Mario Monti e “la monotonia” del posto fisso

L’EDITORIALE – «I giovani devono abituarsi al fatto che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Tra l’altro, che monotonia il posto fisso. È meglio cambiare ma bisogna accettare le sfide», l’obiettivo del governo deve essere quello di «tutelare di più chi è schiavo del mercato del lavoro o non riesce proprio ad entrare».

Il problema, caro Presidente, non è la mancanza di un posto fisso ma la poca dignità delle occupazioni precarie. A stonare nel suo discorso è quell’unica espressione – “devono abituarsi” – quasi si trattasse di un vezzo, di un capriccio tardoadolescenziale dei ventenni e trentenni italiani. Le sfugge forse che i giovani già da anni si sono abituati a qualsiasi tipo di posto precario. E di solito si tratta di un’occupazione talmente sottopagata che ben poco si addice al concetto epico della “sfida” di cui Lei parla. Un lavoro che possa dirsi tale, infatti, anche se precario, è ben retribuito e soprattutto assicura una certa continuità pur nel cambiamento. La “sfida” di cui sopra, invece, oggi è una giungla di contratti e contrattucoli vari che tolgono qualsiasi certezza a quei giovani che dell’articolo 18 tanto caro ai sindacati non usufruiranno mai. Nonostante i suddetti Cgil, Cisl e Uil si riempiano ad ogni piè sospinto la bocca con la parola magica: “precariato”. Tanto che su Facebook è stata subito creata una pagina per raccogliere quanti quella monotonia forse la vorrebbero.

E Lei ha ragione quando dice che «l’Italia dispone di capitale pubblico ma dispone di grande capitale umano che non sempre è stato valorizzato», una risorsa però troppo spesso sperperata, sfruttata e poi gettata nel dimenticatoio, senza nemmeno la prospettiva di una pensione. 

Mi auguro dunque, caro Presidente, che la riforma del Lavoro da fare nei prossimi due-tre mesi sortisca davvero gli effetti sperati e che questo Paese riprenda a crescere in modo responsabile. Fino ad oggi, infatti, ad ogni riforma del lavoro ha corrisposto tutta una serie di escamotage da parte delle aziende per cui la flessibilità si è trasformata in sfruttamento e ricatto dei lavoratori. Con buona pace dell’articolo18.

Twitter@emilioftorsello

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress