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Diritto di critica | August 1, 2021

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Il rosso e il blu, storia di una scuola in declino

Il rosso e il blu, storia di una scuola in declino

di Jleana Cervai

Il rosso e il blu, film di Giuseppe Piccioni, tocca in chiave leggera e drammatica al tempo stesso questioni profonde e importanti. Riesce in quest’operazione grazie all’intreccio dei fili delle storie di più personaggi che si fanno portatori di altrettanti punti di vista sul mondo della scuola (il giovane supplente, l’anziano professore, la preside dalle tante certezze professionali ma con inquietudini personali in cerca di risposta, lo studente romeno, la studentessa più pratica della vita che dei libri). E forse soprattutto grazie alla maestria della recitazione di Roberto Herlitzka nei panni di un vecchio professore di storia dell’arte, una recitazione che volteggia armoniosa, a tratti buffa, e poi improvvisamente tragica, e poi di nuovo sorridente.

La sua voce ci conquista fin dall’inizio, quando sentenzia con un tono che non ammette repliche: “Quei pochi che hanno ancora dei sogni sono i più fragili… i più indifesi… soprattutto loro devono essere scoraggiati”. Parole amare, molto amare, riferite agli studenti del presente in cui il vecchio insegnante, Fiorito, rivede il se stesso d’un tempo, esattamente come gli succede con il giovane supplente di italiano, Prezioso, interpretato da Riccardo Scamarcio. Apparentemente agli antipodi, i due insegnanti sono in realtà gemellati nell’anima, accomunati da un’autentica passione per i contenuti delle loro discipline, costantemente pronti a sperare nella realizzazione di un mondo migliore, capaci di inseguire i loro ideali anche controcorrente. Insieme compongono un cerchio, in cui vengono a coincidere il punto d’arrivo del percorso del consumato professore di storia dell’arte e il punto di partenza del giovane che si trova ad aprire un registro per la prima volta nella sua prima ora di lezione.

Li separa il mare dell’esperienza quotidiana, che ha offuscato – rischiando di spegnarla definitivamente ma per fortuna senza mai riuscirci – la luce della fiducia e della speranza in Fiorito. Senza mai riuscirci perché Fiorito si riscoprirà essere, a sua stessa insaputa, molto più pieno di energie e di slancio verso il mondo di quanto avesse potuto immaginare. Nella lezione su Classicismo e Romanticismo che lo ha per protagonista verso la fine del film ecco che vediamo riaccendersi in lui il piglio d’una volta, e non ce ne accorgiamo solo noi spettatori cinematografici: se ne accorgono anche i suoi spettatori diretti, i suoi studenti, incantati dalle sue parole. Il personaggio di Fiorito è un omaggio alla scuola migliore, alla professionalità e alla signorilità dei tanti che hanno profuso le loro energie nel compito di trasmettere non solo conoscenza ma umanità, etica, capacità critica di giudizio. Di quegli insegnanti che facevano percepire lo spessore delle materie e dei contenuti, senza preoccuparsi troppo delle lancette dell’orologio e di procedere a ritmo di marcia con il programma ministeriale. Di quegli insegnanti che ponevano la qualità del loro mestiere al centro di tutto, e grazie a cui, forse, i ragazzi diventavano adulti più in fretta.

Certo, il professor Fiorito ha vissuto le sue delusioni e sono state così intense da portarlo a perdere fiducia nel suo lavoro e nell’umanità circostante; ha vissuto una discesa agli inferi tale da portarlo ad affermare “Sarò ancora più cattivo, li promuoverò tutti”, come una sorta di viatico da trasmettere all’inesperto Prezioso. Fiorito si fa portavoce attraverso quella frase della perversione del sistema scolastico, alla quale ormai molti si sono assuefatti deresponsabilizzandosi del futuro dei propri allievi, per vivere un presente certamente più leggero ma ahimè ben poco lungimirante.

Questo personaggio, sia per la statura dell’attore che lo interpreta, sia per lo spazio generosamente dedicatogli dalla sceneggiatura, è senza dubbio collocato a un livello superiore rispetto alle altre figure che animano la vicenda. La costellazione che si muove attorno a Fiorito è carica di problematiche e di questioni forti intavolate un po’ di scorcio, forse volutamente un po’ di sfuggita. La figura del giovane supplente è giocoforza destinata a rimanere almeno in parte in secondo piano per valorizzare quella del collega attempato.

La figura della preside interpretata da Margherita Buy è senza dubbio molto interessante: una precisa e meticolosa professionista della scuola si ritrova a doversi mettere in gioco su un terreno che non le è familiare, dove le barriere istituzionali crollano e tutto si gioca sul filo della psicologia e della sensibilità.

Il rosso e il blu è un film fondamentalmente destinato a chi sta dietro alla cattedra. È un’occasione preziosa di riflessione, di metariflessione per chi fa questo mestiere; per interrogarsi su cosa significhi fare scuola nel senso più nobile del termine. Invita i professori a non accontentarsi mai di replicare moduli predefiniti e di percorrere binari a senso unico, a osservare con occhi sempre nuovi e curiosi l’umanità che li circonda. Un’umanità che talvolta li farà sorridere, spesso spazientire, di quando in quando indignare. Ma non smetterà mai di stupirli.

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