Dalle parole ai fatti la distanza è breve. È stato così nel ‘68, dove le proteste sono state sconfitte dal terrorismo. Oggi i tempi sono diversi, ma in una società dove il disagio sociale cresce con il peggiorare della crisi, il populismo – anche nelle sue forme più becere – attecchisce. E fa presa chi usa la violenza verbale per insultare tutti. Meglio quella che le mani. Solo che a volte lo sdoganamento di certi termini – e non ci riferiamo ai “vaffa” – può generare una reazione che va al di là della semplice dialettica politica. La vittima di tutto questo è quel “traditore” di Giovanni Favia, consigliere 5 Stelle in Emilia Romagna. “Va sgozzato in piazza”.
Le minacce a 5 Stelle. Favia ora ha paura. Lui che ancora non aveva assaporato la violenza dell’orda grillina, dei troll squadristi che abitano il web. C’è rimasto male; forse ha anche paura. E va dai carabinieri a denunciare qualche ignoto fascistello del web che magari fino a qualche tempo fa lo osannava sulla sua pagina Facebook. “Favia andrebbe sgozzato in piazza. Ancora in televisione, ancora ad intascarsi lo stipendio intero, ancora a credere a giornalisti, ancora a denigrare chi gli ha dato la possibilità di agire”, si legge in uno dei commenti giunti sulla sua pagina personale. “Quest’uomo di merda dovrebbe essere ammazzato per dare l’esempio. Esempio chiaro: chi si permette di comportarsi così va eliminato. Basta compassione e perdono. Questa gente è nostra nemica”. In un altro commento un altro anonimo rincara la dose: “Favia e Tavolazzi sono degli infami e dei traditori. Questa gente va odiata, sono i veri nemici del movimento”.
Quel silenzio colpevole. Povero Favia. Ma dov’era quando gli stessi attacchi giungevano ai giornalisti che raccontavano il MoVimento e ricevevano le stesse minacce? Era con quelle persone che insultavano e continuano ad insultare tutti coloro che non la pensano come loro. Ricorrente la frase: “Giornalai! Vi prenderemo a calci nel sedere. Presto vi dovrete trovare un nuovo lavoro”. Favia, il moderato dalla faccia pulita, rimaneva in silenzio. E come lui i tanti grillini che credono realmente nel cambiamento. Mentre Grillo continuava a dire “li spazzeremo via”. E poi insulti a Monti, Berlusconi, Napolitano, Bersani. Lì, dall’alto della sua Piazza Venezia virtuale. “Italiani!”, grida il capo. E sembra quasi sentirgli dire: “spezzeremo le reni alla Grecia”, epica frase di mussoliniana memoria. Quella memoria che non c’è nel paese dove regna l’ignoranza.
La macchina del fango. E sorprende che Beppe Grillo, di fronte agli attacchi violenti nei confronti di Favia, il suo ex pupillo – che tra le altre cose non ha mai attaccato il grande capo ma solo Casaleggio, il comandante ombra del MoVimento –, non dica nulla. Silenzio. Anzi, ecco pronta la macchina del fango, pronta a riversarsi contro lo stesso consigliere regionale. “Si vuole candidare con il Pd”, si leggeva qualche giorno fa sul sito del ducetto del web. Insomma, un traditore. Un messaggio chiaro rivolto alle squadracce del commento e dell’insulto libero, quelle che operano rigorosamente con il passamontagna in testa. Manca solo il moschetto e l’olio di ricino. Ma non manca molto. Allora forse solo davanti alla violenza, quella vera, quella che imbratta con il sangue le strade, Grillo desisterà e proverà a fermarli. Ma forse sarà già troppo tardi.