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Diritto di critica | October 26, 2021

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Morto Gheddafi. E ora? - Diritto di critica

Morto Gheddafi. E ora?

Muammar Gheddafi è morto. Che ne sarà ora della Libia? Oppressa da quattro decadi di regime, con una personalità ed una rete di potere capaci di oscurare il paese ed isolarlo dall’esterno, il paese nordafricano sta per iniziare un lungo e difficile percorso di ricostruzione. L’impresa non sarà facile.

Libia, un caso unico. Gli alleati occidentali si sono già occupati della stabilizzazione e ricostruzione di Bosnia, Iraq, Kosovo ed Afghanistan. Ma la situazione libica si presenta come un caso diverso e senza precedenti. Ha una popolazione appena superiore alla somma di quella bosniaca e cossovara, ma un territorio enorme superiore a quella di Iraq ed Afghanistan. Si tratta di uno Stato ricco, in cui l’economia non è stata particolarmente devastata dalla guerra e dalle sanzioni come invece avvenuto negli altri quattro casi.

Senza un passato democratico, più difficoltà. Il problema principale per una ricostruzione democratica del Paese riguarda la mancanza di un passato democratico. Da ex colonia italiana a paese governato per 40 anni da un unico uomo, ha avuto una breve esperienza monarchica. Così, il fattore politico rende la Libia un caso più difficile rispetto agli altri. È più omogenea dal punto di vista etnico, linguistico e religioso, anche se permangono le differenze tribali. La presenza della minoranza berbera, Amazigh, costituita dal 10% della popolazione, non rappresenta un ostacolo alla ricostruzione del Paese non avendo mai avanzato richieste di secessione. Le tribù libiche che hanno cooperato tra loro per la liberazione dal regime giocheranno un ruolo chiave nella fase post-conflitto. Da sempre governate da Gheddafi secondo la regola divide et impera, queste tribù non sono dotate però di un reale potere politico. Gli analisti, infatti, escludono la possibilità di un conflitto etnico-tribale che potrebbe intaccare l’identità nazionale come era in passato avvenuto in Bosnia, Kosovo ed Iraq. È probabile invece un conflitto sulla distribuzione del potere e delle ricchezze. Inoltre, per ora, non è prevista la presenza di una forza di pacificazione, un fattore determinante in Bosnia e Kosovo per consolidare la pace e per permettere la ricostruzione economica e politica.

Un processo lungo verso la democrazia. L’entusiasmo del popolo libico deve ora trasformarsi in pazienza e costanza che dovranno caratterizzare i prossimi mesi ed anni che la Libia si prepara ad affrontare. La Comunità internazionale deve intervenire applicando le lezioni imparate nelle precedenti esperienze, sapendo che la ricostruzione non darà risultati immediati ma sarà un processo lungo e complesso. La grandezza della Libia, la sua posizione geografica, il relativo benessere del paese ed omogeneità della popolazione costituiranno sicuramente dei fattori d’impulso per una transazione verso la pace e la democrazia. Tuttavia l’assenza di istituzioni di governo e di una società civile significano che il percorso da seguire sarà lungo e complesso.

Comments

  1. Anonimo

    Dal video mi é sembrata la cattura di Giovanni Brusca.

  2. Alessio

    Credo che non ci sia paese al mondo che non possa essere definito “un caso unico. ”
    Anche per il discorso della “mancanza di un passato democratico”, non e’ che “Bosnia, Iraq, Kosovo ed Afghanistan” fossero stati dei luminosi esempi di democrazia liberale. Come non lo erano nemmeno l’Inghilterra, l’America o la Francia prima delle rivoluzioni, d’altronde. Poi, parlare di differenza etnica in Libia e poi citare i Balcani e l’Afghanistan, dove la differenza etnica e’ quasi un pleonasmo, mi rende oscuro il senso stesso dell’articolo. Detto questo, e’ ovviamente vero che il ” processo di democratizzazione in Libia sarà lungo e difficile”. Ci mancherebbe altro, lo e’ stato in quasi tutti i paesi al mondo, dalla Grecia alla Francia, dall’Argentina all’India, dall’Italia alla Germania, dalla Spagna al Sud Africa. Dunque la Libia non sara’ probabilmente un’eccezione. Ma questa e’ una somiglianza tra la Libia agli altri paesi del globo, non una differenza. Dunque, di che “caso unico” stiamo parlando?

    • Emanuela De Marchi

      Alessio, ogni paese è un caso diverso agli altri e quindi unico. Sono la sua storia, la sua economia, la sua geografia, le sue esperienze politiche, le sue tradizioni culturali e sociali a renderlo tale. Per tutta questa serie di ragioni è immediatamente evidente e logico che la Libia è un caso unico. Se hai studiato queste cose, sai bene che non puoi fare il paragone con Italia, Francia  e Stati Uniti ecc. Il passato politico di questi paesi non è neanche lontanamente paragonabile a quello della Libia, davvero “inesperta” su questo fronte. Quanto alla  differenza etnica mi trovi d’accordo infatti l’ho scritto chiaramente nell’articolo. Io ho voluto comunque analizzare tutti aspetti ed i fattori fondamentali per capire come sarà il processo di ricostruzione del paese e da dove si dovrà partire.

      • Alessio

        Emanuela, ciao, grazie della risp e scusa per risponderti cosi in ritardo. 
        Dici: “ogni paese è un caso diverso agli altri e quindi unico. ”
        Giusto. E’ per questo, difatti, che mi chiedo le ragioni del scrivere “Libia, un caso unico” quando ogni paese e’ unico e, dunque, ovviamente, anche l’Italia, la Libia e la Svizzera lo sono, come tutti gli altri quasi 200 stati al mondo.

        Dici: “non puoi fare il paragone con Italia, Francia  e Stati Uniti ecc.”
        Non sono d’accordo. Dire che Tizio e’ unico non significa non poterlo paragonare a Caio. Ad esempio, posso dire che Tizio e’ piu basso di Caio, ma Caio ha 10 anni e credo che a vent’anni sara’ piu altro di Tizio.

        Detto questo, ovviamente concordo sul fatto che la “Libia [sia] davvero “inesperta””. E’ tanto inesperta quanto lo sono stati tutti i paesi al mondo prima di tentare di costruire sistemi politici piu democratici. Nel 1790 Edmunt Burke scriveva che la Francia non era culturalmente adatta alla Repubblica, ma che il sistema piu consono per quel paese era l’assolutismo monarchico. Secondo me si sbagliava. Non esiste paese piu o meno adatto alla democrazia. Ovviamente, per costruirla ci vogliono, piu o meno, decenni, secoli. Ma non credo esista popola al mondo che non gradisca la libertà di poter scegliere quale giornale leggere la mattina. Posso arrivare anche a sostenere che la Libia di oggi e’ molto piu preparata alla democrazia della Francia del 1789.
        Buona giornata. E scusa per il tono del precedente intervento, rileggendolo ora vedo che appare molto duro. Ciao.

  3. Jerry

    Altro che unico… La LIbia è un’invenzione dei Colonialisti. Non esiste come Paese e sarà un miracolo se resterà unita. Il cammino verso la Democrazia sarà impossibile perchè cadrà sotto il controllo degli Islamici che già parlano sulla unica legge in vigore “La Sharia” I responsabili dell’attuale Classe dirigente sono tutti ex delfini di Gheddafi o comunque trafficoni che sono scappati durante il regime del dittatore.  Quella Libica come quella Egiziana sarà un’altra primavera sprecata. Le elezioni in Tunisia non hanno portato nulla di buono, ma almeno il partito laico si è opposto ad una eventuale introduzione della Sharia.