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Diritto di critica | November 26, 2021

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Lo scandalo del doping travolge Armstrong. Via tutti i titoli vinti in carriera

Alla fine la vicenda si è conclusa nel peggiore dei modi. Lance Armstrong, vincitore di sette titoli del Tour de France, una delle più prestigiose corse ciclistiche a tappe del mondo, capace di sconfiggere un tumore al testicolo e ritornare in pista, dovrà restituire ciò che ha vinto nella sua carriera. Dopo lo scandalo doping, i grandi marchi hanno rescisso i contratti che vedevano il ciclista texano come testimonial. Si è parlato di un tipo di doping che non è facilmente rintracciabile. L’Uci, la federazione internazionale, ha annunciato che “non farà ricorso” contro la decisione dell’Usada, l’agenzia antidoping americana, che lo aveva squalificato a vita un paio di settimane fa.

“Armstrong sarà privato di tutti i titoli vinti in carriera – ha precisato Pat McQuaid, presidente dell’Uci”. Alla dura presa di posizione della federazione internazionale fa eco la sentenza dell’organismo americano: “Per Lance non c’è più posto nel ciclismo, una cosa del genere non accadrà mai più”. L’ex ciclista statunitense è stato radiato dall’agenzia antidoping statunitense per il ricorso sistematico a sostanze illecite (Epo, Testosterone e Corticosteroidi). Il provvedimento comporta, in particolare, la revoca dei 7 titoli conquistati dall’americano al Tour de France tra il 1999 e il 2005. Armstrong ha rinunciato, ufficialmente, a difendersi.

Numerose sono state le pubblicazioni-inchieste che hanno avanzato delle ombre sul suo possibile coinvolgimento nell’uso di doping: il libro “The Secret Race”, basato sulle confessioni dell’ex compagno di squadra Tyler Hamilton; nel 2004, un ex giornalista dell’Equipe in un articolo sosteneva la positività all’Epo del ciclista americano durante il Tour de France del 1999. Altri elementi a suo carico sono le confessioni dei suoi ex compagni di squadra, la allora US Postal, e la collaborazione di Armstrong con il medico Michele Ferrari, accusato di frode sportiva e doping, inibito a vita dall’esercizio della professione sportiva.

“E’ un giorno decisivo per il ciclismo – ha detto il presidente dell’Uci McQuaid –. Ringrazio tutti i testimoni che hanno portato il loro contributo per chiarire alcuni aspetti della vicenda”. Negli ultimi anni i controlli antidoping sono aumentati, ma non basta: “Dal 2005 in poi le cose sono cambiate. Ora – ha precisato McQuaid –, l’Uci può fare molto di più. Prima non avevamo possibilità di effettuare controlli adeguati. Per quanto mi riguarda devo ammettere che nel ciclismo esiste una cultura del doping e deve cambiare. L’Uci è sempre stata in primo piano nella lotta al doping, ma la federazione non ha poteri di polizia e controllo. Le parole di tanti ciclisti sul caso Armstrong – ha concluso il presidente dell’Uci – dimostrano che le cose possono cambiare”.

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