C’erano una volta gli interinali. Stesse mansioni di un dipendente, con il rischio di non vedersi rinnovati da un mese all’altro. Unica consolazione alla precarietà, un salario orario leggermente più alto. Ora non più. Le agenzie interinali hanno lanciato una nuova proposta alle aziende: lavoratori ugualmente precari, ma che costano il 20% in meno di interinali e dipendenti. Sono gli “svantaggiati” – over 50, disoccupati da più di 6 mesi, disabili, etc – su cui si costruisce il nuovo vantaggio competitivo delle nostre aziende.
“Grazie all’art. 13, possiamo offrire fornitura di personale a costi particolarmente vantaggiosi rispetto ad altre forme di flessibilità”. Lo si legge sulla brochure commerciale di una delle più note agenzie interinali che operano in Italia. Tralasciando la forma, il contenuto è decisivo. Significa che l’agenzia sta offrendo alle aziende i lavoratori delle categorie svantaggiate, appunto indicate e regolate dall’art.13 del DL 276/03, a costi inferiori. Non solo rispetto agli altri interinali, in modo da compensare il gap tra un cinquantenne da formare e uno studente sotto i 25, ma anche rispetto ai dipendenti normali.
Botte piena e moglie ubriaca. Cade così l’ultimo baluardo del lavoro in somministrazione. L’incentivo ad assumere solo interinali svantaggiati è fortissimo, e abbatte ogni possibilità di assunzioni con contratti da dipendente. In alcune realtà, soprattutto dei call center telefonici, la svolta è già in corso. Gli interinali normali vengono sostituiti da quelli “svantaggiati” – c’è un boom di ultra 5oenni che si fanno spiegare il lavoro da studenti o ragazzi – e i lavoratori dipendenti scompaiono del tutto.
La denuncia parte proprio dal sindacato del settore, la Nidil-Cgil. “Tutto questo avviene in base alla Convenzione stipulata dalle agenzie interinali con Italia Lavoro (l’ex Ufficio di Collocamento) per l’applicazione della legge 276/03″, sottolinea il sindacato. “E’ una norma scarsamente applicata, che ora sta tornando alla carica come forma spregiudicata di business”. La novità infatti arriva dall’Europa: abbiamo da poco recepito la direttiva UE sul principio di parità retributiva/normativa tra somministrati e dipendenti.
E’ un’ottima norma, pensata per rendere uguali lavoratori che nel concreto svolgono la stessa mansione con gli stessi orari. Ma unitamente all’art.13, diventa una trappola. Gli interinali normali e i dipendenti verranno pagati 100 (quindi alla pari), mentre gli interinali “svantaggiati” verranno pagati 80. Le aziende già stanno rivoluzionando gli organici: l’handicap di questi somministrati speciali diventa vantaggio economico per l’impresa, che abbassa ulteriormente il costo del lavoro mantenendone l’assoluta precarietà.
Conclude Filomena Trizio, segretaria generale di Nidil: “Chiediamo la revisione di queste norme e l’abrogazione dell’art 13, oltre all’immediata abolizione della convenzione tra Assolavoro, agenzie interinali e Italia Lavoro”.