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Diritto di critica | January 29, 2022

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"Cucchi è morto di fame", Corte d'Assise ordina nuova perizia - Diritto di critica

“Cucchi è morto di fame”, Corte d’Assise ordina nuova perizia

Dopo 3 anni di dibattimenti, nessuno sa com’è morto Stefano Cucchi. le consulenze di accusa e difesa fanno a pugni. I pm non hanno dimostrato il rapporto tra lesioni e morte di Stefano; la difesa assicura che il ragazzo era malnutrito e “poteva morire anche a  casa sua”. Niente percosse, nessuna responsabilità per medici e secondini. La Corte d’Assise rinvia tutto e chiede una nuova perizia, mentre il processo si allunga.

Morto di Fame. “Stefano Cucchi morì per una malnutrizione severa, che giustificherebbe anche le ecchimosi e gli ematomi”. Lo affermano i due coroner chiamati dalla difesa, convinti che il medico del reparto di Detenzione dell’Ospedale  Sandro Pertini “non è responsabile della morte”. Pezzo per pezzo, la loro perizia smonta le accuse: le fratture erano precedenti alla detenzione, i lividi sugli occhi semplici conseguenze della terapia anticoagulante. In definitiva, nè bastonate, nè percosse, nè sberle: Stefano è morto di fame perché sottopeso (37 chili contro i 62 ideali). Poteva capitare ovunque, ed è solo una coincidenza la morte in carcere. Così sostiene la difesa dei medici coinvolti.

Una consulenza totalmente incongruente con quelle fornite dall’accusa: i giudici non hanno potuto evitare la richiesta di una nuova perizia. “Questa decisione è il fallimento dei consulenti dei pubblici ministeri”, dice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. “Noi lo avevamo già detto un anno fa in udienza preliminare”. I rilievi sono numerosi, e confliggono con la tesi stessa dell’accusa, secondo cui tra le lesioni subite e la morte vi è un rapporto diretto. “C’è tanta amarezza per l’atteggiamento dei pm nei confronti di coloro che hanno causato la morte di Stefano”.

I giudici della Terza Corte d’Assise ci vanno con i piedi di piombo, una giustizia sommaria non conviene a nessuno: la perizia ordinata oggi rinvia di diversi mesi la chiusura della fase dibattimentale, e il processo rischia di dilungarsi fino a fine 2012. A quasi tre anni di distanza – Stefano fu incarcerato il 15 ottobre 2009 per possesso di hashish e morì il 22 ottobre nel reparto detenuti del Pertini – le verità si ribaltano, rafforzando la linea di Pilato: “non è colpa di nessuno”.