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Diritto di critica | June 26, 2022

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Muore al-Megrahi, i segreti di Lockerbie che non conosceremo mai - Diritto di critica

Muore al-Megrahi, i segreti di Lockerbie che non conosceremo mai

di Giovanni Giacalone

È morto a Tripoli Abdelbaset al-Megrahi, l’ex ufficiale dell’intelligence libica condannato per l’attentato al volo 103 della Pan Am, esploso il 21 dicembre 1988 sopra i cieli di Lockerbie, in Scozia.

Al-Megrahi aveva 60 anni ed era da tempo malato di cancro alla prostata. Arrestato nel 2001 e rinchiuso nel carcere scozzese di Barlinnie per poi essere trasferito qualche anno dopo in quello di Greenock, venne poi rilasciato nel 2009 per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. La sua liberazione generò malcontento tra i familiari delle vittime.

Il premier britannico David Cameron ha dichiarato domenica, durante il summit della Nato a Chicago, che al-Megrahi non sarebbe mai dovuto essere liberato. Tuttavia, secondo alcune fonti la liberazione dell’ex agente libico potrebbe essere stata parte di un accordo tra il governo britannico, il regime di Gheddafi e la British Petroleum,

Fonti dell’intelligence americana affermano che al-Megrahi avrebbe utilizzato la sua posizione di capo della sicurezza per la Libyan Arab Airlines come copertura per il suo lavoro di intelligence. Avrebbe così avuto la possibilità di viaggiare con identità multiple e falsi passaporti, eludendo i controlli.

Secondo gli investigatori la valigia contenente la bomba sarebbe partita da Malta la mattina stessa dell’attentato, su un volo Air Malta diretto a Francoforte; da lì sarebbe stata imbarcata su un volo Pan Am per Londra; i bagagli dei passeggeri provenienti da Francoforte e in transito verso New York sarebbero poi stati caricati sul volo 103.

A Francoforte la Pan Am non avrebbe seguito la procedura di sicurezza che accerta che ogni bagaglio sia effettivamente accompagnato dal corrispettivo passeggero e nessuno si sarebbe dunque accorto della misteriosa valigia. La bomba, munita di timer, sarebbe stata nascosta all’interno di una radio, a sua volta coperta con vestiti all’interno della valigia. Durante le indagini gli inquirenti sono riusciti ad individuare il tipo di timer utilizzato nell’attentato e a rintracciare l’azienda produttrice in Svizzera, la quale avrebbe ammesso di averne venduti una ventina ai servizi di intelligence libici.

Gli investigatori si sono successivamente spostati a Malta dove hanno individuato il negozio di Sliema presso cui l’attentatore avrebbe acquistato i vestiti utilizzati per nascondere la radio-bomba e i cui brandelli sarebbero stati ritrovati durante le indagini. La testimonianza del proprietario del negozio, Tony Gauci, che ha riconosciuto in al-Megrahi l’uomo che ha acquistato gli abiti e un ombrello nel suo negozio il 7 dicembre 1988, sarebbe risultata fondamentale per il processo e la conseguente condanna. Testimonianza fondamentale ma anche molto controversa in quanto il testimone sarebbe più volte caduto in contraddizione durante l’esposizione dei fatti. Inoltre, lo stesso processo formale di riconoscimento avrebbe subito alcune irregolarità in quanto Gauci avrebbe visionato su una rivista la foto di al-Megrahi prima del riconoscimento ufficiale.

Gli investigatori John Ashton e George Thompson hanno continuato a lavorare ed hanno raccolto numerose prove che rimettono in discussione la responsabilità di al-Megrahi, il quale però nel frattempo è morto portando via con sé la verità.

Il governo di transizione libico ha dichiarato la volontà di scoprire la verità sul caso di Lockerbie, come dichiarato alla Reuters dal portavoce dell’NTC Mohamed al-Harizy, ma le nuove indagini interne potranno partire solamente una volta che si sarà insediato il nuovo governo, dopo le elezioni di giugno.

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