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Diritto di critica | January 15, 2022

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Continua il sogno di Obama, Romney è stato sconfitto

I “Dreamers” ce l’hanno fatta. Gli ispanici che sognano un permesso di soggiorno hanno sconfitto l’astensionismo di chi, prima di loro, è arrivato negli Usa ed oggi, seppur con tante fatiche, è riuscito a guadagnarsi la cittadinanza. E sono riusciti a convincerli, porta a porta, a votare Obama. Infatti, negli Usa, come in Italia, la sfida si è giocata sull’astensione. E proprio l’astensione è stata la paura più grande del presidente in carica. Ma alla fine è riuscito, sul filo del rasoio a conquistare lo stato-chiave dell’Ohio e vincere la sua rielezione.

Ha convinto di nuovo gli esclusi. Neri, ispanici e minoranze in genere spesso non votano, sfiduciati e senza una vera rappresentanza. Quattro anni fa Obama li aveva convinti. Mai un presidente nero si era seduto nello Studio Ovale, mai un “meticcio” aveva guidato un paese enorme ed importante come gli Usa. Lui che parlava di giustizia e stringeva le mani dei poveri. Nel 2008 aveva illuso, è vero. Era il vero “sogno” per gli ultimi d’America. E dopo l’illusione è arrivata, scottante, la delusione. Ma anche questa volta Obama è riuscito a convincerli. Non con il cuore, ma con la testa. Lui che ha portato a termine – seppur in forma meno incisiva – l’importante riforma sanitaria e ha riportato a casa i “ragazzi” dall’Iraq.

Marchionne tifa Obama. È stata una battaglia fino all’ultimo voto con Mitt Romney. E nella vittoria di Obama c’è anche lo zampino di Marchionne. Dopo gli attacchi del leader repubblicano sulle delocalizzazioni in Cina di Chrysler-Fiat, l’ad italiano ha deciso di chiudere le fabbriche negli Usa per favorire il voto degli operai che, grazie al salvataggio di Chrysler, hanno in massa votato per Obama.

Romney, candidato debole. Insomma, l’America a scelto colui che, nonostante non abbia completato il suo vasto e pretenzioso programma, ha dimostrato di saper dare all’America una politica se non nuova, certamente diversa da quella militarista, filo-israeliana e legata al mondo del petrolio della precedente amministrazione Bush. I repubblicani buttano alle ortiche, però, una vittoria certamente facile di fronte ad un presidente in carica sotto il quale gli Usa hanno vissuto la crisi e un generale peggioramento del benessere. L’hanno buttata alle ortiche perché si sono affidati ad un candidato debole che non rappresenta affatto un elemento di rottura con quel mondo che gli stessi americani vedono come causa della crisi. Uomo della finanza e spesso dalle posizioni politiche non chiare, Romney non è stato il candidato giusto per sconfiggere un debole Obama.

Parlamento senza maggioranza. Ma per il presidente nero non sarà facile. Non lo è stato nel 2008, non lo sarà nemmeno questa volta. Infatti, milioni di americani sono stati chiamati non solo ad eleggere i “gradi elettori” ma a rinnovare parte della Camera e del Senato. Il Parlamento è spaccato a metà senza una chiara maggioranza. Per questo Obama, eliminato Romney, dovrà vedersela comunque con i repubblicani. E qui sarà la battaglia più dura.

Twitter: @PaoloRibichini