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Diritto di critica | May 18, 2022

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La riforma sanitaria di Obama, come la sentenza può ostacolare la copertura universale

La riforma sanitaria di Obama, come la sentenza può ostacolare la copertura universale

Salutata come la “riforma storica”, vero banco di prova della presidenza Obama, l’estensione della copertura assicurativa sanitaria a 32 milioni di persone potrebbe rivelarsi più difficile del previsto, nonostante la decisione della Suprema Corte. Esclusi ancora, circa 16 milioni di cittadini americani. La mancanza di copertura sanitaria spinge al rialzo le spese mediche di pronto soccorso. Diversi studi indicano che ogni anno migliaia di persone muoiono perché non hanno un’assicurazione (solo nel 2009, i decessi sono stati circa 45mila). I Democratici sono convinti che la “Patient Protection and Affordable Care Act”, più nota come “Obamacare”, possa salvare più vite umane, assicurare eguaglianza e giustizia in un sistema sanitario fallace come quello americano.

La scorsa settimana, la Suprema Corte aveva confermato, con la sorprendente decisione dei giudici (7-2 a favore), l’architettura di base della legge e che gli stati federali non debbano partecipare all’espansione del programma di salute federaleMedicaid”, rivolto alle famiglie con un basso reddito. Gli stati, che avevano deciso di non espandere i loro programmi di Madicaid, infatti, avrebbero perso i loro finanziamenti, ma la decisione della Suprema Corte ha ribaltato questa sentenza, affermando che la scelta non dovrebbe essere influenzata dai singoli stati. L’estensione della copertura sanitaria è stata pensata per circa 16 milioni di cittadini americani, circa la metà dei quali sotto la soglia federale di povertà (quest’anno 8.700 euro). La sentenza della Corte ha rimandato la decisione sull’estensione, viste le previsioni della legge di assicurare la popolazione con una copertura superiore al 90%.

Attualmente, il programma Medicaid si estende a circa 48 milioni di americani, pari al 16% della popolazione. Chi ne ha diritto, varia dal punto di vista geografico, con alcuni stati che sono ben al di sopra dei minimi federali. In quale misura il costo di uno stato è coperto dal governo federale varia dal 50 al 73%. A conti fatti, l’espansione dell’Obamacare è un buon affare per ogni stato. Il governo federale, inizialmente, pagherebbe il 100% delle spese, ma entro il 2020 diminuirebbe sensibilmente fino al 90%. Se ogni stato adottasse i nuovi standard di ammissibilità, il governo pagherebbe il 93% del costo totale (740 miliardi di euro tra il 2014 e il 2022). Le spese effettuate (iniezione di centinaia di miliardi di euro nelle economie locali di assistenza sanitaria) dal governo sarebbero compensate dai risparmi negli ospedali. La partecipazione, o meno, all’estensione del programma Medicaid, non è solo una questione di soldi. I Governatori repubblicani in tutto il paese, che avevano fortemente osteggiato la riforma di Obama, ora non possono scegliere di implementare la Medicaid.

L’ironia vuole che, in molti casi, siano sono Stati repubblicani “doc”, come il Texas (25%), ad avere alte percentuali di copertura assicurativa. L’ulteriore espansione potrebbe fornire una copertura a 1,5 milioni di abitanti poveri e iniettare circa 120 miliardi di dollari nell’economia nel giro di 10 anni. Progressisti ed esperti di politica sanitaria ritengono che la copertura assicurativa sanitaria si diffonderà nel paese, solo più lentamente, a causa della decisione della Corte Suprema. Nel frattempo, per gli oltre 9 milioni di americani completamente “scoperti”, non sembra esserci una qualche tutela sanitaria. I sussidi federali sono venduti separatamente, ma non sono disponibili per coloro che guadagnano tra il 133 e il 400% del livello federale di povertà.