Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | October 26, 2021

Scroll to top

Top

Il paese delle spose infelici, scoprendo la Puglia più vera - Diritto di critica

Il paese delle spose infelici, scoprendo la Puglia più vera

dalla nostra inviata Aida Antonelli

È un bel film l’opera prima di Pippo Mezzapesa, Il paese delle spose infelici, oggi in concorso alla terza giornata del Festival del Cinema di Roma. Il regista bitontino, classe 1980, realizza il suo primo lungometraggio dopo una gavetta che vanta numerosi cortometraggi e premi. Un curriculum di spessore che ha convinto la Fandango di Domenico Procacci a produrre una pellicola tutta pugliese, dal cast ai tecnici, all’ambientazione, all’atmosfera tutta che sottende alla vicenda narrata.

È una terra di lacerazioni profonde, bella e tormentata, dove fanno da contrasto le grandi ciminiere industriali e l’aria sporca che buttano fuori, nastri trasportatori e ringhiere di ferro, contro un mare blu e una campagna biondeggiante di grano. La povertà e il degrado di un piccolo paese del Sud alle porte di Bari, negli anni Novanta, fanno da sfondo all’amicizia tra Zazà e Veleno, due adolescenti con le vite agli antipodi: uno figlio della strada, che vive col fratello Graziano che è uno spacciatore e che lo utilizza spesso come corriere della droga; l’altro appartenente ad una famiglia borghese, benestante.

Ma si sa, certe ‘differenze’ non contano per i giovani, e per l’unione fraterna che viene a crearsi: Zazà e Veleno stanno diventando uomini e condividono tutto, completandosi a vicenda. Hanno gli stessi amici, gli stessi passatempi di ragazzi di provincia, che mordono la vita ma senza guida, rischiano di farsi male. Condividono lo sport, il campetto di calcio della Cosmica Football Club, e il loro coach è forse l’unico tra gli adulti a credere che il loro destino sia altrove, che inseguendo un sogno potranno fuggire da quella spirale di rovinosa rassegnazione che intacca inesorabile le vite di tutti. Devono volare, non importa se sollevando la polvere dei piccoli campetti di pallone di provincia: è Zazà la promessa del calcio, e la chiamata di un club importante potrebbe far svoltare la sua vita. E’ mister Cenzoum a crederci, a spronarlo. Devono volare questi giovani, attraversare quella coltre di polvere e fumo che sta coprendo la loro città, e riprendersi la loro possibilità.

Finché nella vita di Zazà e Veleno piomba – volando, appunto – la bella e misteriosa Annalisa, di cui tutti parlano. Ogni tanto la vedono sporgersi dal campanile della chiesa, è chiusa e taciturna, vive in una casa ai margini del paese, in stato dio abbandono, diroccata. Dicono abbia perso la testa dopo la morte del fidanzato, poco prima delle loro nozze. Per Zazà e Veleno è una folgorazione. Sono attratti da lei, dal suo mistero, dalla sua bellezza. Ragazzi in corsa per la vita che inseguono chi della vita forse, vorrebbe liberarsi.

Il paese delle spose infelici racconta questo incrocio di destini, e gli interpreti sono davvero bravi, genuini nella loro freschezza. Mezzapesa ha scelto i suoi protagonisti tra esordienti, tutti pugliesi, ad eccezione del personaggio di Annalisa (Aylin Prandi, attrice italo-francese già vista in Gianni e le donne).

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Mario Desiati (Mondadori). Accanto alla Fandango nella produzione ci sono Rai Cinema e Apulia Film Commission.