Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | May 13, 2021

Scroll to top

Top

La bugia della riforma elettorale: tutti la vogliono ma nessuno la farà - Diritto di critica

La bugia della riforma elettorale: tutti la vogliono ma nessuno la farà

La riforma della legge elettorale non era una delle richieste contenute nella lettera inviata all’Italia dalla Banca Centrale Europea (Bce) – sarebbe stato strano il contrario – e quasi sicuramente non rientrerà nelle priorità del governo Monti. Già dalla serata di sabato, infatti, il PdL ha subordinato il suo appoggio al governo tecnico al rispetto degli impegni presi con l’Europa: non una legge in più né un passo fuori dal seminato.

E’ evidente, dunque, che della legge elettorale non se ne parlerà almeno fino a gennaio, quando la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum. A quel punto, il governo tecnico potrebbe trovarsi a dover discutere con quei partiti disposti a tutto pur di conservare l’ultima parola sui candidati in lista: la Lega Nord di Umberto Bossi che sfrutterebbe il Porcellum per chiudere la partita interna con i maroniani, Pd e PdL per silurare chi non ha rispettato i diktat del partito in questi anni. Ipocrisie e retorica a parte, infatti, il Porcellum fa comodo a tutti. Anche alle sinistre, da sempre lacerate in correnti e fazioni rispetto ai più monolitici partiti di destra.

Scontato – di contro – l’esito del referendum sul Porcellum: a giudicare dal sentimento comune, i cittadini voteranno l’abrogazione della legge voluta da Calderoli e metteranno alle strette Parlamento e partiti, a quel punto senza più alibi. Eppure, se non verrà meno il ricatto con cui il PdL (e non solo) minaccia di tenere in scacco il prossimo governo tecnico, l’ipotesi più concreta è che si vada a votare con l’attuale legge elettorale (né sarebbe questo il primo referendum con un esito ignorato dai partiti). A mancare, infatti, sarebbe una maggioranza trasversale e coesa sul nuovo meccanismo del voto, da sempre una delle leggi più complesse e difficili da approvare anche con esecutivi forti.

«Non credo – ha detto ieri Walter Veltroni (Partito democratico) – che si possa chiedere a un governo» come quello che sta componendo Mario Monti «di svolgere questa funzione», la riforma elettorale spetta al Parlamento: «lì va trovato un punto di equilibrio». Come dire: in queste condizioni è un’impresa quasi impossibile. Di segno opposto la dichiarazione del segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che ha sottolineato come il prossimo esecutivo tecnico dovrà dare corso a diverse riforme: quella elettorale, quella dei regolamenti di Camera e Senato e quella per la riduzione del numero dei parlamentari. Sulla stessa linea di Veltroni, invece, l’ex ministro della Giustizia di Berlusconi, Angelino Alfano, che dall’Annunziata affida la patata bollente ai cittadini ma non certo al governo Monti: «la riforma elettorale non un è tema di governo, ma del Parlamento o dei cittadini, se la Corte Costituzionale darà il via libera al referendum».

Il presidente del Comitato per il referendum per i collegi uninominali Andrea Morrone e il coordinatore politico Arturo Parisi, invece, hanno chiesto al Presidente della Repubblica di non ignorare la volontà di un milione e 200mila cittadini e di far rientrare nel mandato del premier Mario Monti anche la riforma della legge elettorale.

Ma la questione – dopo l’approvazione del referendum – potrebbe non riguardare più né Napolitano né Monti: a fronte di un teatrino di partiti e segretari che invocano la riforma elettorale, il meccanismo sarebbe destinato a saltare in mancanza di una maggioranza trasversale che già oggi non esiste. E le elezioni sarebbero dietro l’angolo, con buona pace di tutti. Un porcellum.

Comments

  1. Jerry

    Emilio, una disamina corretta e spietata :)
    Ma poi, siamo veramente convinti che il vecchio sistema sia meglio? Non ci lamenteremo che nel Centro e nel Sud (ma anche in altre zone del Paese) ci possano essere troppi voti di scambio? Quanti eletti ci sono sembrati coinvolti in azioni non proprio limpide? e poi chi formula le liste e quanti deputati/senatori sono effettivamente conosciuti?  Solo con un serio dimezzamento del numero, l’abolizione delle Provincie e con il ridimensionamento dei consigli Comunali e Regionali potremo provocare un terremoto di legalità facendo mancare il sottobosco che fornisce il pane e companatico illegale ai Partiti.

  2. Devono sparire

    C’aveva ragione Fenoglio.