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Diritto di critica | December 4, 2021

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Roma, chiude il Festival del cinema tra premiati e...polemiche - Diritto di critica

Roma, chiude il Festival del cinema tra premiati e…polemiche

di Aida Antonelli

Spenti i riflettori e arrotolato il red carpet del Festival Internazionale del Cinema di Roma. Il film vincitore, acclamato dalla giuria presieduta da Ennio Morricone e dal pubblico è stato Un Cuento Chino (Un racconto cinese), del regista argentino Sebastian Borensztein. Italia a bocca asciutta quindi, nessun riconoscimento alle pellicole presentate in concorso da Avati, Spada, Cotroneo, Mezzapesa. A questo propoposito Roberto Bolle, etoile di fama internazionale fra i membri della giuria, precisa: “I film italiani sono stati presi in considerazione e sarebbe stato un piacere premiarli, perché li amiamo, ma era molto difficile scegliere, abbiamo fatto una selezione tra quelli che ci avevano colpito di più, c’è stata una grande convergenza su alcuni titoli e quelli italiani arrivavano subito dopo”.

Una spiegazione che non è stata gradita da Pupi Avati, che alla rassegna capitolina ha portato la sua ultima fatica Il cuore grande delle ragazze, con Cesare Cremonini e Micaela Ramazzotti: in un intervista al Corriere della Sera, il regista bolognese ha lamentato “un prevedibile snobismo”. Ed ha aggiunto, polemizzando: “La giuria e’ come certi critici, c’e’ bisogno di distinguersi, devi parlare male del film che piace di piu’ e va premiato il film che nessuno ha preso in considerazione, e che esce, quando esce, in dieci copie. Ognuno ha bisogno di evidenziare il proprio ruolo. E poi, scusi, ma come si puo’ essere giudicati dai ballerini?”, riferendosi alla presenza in giuria di Roberto Bolle.

Polemiche a parte, Un Cuento Chino ha raccontato una storia incredibile che ha incantato pubblico e critica, alternando commedia ada tmosfere fiabesche e bizzarre.

Il premio alla migliore attrice è andato a Noomi Rapace per il film applauditissimo in Babycall, mentre quello per miglior attore a Guillaume Canet per Una Vie Meilleure, opera francese di Cedric Kahn che era dato tra i favoriti.

La cerimonia di chiusura di questa edizione 2011 è stata tutta, nuovamente, per Richard Gere. Il divo americano è stato salutato con una standing ovation ricevendo il Marc’Aurelio alla Carriera, che ha poi dedicato a tutte le persone che hanno lavorato con lui.

Al termine della serata, è stato infine proiettato il capolavoro (in versione restaurata) di Blake Edwards Colazione da Tiffany (1961), film cult con Audrey Hepburn, che proprio quest’anno spegne 50 candeline. Un filo rosso che unisce idealmente la celebrazione che Roma tributa alla splendida attrice con la mostra all’Ara Pacis a lei dedicata.