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Diritto di critica | December 5, 2021

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Sulcis, ora tocca allo Stato pagare

Sulcis, ora tocca allo Stato pagare
Orgosolo, Sardegna.

“Meglio 100 anni di latitanza che consegnarsi alla Miniera”. Murales di Orgosolo (NU), Sardegna.

A 373 metri di profondità, 33 operai sono seduti su una polveriera. 600 chili di esplosivo in mano ai minatori, tra una settimana disoccupati, che minacciano gesti pazzi se non si sblocca il salvataggio della miniera. Da Roma tutti – da Monti a Napolitanoesprimono solidarietà: ma nessuno vuol mettere mano alle casse. Ecco perché il Sulcis non s’ha da salvare.

Al centro della questione Carbosulcis c’è una centrale termoelettrica, promessa 13 anni fa e mai costruita. Un colosso energetico in grado di trasformare il carbone della miniera di Nuraxi Figus in corrente elettrica, ma a basso impatto ambientale: i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 nel sottosuolo lo consentono. Questa centrale elettrica dell’Enel garantirebbe la conservazione della miniera, dei 476 posti di lavoro della Carbosulcis – la svizzera Glencore è già pronta ad acquisirla – e della filiera estrattiva-industriale dell’Iglesiente, salvando una filiera da cinquemila posti di lavoro in una terra con il 20% di disoccupazione. Ma il governo Monti non vuole sborsare soldi per costruirla.

I fondi europei ci sono, 350 milioni di euro del Fas 2007-2013. Lo Stato, secondo il protocollo fissato con la Regione nel 1999 e prorogato, dovrebbe garantire 200 milioni di euro per 8 anni (totale, 1,6 miliardi di euro) sotto forma di incentivi – in pratica uno sconto sul costo dell’energia per chiunque vorrà costruire la centrale e comprare la miniera. E’ già successo con l’americana Alcoa, che è rimasta sull’isola a dar lavoro a 500 dipendenti (900 con il primo indotto) finchè il Governo ha garantito un prezzo dell’energia calmierato. Risparmio netto per l’azienda, 2 miliardi in 15 anni.

Per costruire la centrale e salvare il Sulcis, il Ministero per lo Sviluppo Economico deve decidersi entro lunedì 3 settembre e indire il bando d’appalto entro il 31 dicembre 2012. Ma il Mise vorrebbe dire no. Il vertice di oggi pomeriggio a Roma, presidiato da un nucleo di minatori della Nuraxi Figus, darà il verdetto.

Lo Stato dei tecnici ha dimostrato di saper prendere, attraverso le tasse e i tagli, per fare cassa. Ora deve dimostrare di saper dare, con un vero programma di politica industriale. Perché non basta decidere i tetti massimi di spesa, per salvare un Paese dalla crisi: è necessario investire, in modo mirato ed efficace, sul territorio. Anche ricorrendo al debito pubblico, se serve.

 

Comments

  1. daniele

    Sembra che la matematica sia una opinione: se solo lo Stato deve metterci 200 milioni annui per salvare 476 posti di lavoro conviene che dia 420.168 euro ad ogni dipendente della Carbosulcis per 8 anni e chiuda la miniera.