
La magistratura tedesca ha respinto l’eccezione di incostituzionalità del Fondo Salvastati, strumento considerato necessario per stabilizzare il debito sovrano dell’Eurozona e bloccare le speculazioni sui titoli di Stato Ue. Secondo la legislazione tedesca, infatti, il finanziamento del debito sovrano da parte della Bundesbank è vietato. La decisione dei giudici di Karlsruhe consente l’adesione della Germania al Fondo, con grande soddisfazione della Bce e un applauso plenario dei mercati – tutti in positivo all’annuncio della notizia. Ma la decisione della Corte tedesca va più avanti di un semplice sì, e pone una condizione tecnica: l’importo massimo è di 190 miliardi di euro (ovvero quelli attualmente chiesti alla Germania per aprire l’Esm), ogni aumento dovrà essere ratificato dal Parlamento tedesco.
La sentenza allenta le tensioni dei mercati e tra i paesi dell’Eurozona: lo spread tra bund e Btp è sceso a 343 punti, Francoforte, Parigi e Milano in rialzo fin da subito. Draghi e Barroso tirano un sospiro di sollievo, vedendo sventata la minaccia di una frattura interna alla Germania, e lo stesso Presidente della Commissione europea ne approfitta per strigliare i capi di governo europei “troppo rapidi a denigrare le decisioni da loro stesse prese in sede Ue”.
Ma l’aspetto più importante non è la caduta di un ostacolo burocratico alla creazione del Fondo Salvastati. Il vero risultato, per i cittadini europei, è il principio sancito dai giudici: è giusto creare gli strumenti per mantenere gli impegni di solidarietà economica tra membri dell’Eurozona, ma senza rappresentanza (e discussione) parlamentare non c’è diritto ad allargare i cordoni della borsa. Sono in ultima analisi i cittadini europei a finanziare il salvataggio degli Stati (e, troppo spesso, delle banche private che i governi decidono di salvare): aldilà del pragmatismo dovuto all’emergenza, è doveroso che siano loro, i cittadini, ad esprimersi su nuovi finanziamenti all’Esm.
Forse sarebbe meglio arrivare a prevedere meccanismi di votazione diretta, come il referendum: per quanto sembri impraticabile, sarebbe l’unica vera forma di legittimazione delle politiche economiche dell’Eurozona. Almeno sui principi di base. Per questo, senza un nuovo trattato europeo che avvicini i cittadini a Bruxelles, il rischio di disgregazione dell’Ue permane.