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Diritto di critica | April 19, 2021

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La mafia nel comune di Sgarbi - Diritto di critica

La mafia nel comune di Sgarbi

Il documento – classificato come Riservato – sarebbe già sul tavolo del ministro dell’Interno Cancellieri. Si tratta del rapporto sulle infiltrazioni mafiose nel comune siciliano di Salemi, noto alle cronache per essere amministrato dal sindaco Vittorio Sgarbi.

Tutto parte – secondo le indagini – dall’ex deputato regionale Pino Giammarinaro, “imprenditore edile – scrive il Fatto quotidiano – con la “passione” per la sanità (pubblica) da quando per un lungo periodo e prima di entrare all’Ars nel 1991, fu presidente di una delle Usl siciliane, quella di Mazara del Vallo”. L’anno scorso a Giammarinaro sono stati sequestrati beni per 35 milioni di euro e proprio l’ex deputato sarebbe il vertice di pressioni che gli ispettori inviati nel giugno scorso dall’ex ministro Roberto Maroni avrebbero giudicato tipicamente mafiose.

“Gli ispettori – scrive ancora il Fatto – hanno certificato che Giunta e Consiglio comunale, i vertici della burocrazia, hanno subito pressioni e influenze nelle decisioni da prendere fuori da ogni contesto di democrazia e confronto, ma con un metodo tipicamente mafioso. Punto di partenza l’onorevole Giammarinaro”. L’ex deputato è stato comunque assolto dall’accusa di mafia rimanendo però un sorvegliato speciale.

La relazione evidenzierebbe poi consulenze pagate senza badare a spese e diversi decreti ingiuntivi per i conseguenti mancati pagamenti ai fornitori dell’amministrazione.

Secondo la relazione citata sempre dal Fatto, infine, “la presenza di Pino Giammarinaro – soprannominato dai suoi amici ‘Pino Manicomio’ – all’interno del Comune di Salemi era garantita da funzionari e politici”. E si tratterebbe del Segretario generale del comune e dell’ex direttore della Ragionieria, oltre ad alcuni assessori e consiglieri. E proprio l’influenza di Giammarinaro sarebbe stata all’origine delle dimissioni di un illustre assessore chiamato da Vittorio Sgarbi, Oliviero Toscani: “Giammarinaro – disse – partecipava e assumeva decisioni senza averne alcun titolo”.

 

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