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Diritto di critica | December 4, 2021

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La Fornero annuncia: “la riforma del mercato del lavoro entro fine marzo” - Diritto di critica

La Fornero annuncia: “la riforma del mercato del lavoro entro fine marzo”

di Virgilio Bartolucci

Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è stata ospite nello studio di “Otto e mezzo”, di Lilli Gruber, alla vigilia dell’incontro con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. Ad accoglierla, oltre alla conduttrice, anche l’ex direttore de L’Unità, Concita De Gregorio. L’attesa, inutile nasconderlo, è forte, il lavoro è tema su cui il governo si gioca moltissimo in termini di credibilità in Europa e sui mercati. Il ministro è visibilmente concentrato, sembra quasi deciso a scrollarsi di dosso l’immagine della “fontana che piange” (il copyright è del sottosegretario Polillo) e della professoressa carente d’esperienza politica.

L’incontro inizia subito con una domanda tesa a farle dire o ammettere qualcosa. Tentativo inutile. Fornero esordisce aprendo favorevolmente al pool di esperti che il commissario europeo, Manuel Barroso, ha detto di voler inviare in Italia per aiutare il nostro Paese a spendere al meglio i fondi Ue concessi per creare occupazione. Un modo molto politico per non alimentare inutili tensioni con l’Europa e non creare imbarazzi al governo, evitando ogni polemica su quella che sembra essere a tutti gli effetti una forma di commissariamento, per quanto amichevole.

Il ministro inizia col mettere il tema del mercato del lavoro accanto ad altri prettamente economici: politica fiscale, tassazione, sgravi per le imprese, previdenza. Tanto per dimostrare che sul tavolo dell’esecutivo  non ci sono solo l’occupazione e l’articolo 18.

Paradossalmente – sembra di capire dal suo discorso – in un sistema politico debolissimo e in forte crisi di credibilità, un governo non eletto ha più potere e quindi può mettere mano a riforme strutturali e non ai semplici palliativi a cui siamo stati abituati dall’inconcludenza della seconda Repubblica. Questo significa avere un pensiero rivolto al lungo periodo, che fa da sottofondo all’uscita televisiva del membro governativo.

Il dibattito si scalda quando la De Gregorio chiede come sia possibile aumentare le assunzioni dei giovani a fronte di un’età lavorativa che si è allungata con la riforma delle pensioni. La prima risposta di Fornero non risulta molto convincente. L’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro non si contrappone alla riforma previdenziale che allunga l’eta lavorativa, ribatte il ministro.

E’ chiaro che il Paese era ad un passo dal baratro e il lavoro del governo è dovuto partire da un tema centrale come quello delle pensioni. Una riforma pensionistica che il ministro definisce equa, “bilanciata, perché spartisce il peso tra le nuove e le vecchie generazioni”. Il fatto che si lavori di più non significa che i giovani non possano trovare lavoro”.

Un argomentare che non dissipa tutti gli interrogativi, come fanno notare le due giornaliste, e allora il ministro si spiega meglio: “il lavoro non è una quantità fissa e immutabile al cui interno può entrare solo un certo numero di lavoratori, la quantità di lavoro può e deve crescere”. E il metodo per farlo si chiama flessibilità, o flexicurity, come è stata ribattezzata questa nuova concezione che punta a salvaguardare la persona più del posto di lavoro. In pratica la rivisitazione attualizzata di un concetto come la flessibilità, tuttaltro che popolare, simbolo della ricerca continua di un nuovo posto di lavoro. Negli ultimi anni, in Italia, la stragrande maggioranza delle assunzioni è avvenuta tramite contratti a termine ma nonostante questo la disoccupazione è cresciuta. Con una sorpresa: la prima causa di perdita del lavoro non è il licenziamento, ma la scadenza del contratto.

Oggi abbiamo una tipologia spropositata di contratti flessibili, decine di tipi diversi . “La flessibilità va regolamentata, guidata – afferma la Fornero –, in questi anni vi sono state grandi iniezioni di flessibilità non guidata”, che ha lasciato una grandissima parte di lavoratori privi di qualunque tutela.

Il ministro non si scopre quando le viene chiesto quale sia la forma definitiva proposta dal governo per arginare tale situazione. La miriade di contratti a termine può essere evitata disegnando una nuova struttura del mercato lavorativo con una serie di incentivi, o disincentivi, che spingano l’impresa ad assumere e la scoraggino dal passare costantemente da un lavoratore all’altro. Ciò potrebbe anche significare una serie di nuove agevolazioni per le aziende che assumono. Ma nulla è scontato. La stessa Fornero fa notare come degli sgravi fiscali per l’occupazione dei giovani sono già stati inseriti nel decreto Salva Italia. Per sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro bisogna tagliare la spesa Pubblica e, dopo le pensioni, il mezzo può essere solo la spending review, che va fatta a livello micro, tagliando gli sprechi ove possibile, vale a dire, ministero per ministero.

 L’intervista arriva al punto più caldo: il rapporto con le parti sociali.

Il governo vuole portare a casa la riforma dialogando e confrontandosi, ma – e qui il ministro sembra mettere l’accento – senza perdere incisività nella lotta alla disoccupazione giovanile, al precariato, anche contrastando i contratti subordinati mascherati, come, ad esempio, le false partite IVA. Le viene chiesto espressamente se la proposta Ichino è quella a cui più si avvicina l’idea del governo. “Ho imparato a non fare nomi e cognomi”, avverte il ministro che, comunque, definisce l’idea del contratto unico eccessivamente semplicistica, vista la mole delle differenti tipologie contrattuali esistenti, alcune delle quali resteranno in vigore.

Più che a Ichino, Fornero sembra vicina all’idea di Sacconi. Una delle ipotesi – dice, infatti -“è lavorare sull’ apprendistato” a cui, però, “dovrà corrispondere un apprendimento vero, in grado di qualificare il lavoratore”. Il titolare del dicastero non dice quanti anni dovrebbe durare questo contratto e ribadisce che la strada giusta è far pagare cara alle aziende la flessibilità. Solo un esborso maggiore potrà far tornare ad assumere e disincentivare l’assunzione a tempo.

E si arriva, così, all’attesissimo articolo 18. Il ministro sembra voler tranquillizzare i sindacati: “chi oggi usufruisce dell’art. 18 può contare sulle tutele di cui gode”. Il problema, spiega il ministro, è che soldi pubblici per creare posti di lavoro non ce ne sono. Per questo – e ancor di più – diventa fondamentale rendere appetibile investire in Italia, operando una trasformazione del mercato del lavoro. Secondo Fornero l’Art.18 interessa particolarmente alle imprese. Non solo per poter licenziare – fa notare il ministro – ma perché le sentenze di reintegro arrivano tardi e magari quando le imprese già hanno speso in occupazione, senza sapere di dover spendere anche di più e in tempi rapidi.

 C’è ancora spazio per le battue finali, in cui Fornero non ci risparmia le cattive notizie.

I salari bassi sono il segno del declino del paese. E c’è poco da stare allegri, perché è difficile che i salari possano crescere: “siamo poco competitivi, non cresciamo e non crescono i salari”. E quindi anche le misure sull’occupazione daranno i loro frutti sul lungo periodo, in quanto – aggiunge il ministro – le aziende ora chiedono di licenziare più che di assumere”.

E si passa alla Fiat, che può e deve dare il suo contributo. “Voglio resti qui, competitiva e con l’orgoglio di aver dato e avuto tanto da questo paese. Ne parleremo con Marchionne”, osserva Fornero, che sul versante dei diritti è favorevole a dare maggior potere alle donne e di concedere il congedo parentale ai padri

Si chiude con la Gruber che stuzzica il ministro che non nasconde la testa sotto la sabbia ma commenta le frasi infelici a lei indirizzate dal sottosegretario Polillo. La  Fornero non ha voglia di ridere e le bolla come  frasi che “si commentano da sole, un po’ infelici”, liquida il ministro e poi annuncia: “la riforma del mercato del lavoro arriverà entro fine marzo”. Mancano due mesi, e siamo solo all’inizio…

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