L’EDITORIALE – «I giovani devono abituarsi al fatto che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Tra l’altro, che monotonia il posto fisso. È meglio cambiare ma bisogna accettare le sfide», l’obiettivo del governo deve essere quello di «tutelare di più chi è schiavo del mercato del lavoro o non riesce proprio ad entrare».
Il problema, caro Presidente, non è la mancanza di un posto fisso ma la poca dignità delle occupazioni precarie. A stonare nel suo discorso è quell’unica espressione – “devono abituarsi” – quasi si trattasse di un vezzo, di un capriccio tardoadolescenziale dei ventenni e trentenni italiani. Le sfugge forse che i giovani già da anni si sono abituati a qualsiasi tipo di posto precario. E di solito si tratta di un’occupazione talmente sottopagata che ben poco si addice al concetto epico della “sfida” di cui Lei parla. Un lavoro che possa dirsi tale, infatti, anche se precario, è ben retribuito e soprattutto assicura una certa continuità pur nel cambiamento. La “sfida” di cui sopra, invece, oggi è una giungla di contratti e contrattucoli vari che tolgono qualsiasi certezza a quei giovani che dell’articolo 18 tanto caro ai sindacati non usufruiranno mai. Nonostante i suddetti Cgil, Cisl e Uil si riempiano ad ogni piè sospinto la bocca con la parola magica: “precariato”. Tanto che su Facebook è stata subito creata una pagina per raccogliere quanti quella monotonia forse la vorrebbero.
E Lei ha ragione quando dice che «l’Italia dispone di capitale pubblico ma dispone di grande capitale umano che non sempre è stato valorizzato», una risorsa però troppo spesso sperperata, sfruttata e poi gettata nel dimenticatoio, senza nemmeno la prospettiva di una pensione.
Mi auguro dunque, caro Presidente, che la riforma del Lavoro da fare nei prossimi due-tre mesi sortisca davvero gli effetti sperati e che questo Paese riprenda a crescere in modo responsabile. Fino ad oggi, infatti, ad ogni riforma del lavoro ha corrisposto tutta una serie di escamotage da parte delle aziende per cui la flessibilità si è trasformata in sfruttamento e ricatto dei lavoratori. Con buona pace dell’articolo18.
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