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Diritto di critica | December 4, 2022

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Montepaschi vicina alla Statalizzazione? - Diritto di critica

Montepaschi vicina alla Statalizzazione?

La Banca senese è in tempesta. Ha dovuto sanare in meno di un anno buchi per quasi 4 miliardi di euro, rimpinguando un capitale al collasso, proprio mentre l’inchiesta sull’acquisizione Antonveneta imperversa. La raccolta di denaro, però, rischia di aprire le porte dell’Assemblea allo Stato: Montepaschi ha ottenuto 2 miliardi di euro in Monti-Bond, titoli di debito che – se non rimborsati – diventano automaticamente azioni. In mano al Tesoro. E forse è un bene.

Montepaschi “ha cambiato rotta” e avviato un piano industriale “in forte discontinuità con la gestione precedente”. Lo afferma il direttore centrale della Vigilanza di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, in audizione ieri al Senato. Le parole di stima per il lavoro di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola si sprecano, forse perché il Tesoro ha appena ottenuto un risultato storico: può rimettere piede nel settore bancario italiano, dal lato del CdA, senza passare per “nazionalizzazione”.

Il problema, ancora una volta, sta nei debiti, che per il presidente Mussari hanno prodotto nel 2011 perdite per 4,9 miliardi di euro. Mps ha dovuto far fronte alla crisi con una capitalizzazione massiccia, oltre 4 miliardi di euro, a cui si affiancano misure di “austerity” durissime: oltre 1500 dipendenti in esubero, taglio del 3% delle spese per il personale e 31 mila contratti di solidarietà, chiusura di un numero imprecisato (da 100 a 300) filiali. Restano intoccate, però, le voci di spesa per i maxistipendi dei manager e dei dirigenti. E la Fondazione Montepaschi, che ha perso in due anni un patrimonio di quasi 4 miliardi e 700 milioni per investimenti sballati e dispersivi, non può intervenire.

Lo Stato Salvatore. Il Tesoro ha accettato di finanziare la ricapitalizzazione della banca senese, ma con titoli speciali. I Monti-Bond sono a tutti gli effetti delle obbligazioni convertibili. La particolarità sta nel fatto che, se non verranno rimborsate a scadenza, diventeranno azioni ordinarie in mano al Tesoro. Con diritto di voto e di percepimento dei dividendi. Significa che il Governo potrà, attraverso il ministro dell’Economia, premere in Assemblea dei Soci per un Amministratore delegato o un’altro, per liquidare attività non essenziali e per determinare le scelte della banca.

Le controindicazioni, per la Banca, ci sono: “Un eventuale intervento diretto attraverso l’acquisizione di azioni sarebbe percepito come un vera e propria nazionalizzazione, avrebbe il rischio di produrre effetti depressivi sul prezzo delle azioni in circolazione, con un impatto rilevante non solo sugli attuali azionisti di controllo ma anche su investitori istituzionali e piccoli azionisti”. Insomma, meglio rimborsare ed evitare statalizzazioni, consiglia Signorini. Ma la speranza, a Palazzo Koch, è che ora l’azienda ragioni da “semistatalizzata” al servizio dell’esecutivo.

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