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Diritto di critica | September 26, 2022

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La via cubana del governo Berlusconi - Diritto di critica

Siamo tutti un po’ cubani. Anche il nostro premier, Silvio Berlusconi, e tutta la sua corte di ministri, viceministri, sottosegretari e responsabili vari. Nell’Italia di oggi è ormai un vizzietto incallito. E lo si capisce leggendo la riflessione a firma della giornalista cubana, Yoani Sanchez, che sull’ultimo numero di Internazionale così racconta le conseguenze sociali e politiche dell’embargo statunitense in vigore dal 1962:

“Sull’isola crea una sensazione di assedio sfruttata dai leader cubani, che associano ogni forma di dissidenza a un atto di tradimento. Se la qualità del pane è pessima, se le buche per strada non vengono riparate, se gli autobus non arrivano in orario, tutto si giustifica con l’embargo del 1962 […] è vero che l’embargo ostacola la capacità commerciale e finanziaria del Paese, ma è anche vero che le autorità non possono più vivere senza la “bestia nera” dei limiti economici imposti dall’esterno. Nel frattempo undici milioni di persone cercano d’immaginare una Cuba senza embargo e un governo nazionale che non abbia bisogno di dare la colpa a terzi dei suoi difetti”.

A leggere Yoani Sanchez, il paragone con l’Italia di oggi e certa retorica “di governo” è immediato. Il nostro embargo si chiama a turno (spesso in contemporanea) “Europa”, “crisi economica internazionale”, “default greco”, “Merkel”, “Sarkozy”, “stampa estera”, “BCE”, “giudici”, eccetera. Mai “Governo italiano”. Nessuno che dica o ammetta i limiti dell’azione dell’Esecutivo: la colpa è sempre di qualcun’altro. Meglio se lontano e poco identificabile ma di cui comunque parlano tutti: la crisi economica internazionale, un concetto abbastanza vago da poter essere declinato in qualsiasi situazione. E sempre più grande delle presunte capacità di azione-reazione del nostro Parlamento, in modo da giustificare ogni sconfitta o decisione mancata.

Dopo vent’anni di immobilismo, riforme mancate, smozzicate e incomplete, dunque, l’Italia potrebbe presto infrangersi contro un embargo retorico fatto di parole, concetti, perifrasi e sinonimie da telecamera, utili a mascherare quotidianamente la realtà ma soprattutto le responsabilità dell’attuale esecutivo. Un meccanismo molto simile a quello per cui – una volta al governo del Paese o di una città – gli italiani si sono sentiti ripetere la tiritera del “buco di bilancio” lasciato dall’amministrazione precedente che avrebbe compromesso le possibilità di attuare riforme e programmi di sviluppo. La colpa – da anni – in Italia è sempre degli altri. “Nel frattempo – si potrebbe parafrasare la Sancez – 60 milioni di persone cercano d’immaginare un’Italia senza embargo e un governo nazionale che non abbia bisogno di dare la colpa a terzi dei suoi difetti”.