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Diritto di critica | November 25, 2021

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Taglio delle Province, nel Lazio sognano gli "Etruschi"

Taglio delle Province, nel Lazio sognano gli “Etruschi”

Tagliare le province. Enti inutili per definizione. Un costo notevole per uno Stato troppo grasso in un periodo di crisi come questo. Una sforbiciata che deve ancora vedere la luce: prima ci sono alcune incongruenze da mette a posto. Ma, dopo anni in cui abbiamo assistito alla nascita di tanti piccoli feudi, la strada della riduzione è oramai segnata.

Il Lazio “sconvolto”. Così sono partite le grandi manovre per salvare il salvabile. Nel Lazio, per esempio, si rischierà di vedere stravolta la cartina geografica, visto che potrebbero essere modificati non solo i confini provinciali, ma anche quelli regionali. La partita si sta giocando a Viterbo dove la prospettiva di essere accorpati con Rieti non piace affatto. Il sogno rimane sempre quello di creare una provincia degli “etruschi” (o semplicemente “provincia dell’Etruria”) che vada al di là dei confini dell’attuale Tuscia viterbese e che inglobi anche Civitavecchia, importante porto della Capitale in provincia di Roma.

Civitavecchia fugge a Viterbo. “Per il futuro di Civitavecchia meglio una provincia con Viterbo che l’area metropolitana di Roma”, spiega Pasquale Marino, dirigente del Pdl della città portuale. “Il riordino delle province deciso dal governo – aggiunge – offre un’occasione d’oro da non perdere per il comprensorio di Civitavecchia. Roma diventerà Città Metropolitana, Civitavecchia corre il rischio serio di essere risucchiata da questo nuovo ente, diventando di fatto un quartiere periferico della Capitale, senza più un comune proprio. La nostra città diventerebbe di fatto un municipio romano”. Quindi, per contare qualcosa, meglio gettarsi tra le braccia di Viterbo. È tutto un problema di proporzioni: Civitavecchia con i suoi 52 mila abitanti è più piccola di un quartiere romano, mentre con Viterbo i rapporti di forza sono ben diversi.

“Tanti vantaggi”. Secondo Marino, l’accorpamento “assicurerebbe una convenienza reciproca e avremmo una nuova Provincia: quella degli Etruschi. La proposta avrebbe il consenso dei territori interessati”. La nuova provincia avrebbe oltre 550mila abitanti. “Conterebbe il porto crocieristico più importante del Mediterraneo, con le potenzialità per diventare anche un grande scalo commerciale, avendo a disposizione enormi e idonee aree retroportuali”. Un perfetto connubio tra la Tuscia e Civitavecchia, secondo l’esponente del Pdl: le possibilità di integrazione con il tessuto culturale ed economico del retroterra sarebbero “enormi”. “Una Provincia che comprenda Civitavecchia e Viterbo sarebbe l’ipotesi più plausibile, in quanto i due territori hanno delle aree omogenee”, conferma Giammaria Santucci, assessore ai lavori pubblici della provincia di Viterbo.

Con Rieti soppressa, nasce la provincia dell’Etruria-Sabina? Ma questa provincia dell’Etruria, con i suoi 550mila abitanti che raggiungerebbe anche con l’assorbimento, come scrive il Corriere di Viterbo, di alcuni comuni umbri di confine, potrebbe non vedere mai la luce nonostante avrebbe le carte in regola. Il motivo riguarda la soppressione della vicina provincia di Rieti (un territorio che una volta apparteneva – fino al 1927 – alla provincia di Roma, ma che di fatto è storicamente legato all’Umbria). Il progetto che verrà discusso in Regione sembra indirizzato a creare nel Lazio tre macro-aree: una al nord, una al sud e la città metropolitana di Roma in mezzo. Così, la provincia degli “etruschi” si ritroverà unita, quasi sicuramente alla provincia di Rieti che, con i suoi 160 mila abitanti, non potrà sopravvivere alla spending review.

“Territori disomogenei e un problema di identità”. Così, potrebbe nascere la Provincia di Etruria-Sabina, con capoluogo Viterbo. Ma l’idea non piace a molti esponenti politici della Tuscia: “In questo caso non ci sarebbe alcuna omogeneità tra i territori. Ma non mi sembra che ci siano altre soluzioni a portata di mano”, spiega Santucci. Tuttavia, la battaglia si svolgerà in Regione dove Renata Polverini si batterà per ridurre al minimo le variazioni territoriali che, secondo alcune ipotesi, potrebbero riguardare anche i confini regionali. “Il nostro Paese non è il Dakota o il Nebraska e i confini delle province non possono essere ridisegnati in base ai meridiani o ai paralleli, tracciando con la squadra una riga sul territorio”. Ma oggi ha ancora senso parlare di identità legate ai confini provinciali?

Twitter: @PaoloRibichini