Yara Gambirasio, Meredith Kercher, Chiara Poggi: che fine hanno fatto le indagini?

Un noto avvocato penalista novantenne un giorno mi disse: “l’Italia è il Paese in cui chi è colpevole spesso viene scagionato e chi è innocente finisce in carcere”. Commentava l’ennesima – clamorosa -assoluzione. L’Italia – aggiunsi in quell’occasione – è anche il Paese delle inchieste frettolose, preoccupate di salvare la reputazione davanti alle telecamere. E’ il Paese dei tanti – troppi – casi irrisolti.

L’assassinio di Yara Gambirasio, di Meredith Kercher, di Chiara Poggi, di Sara Scazzi, solo per citare alcune morti che ancora invocano giustizia e lasciar fuori le stragi degli anni Settanta e Ottanta che in molti casi non hanno colpevoli né mandanti, l’elenco sarebbe troppo lungo. Per non parlare delle sentenze che fanno discutere, in alcuni casi poco limpide e affatto incerte. La prossima probabile assoluzione, ad esempio, potrebbe essere quella per l’omicidio di via Poma: a parte la chiacchiera da bar, è evidente che a carico di Busco gli indizi sono pochi e inconsistenti.

Dopo l’ennesimo omicidio senza colpevole – l’assoluzione di Alberto Stasi – uno dei “casi mediatici” più famosi degli ultimi anni, dunque, ci si aspetterebbe un cenno, una dichiarazione da parte dell’associazione nazionale magistrati o da chi per lei. E invece tutto tace. E per prima resta senza voce quell’oggettività necessaria e fondamentale con cui si dovrebbe guardare alla Giustizia. Complice certa retorica berlusconiana, ci si divide ormai in fazioni per andare contro i magistrati o – all’opposto – per santificarli, nell’incapacità politica di comprenderne gli errori e le mancanze che pure ci sono. Grazie a provvedimenti come le intercettazioni, il processo breve, quello lungo, e tutta la serie di leggi ad personam tentate e a vario titolo approvate, l’opinione pubblica è stata divisa in tifoserie: o con me o con Mammona. Proprio la Giustizia – intesa come complesso organico di forze dell’ordine e magistratura – andrebbe invece costretta a guardarsi allo specchio, senza sconti né scuse, e a riformarsi in modo serio.

Al governo Monti questa missione, da attuare con lo stesso rigore e concretezza con cui si è guardato alla manovra. Ne va del futuro dell’Italia.

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress