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Diritto di critica | May 18, 2022

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L'Italia strozzata dalla crisi, al Festival del Cinema di Roma arriva "L'Industriale" - Diritto di critica

L’Italia strozzata dalla crisi, al Festival del Cinema di Roma arriva “L’Industriale”

Questa crisi devastante ci distruggerà, se non ci rimbocchiamo le maniche”. Giuliano Montaldo, classe 1930, ritrova la sua vena impegnata e politica con L’Industriale, presentato ieri Fuori Concorso qui al Festival di Roma. “E’ un momento terribile e non solo per il nostro Paese, basta fare un giro nel nostro Nord Est e vedere quanti capannoni vuoti ci sono”, così il regista genovese ha spiegato alla stampa l’idea da cui è partito nello scrivere il suo ultimo film, interpretato da Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini e Francesco Scianna e Eduard Gabia.

L’esigenza era quella di dare un volto alla parola ‘recessione’: un concetto tristemente noto attraverso i giornali, che troppo spesso – punta il dito Montaldo e poi Favino – parlano di cifre, di numeri altisonanti, ma non della vita vera. Quella in cui le persone, che ogni giorno faticano per comprare pane e latte, si affannano senza sosta, stritolati dalle restrizioni economiche. “La stampa ci parla di quantità di soldi bruciati – ha detto il regista – ma non senza dirci mai chi è il piromane”.

Il soggetto è stato sviluppato da Giuliano Montaldo insieme alla moglie Vera Pescaroli, mentre la sceneggiatura è stata affidata alla penna di Andrea Purgatori, che ha sottolineato come “il lavoro sia un tema scottante di questo Paese, un tema che deve ritornare di appartenenza alle nuove generazioni, che io credo piene di paure ma soprattutto di valori”.  La storia si svolge a Torino (“La nostra Detroit”, l’ha ribattezzata Montaldo), e Favino è un’ industriale che strozzato dalla crisi cerca disperatamente di salvare la sua fabbrica coi suoi settanta dipendenti. Gli agi di una vita benestante si dissolvono e l’uomo si ritrova con i debiti da pagare, i suoi operai che gli chiedono rassicurazioni che non è in grado di fornire; e come se non bastasse, il suo matrimonio che vacilla, perché lui (Nicola) è sempre più distante da Laura (Carolina Crescentini). “Lei vorrebbe essergli accanto, lo vede svanire ogni giorno di più”, dice l’attrice, già diretta da Montaldo ne I Demoni di San Pietroburgo.

E il personaggio di Nicola/Favino? E’ un cinico, un perdente? “Nessuna delle due cose. Credo che Nicola sia una persona coraggiosa. Si prende le sue responsabilità e lotta. Come faccio io da attore 40enne, in un Paese dove siamo sempre esordienti”. E’ questa la sua lettura di questo momento cruciale.  E’ deciso Favino, risoluto nella sua consueta gentilezza. E quando gli fanno notare che la sua è stata un’interpretazione matura e consapevole, lui conferma che sì, è così, perché il suo protagonista Nicola ha i suoi anni, e come lui vive calato nella realtà difficile di oggi. “Il tema del lavoro mi è caro, del resto” – “il mio mi piace, e sono fortunato a poterlo fare. Ne usciremo solo se smetteremo di pensare al lavoro come prodotto, come profitto. Il lavoro deve tornare a dimensione d’uomo, portatore di valori, d’identità della persona”. Difficile districare il nodo della questione. In un tempo in cui – e il film lo mostra bene, senza sconti – le banche hanno un ruolo controverso, si aggirano imprenditori avidi e senza scrupoli, politici arroccati nelle loro torri d’avorio e avvocati come squali faccendieri, quale possibilità via d’uscita si può immaginare? “La mia generazione dovrebbe prendersi le sue responsabilità, smettere di considerarsi non adulta. Del resto – afferma con veemenza – se fossimo dei leoni avremmo già scalzato il vecchio capobranco”. Ci sono dei Paesi del mondo, ricorda l’attore, dove i 40enni e poco più sono primi ministri, attivi e partecipi della vita politica nazionale. Sarebbe un fatto culturale, insomma. D’ideologia.

L’ultima domanda è per il veterano del cinema impegnato italiano (Sacco e Vanzetti è un’opera che proprio quest’anno spegne 40 candeline, un compleanno importante), Giuliano Montaldo. Maestro, perché il suo film non è in concorso? “Non ho l’età, non ho l’età… – intona il regista, 80enne con energia giovanile e sapienza matura fuse perfettamente in un volto disteso e sereno – per i concorsi, non ho l’età…” . E conclude ringraziando i suoi attori e tecnici, per quella che definisce “un’esperienza bellissima”. “Di quest’esperienza ricorderò sempre il freddo pungente di Torino – abbiamo girato nei mesi di gennaio e febbraio – e il calore, straordinario, di questi meravigliosi compagni di viaggio”.

L’Industriale è prodotto dalla Bibi Film di Angelo Barbagallo in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno della Film Commission Piemonte. Verrà distribuito da 01 all’inizio del 2012.