Siria, un referendum più inutile delle bombe

“Sul terreno siamo ancora noi i più forti”. Il presidente Assad sembra crederci: intorno a lui migliaia di siriani fanno la coda alle urne. A Damasco il referendum è stato un successo, tra gente che esulta e caroselli di auto per strada. Ma è poco per dire che “il popolo ha deciso”. Al Nord l’Esercito bombarda ancora, si moltiplicano gli scontri tra ribelli e lealisti: l’opposizione boicotta il voto e, dove possibile, blocca i seggi. Ma non volevano la democrazia?

La scelta era minima. Andare a votare per la nuova Costituzione – con un sì, ovviamente – sapendo che è inutile. Oppure restare in casa a manifestare il proprio dissenso, sperando di farla in barba alla polizia. Pena, l’arresto. A Damasco c’era la fila ai seggi, macchine strombazzanti facevano il carosello in centro. Hanno votato in massa, un po’ per vicinanza fisica a Bashar, un po’ per paura. Anche ad Homs c’erano pochi dubbi: votare sotto le bombe era impossibile. E il Cns aveva dato consegna di non andare alle urne. Di qui gli scontri a fuoco tra ribelli e polizia nelle città di Hama, Deraa e Deir al-Zor, con 11 vittime in poche ore.

Perché votare (e non votare)? La Costituzione proposta da Assad è una truffa, cambia tutto per non cambiare niente. Sulla carta propone uno Stato democratico, governato da un Parlamento in cui diversi partiti si contendono la maggioranza. Ma l’illusione svanisce presto: il presidente continuerà ad avere il controllo esclusivo dell’esercito, i partiti a base religiosa sono vietati. Questo significa escludere i Fratelli Musulmani dalla competizione politica, costringendoli alla clandestinità. Con loro, restano fuori dal Parlamento milioni di siriani. Lo stesso vale per i curdi, dal momento che anche i partiti a base etnica o nazionalista sono vietati nel nuovo testo. E con loro anche gli islamisti riformatori, i giovani musulmani, i drusi e i cristiani.

Il referendum non apre nuovi scenari politici: è stato pensato apposta per chiuderne molti. Assad mira ad ottenere un plebiscito popolare che lo legittimi, da opporre agli strali occidentali, per poter proseguire con la sua “pulizia politica”. Senza grane.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.