La via cubana del governo Berlusconi

Siamo tutti un po’ cubani. Anche il nostro premier, Silvio Berlusconi, e tutta la sua corte di ministri, viceministri, sottosegretari e responsabili vari. Nell’Italia di oggi è ormai un vizzietto incallito. E lo si capisce leggendo la riflessione a firma della giornalista cubana, Yoani Sanchez, che sull’ultimo numero di Internazionale così racconta le conseguenze sociali e politiche dell’embargo statunitense in vigore dal 1962:

“Sull’isola crea una sensazione di assedio sfruttata dai leader cubani, che associano ogni forma di dissidenza a un atto di tradimento. Se la qualità del pane è pessima, se le buche per strada non vengono riparate, se gli autobus non arrivano in orario, tutto si giustifica con l’embargo del 1962 […] è vero che l’embargo ostacola la capacità commerciale e finanziaria del Paese, ma è anche vero che le autorità non possono più vivere senza la “bestia nera” dei limiti economici imposti dall’esterno. Nel frattempo undici milioni di persone cercano d’immaginare una Cuba senza embargo e un governo nazionale che non abbia bisogno di dare la colpa a terzi dei suoi difetti”.

A leggere Yoani Sanchez, il paragone con l’Italia di oggi e certa retorica “di governo” è immediato. Il nostro embargo si chiama a turno (spesso in contemporanea) “Europa”, “crisi economica internazionale”, “default greco”, “Merkel”, “Sarkozy”, “stampa estera”, “BCE”, “giudici”, eccetera. Mai “Governo italiano”. Nessuno che dica o ammetta i limiti dell’azione dell’Esecutivo: la colpa è sempre di qualcun’altro. Meglio se lontano e poco identificabile ma di cui comunque parlano tutti: la crisi economica internazionale, un concetto abbastanza vago da poter essere declinato in qualsiasi situazione. E sempre più grande delle presunte capacità di azione-reazione del nostro Parlamento, in modo da giustificare ogni sconfitta o decisione mancata.

Dopo vent’anni di immobilismo, riforme mancate, smozzicate e incomplete, dunque, l’Italia potrebbe presto infrangersi contro un embargo retorico fatto di parole, concetti, perifrasi e sinonimie da telecamera, utili a mascherare quotidianamente la realtà ma soprattutto le responsabilità dell’attuale esecutivo. Un meccanismo molto simile a quello per cui – una volta al governo del Paese o di una città – gli italiani si sono sentiti ripetere la tiritera del “buco di bilancio” lasciato dall’amministrazione precedente che avrebbe compromesso le possibilità di attuare riforme e programmi di sviluppo. La colpa – da anni – in Italia è sempre degli altri. “Nel frattempo – si potrebbe parafrasare la Sancez – 60 milioni di persone cercano d’immaginare un’Italia senza embargo e un governo nazionale che non abbia bisogno di dare la colpa a terzi dei suoi difetti”. 

 

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress