziario delle banche che corrompono e ricattano i governi a discapito del 99% della popolazione cioè di tutti noi. BASTA! SIAMO INDIGNATI! NON ABBIAMO PAURA DELLE VOSTRE TRAPPOLE MEDIATICHE!!! L’INDIGNAZIONE NON SI FERMA CON LE BUGIE!!

  3. Vale

    Purtroppo non c’è solo la realtà di cui parla Angie Lav, che è sicuramente quella che riguarda il 99,9% della folla presente, gente che sicuramente aveva ottimi motivi per manifestare.
    C’è stata anche la realtà della delinquenza degli infiltrati, che parallelamente e approfittando dello “scudo umano” hanno potuto fare quel che volevano.

    Non arrivo a dire che i manifestanti avrebbero dovuto spaccargli le gambe ( anche se effettivamente sarebbe una unica cosa che si meritano certi delinquenti ), ma quei delinquenti dovevano essere isolati.
    Perchè finchè certa gente non capirà che la piazza che manifesta NON LI VUOLE, questa storia si ripeterà per sempre.
    E visto che capiscono solo un linguaggio, finchè non si inizierà ad usarlo non si risolverà assolutamente nulla.

    D’altra parte, finchè non ci saranno esponenti seri delle forze dello Stato, addestrati ad agire in modo rapido ed efficace, qualsiasi idiota con un pugno di sassi potrà far quello che vuole.
    La cosa triste è che sembra che tutto questo sia tollerato ( per non dire “voluto” ), perchè l’unica alternativa sta solo nell’eventuale incapacità dei coordinatori di chi deve fermare queste esplosioni di violenza sul nascere.
    Con la forza necessaria.

  4. Marco

    Nell’articolo mi pare si sia dimenticato di dire della quantità enorme di infiltrati protetti dalle forze dell’ordine che hanno creato scompiglio e devastazione e hanno fomentato la violenza dei ragazzi.

    IL PROBLEMA E’ CHE LO STATO ITALIANO HA VOLUTO LA VIOLENZA PER STRUMENTALIZZARLA.
     MARONI NON HA SBAGLIATO, HA FATTO PROPRIO CIO’ CHE VOLEVA FARE.
    SONO INDIGNATO DI ESSERE ITALIANO.

    • Anonimo

      mi manda qualche fotografia con questi infiltrati che fomentano e spaccano tutto? Grazie. Noi che c’eravamo abbiamo visto solo diciassettenni vandali. Attendo le sue prove, grazie.

  5. Claudio (Lentius66)

    Grazie, Emilio. In tutto questo frastuono mediatico, gonfio di retorica e di speculazioni, mi fa MOLTO piacere constatare che i giornalisti appassionati del proprio mestiere – come te, come voi di Diritto di critica – hanno continuato a raccontare i fatti, e a commentarli con lucidità.
    Se mi passi la citazione, mai come in questi casi è importante “distinguere per non confondere”, come dice don Ciotti.
    Complimenti e buon lavoro a tutti voi!

    • Anonimo

      grazie caro Claudio :)

  6. Birillo6797

    non capisco i benpensanti che vorrebbero cambiare le cose senza mai sporcarsi le mani…350000 firme raccolte da Grillo sono state completamente ignorate, i referendum vengono scavalcati e loro si domandano perchè la manifestazione è stata rovinata da qualche “ragazzino”. Sono i benpensanti che avrebbero dovuto prendere in mano la situazione e girare verso piazza Venezia e chiedere conto per la loro indignazione a quelli arroccati e difesi dai cani da guardia.
    Questo vale per tutti quelli, sindacati compresi, che aspettano che qualcun altro agisca al posto loro per accodarsi. Mi chiedo come si possa cambiare un sistema con le regole scritte e non dello stesso.