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Diritto di critica | December 4, 2021

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Dopo Malala, ora tocca a Hina. Quando i talebani odiano le donne

Dopo neanche due settimane dall’attentato contro Malala Yousafzai, la ragazzina pakistana gravemente ferita alla testa da un commando di talebani, un’altra studentessa finisce nel mirino degli estremisti islamici.

Le minacce. La famiglia di Hina Khan, originaria della Valle di Swat come Malala, ha ricevuto diverse minacce, l’ultima delle quali, una croce pitturata sul cancello della loro casa di Islamabad. Tutto ha avuto inizio lo scorso agosto quando la mamma di Hina, un’attivista per i diritti umani impegnata nel sociale, nonché membro di un movimento di emancipazione femminile, ha iniziato a ricevere telefonate minatorie, a quanto pare provenienti da un numero fisso nella zona di Peshawar.

La “croce” e la “colpa”. Il papà di Hina, Raitullah Khan, ha dichiarato a Dawn news che alcuni giorni fa, uscendo di casa, ha trovato una croce di colore rosso impressa sul cancello di casa ed ha provveduto a cancellarla pensando che si trattasse di una ragazzata; il giorno dopo però la croce era di nuovo lì. Poche ore dopo la famiglia ha ricevuto l’ennesima telefonata minatoria con cui veniva avvisata che Hina avrebbe fatto la stessa fine di Malala. La colpa di Hina, al di là del fatto di voler studiare, è stata quella di aver denunciato pubblicamente le atrocità dei talebani in una conferenza stampa.

Da Islamabad niente protezione. Il padre della ragazzina si è più volte rivolto alle autorità pakistane per ottenere protezione, ma le sue richieste sono cadute nel nulla: “Siamo praticamente ostaggi all’interno di casa nostra. Io voglio sicurezza per le mie tre figlie, due figli e mia moglie”. La famiglia è costretta, così, ad un continuo cambio di residenza nel tentativo di nascondersi dai talebani. Quei talebani che, spaventati ancora una volta da una bambina con i libri, dimostrano tutta la loro viltà.