La crisi in casa: boom delle famiglie (giovani) con disoccupato

Quattrocentomila nuovi disoccupati in 4 anni, 7 su 10 al di sotto dei 35 anni. I dati Svimez-Irpet parlano di 200mila famiglie colpite dalla disoccupazione, con almeno una persona in cerca di lavoro: è un boom clamoroso, pari ad oltre il 40% in tre anni. La crisi massacra i giovani precari, complice un welfare capace di tutelare soltanto il lavoro dipendente a tempo indeterminato – trascurando anche il Meridione.

I conti li fanno lo Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno, e dell’Irpet, Istituto di programmazione economica della Toscana, nel rapporto di previsione territoriale. Calcolano che la crisi ha prodotto almeno un disoccupato in 200mila famiglie, che si son viste dimezzate le entrate a parità di necessità. Si tratta nel 70% dei casi di giovani, under 35, tipicamente precari: tra loro moltissime donne, che cercano nel part-time la conciliazione casa-lavoro.

Non basta. Sempre tra i lavoratori più giovani si registra il peggior andamento dei salari: in 4 anni hanno perso il 10% del valore, contro il 3,6% degli “adulti” (tra i 35 e i 44 anni) e la sostanziale stabilità (-0,7%) dei veterani. Significa che proprio le nuove famiglie – quelle con il mutuo appena acceso per la casa, i figli in arrivo, le spese dell’indipendenza – si son viste decimare lo stipendio e dimezzare le entrate dal licenziamento.

A farla da padrone, nel sorteggio della disoccupazione, è il contratto. Il tempo indeterminato soffre oggettivamente meno, perché il nostro Welfare – ancora oggi, e nonostante la riforma Fornero – è pensato per i “vecchi”: per chi cioè ha lavorato diversi anni come dipendente, versato i contributi, etc. Restano esclusi oltre 305mila lavoratori precari – partite iva, co.co.co, co.co.pro. – che non hanno accesso alla mobilità e alla cassaintegrazione.

Nota interessante: non è il Sud a soffrire maggiormente, ma il Nord. L’accelerazione delle famiglie colpite da disoccupazione è stata +69% a settentrione, quasi 90mila nuclei su 200mila in 4 anni, contro il +27% a Sud. Ma al Nord gli ammortizzatori sociali funzionano meglio: il welfare riesce a ridurre del 27% la perdita di reddito reale imputabile alla crisi (con una media di 735 euro l’anno per famiglia), mentre al Sud la rete di sicurezza sociale non va oltre il 15%. Una famiglia media in Sicilia ha perso 880 euro l’anno negli anni della crisi.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.

7 commenti

  1. ma va’ l’ottanta x 100 il lavoro e al nord non ci vuole tanto a capire che la disoccupazione sta aumentanto di piu del sud

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