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Diritto di critica | September 16, 2021

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Profumo, Tremonti e i poteri forti: quell'inchiesta che puzza di bruciato - Diritto di critica

Profumo, Tremonti e i poteri forti: quell’inchiesta che puzza di bruciato

L’ennesimo intreccio tra politica e finanza. Una bizzarra vicenda che per uno strano scherzo del destino lega Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. “Frode fiscale”. È questa l’accusa rivolta dai magistrati alla banca di via Cordusio e a Barclays. Indagato è lo stesso Profumo, che, in un’intervista pubblicata dal Corriere il 1° settembre, aveva annunciato il suo desiderio di “scendere in campo”. È bastato un mese e mezzo per essere messo fuori gioco dalla Procura di Milano. E rischia di trascinarsi nel baratro anche il ministro Tremonti.

Cosa c’entra Tremonti? Mentre il Tribunale avvia un sequestro preventivo per una somma pari a 245 milioni di euro, il nodo politico più importante è passato quasi sotto silenzio. Infatti, le operazioni bancarie tra Unicredit e Barclays, ritenute illecite dal sostituto procuratore Alfredo Robledo, avevano avuto parere favorevole dallo studio legale-fiscale Vitali-Romagnoli-Piccardi. Nulla di anomalo se non fosse che questo studio sia stato fondato proprio da Giulio Tremonti, il quale, nei periodi di pausa dalla politica, ha esercitato la sua professione lì fino al 2008. E proprio negli ultimi due anni in cui Tremonti ha lavorato in quello studio, sono avvenute le operazioni ritenute illecite dalla Procura di Milano.

Due piccioni con una fava. Le conseguenze politiche sono evidenti. Un ministro dell’Economia che ha sempre sparato a zero sulle banche e sui sistemi finanziari, oggi è vulnerabile come non mai proprio perché apparentemente invischiato in questa vicenda. Non solo. Fuori gioco è anche uno Alessandro Profumo che in molti danno in quota Pd e che nel partito di Bersani ritengono una buona alternativa per la poltrona di via XX Settembre, tra i primi sostenitori della patrimoniale ed oggi accusa di frode fiscale. Insomma, il vertice dell’economia italiana e il suo possibile successore in un governo di centro-sinistra o di unità nazionale sono sotto scacco. E mentre nel Pdl se la ridono, l’Italia dei Valori si prende tutti i meriti: “L’inchiesta della procura di Milano sulla frode Unicredit è nata da una nostra interrogazione parlamentare”, spiega l’onorevole Antonio Borghesi. “La presentai il 31 marzo 2009, denunciando un accordo tra Barclays Italia e Unicredit per un’operazione su valute estere per miliardi, capaci di generare un mancato pagamento di tasse per decine di milioni di euro”, ma da Tremonti, guarda caso, nessuna risposta.

Quelle strane ombre sull’inchiesta. La Procura di Milano nell’inchiesta si sta avvalendo della consulenza dello studio Maisto e associati, diretto concorrente dello studio Vitali-Romagnoli-Piccardi sulla piazza milanese. Perché? Un modo di operare, quello dei giudici, piuttosto anomalo visto che lo stesso Guglielmo Maisto, oltre ad essere concorrente di Tremonti, è un uomo vicino a Confindustria che si è più volte schierata contro il governo e contro il ministro Tremonti. Forse una pura coincidenza, ma è anche vero che non si può definire la vicenda come semplice frode fiscale. In ballo ci sono interessi politici che possono influire e non poco sulla figura che guiderà il Ministero dell’Economia per i prossimi anni. E ai magistrati si chiedono maggiori attenzioni.