Quando gli arabi bombardavano i palestinesi. E tutti tacevano

Israele bombarda i palestinesi e l’Italia si indigna davanti ai bambini morti, i giornali sbattono in prima pagina i loro cadaveri (facendo una seconda violenza a quei corpicini), si moltiplicano gli appelli contro l’esercito con la Stella di Davide per un cessate il fuoco. E poi le bandiere, le proteste, le manifestazioni, gli attivisti pronti a tutte le Freedom Flotilla possibili. Una perfetta manifestazione di strumentale ipocrisia.

Per concretizzare l’ipocrisia, però, conviene raccontare una storia. Quella di Mahmoud Kiali, palestinese del campo di Yarmouk che ospitava oltre 100mila rifugiati. Un ragazzo con i capelli arruffati e gli occhi pieni di vita. Nella foto spiegazzata che lo ritrae, indossa una camicia bianca a quadri. Mahmoud viene ucciso in uno dei bombardamenti di Yarmouk effettuato nei mesi scorsi dalle truppe di Assad. Insieme a lui muoiono almeno almeno 21 persone – diverse centinaia dall’inizio del conflitto – e numerose restano ferite. E i cannoneggiamenti proseguono per molti giorni, da terra – con l’artiglieria – e dal cielo, con i cacciabombardieri che sganciavano tonnellate di esplosivo senza sosta. In una delle testimonianze si legge: “i Palestinesi segnalano bombardamenti – iniziati nei giorni precedenti – aerei e di artiglieria, che hanno colpito persino il cimitero del campo. In un’atmosfera definita di “orrore e panico”, sono state bombardate le zone di Uruba Street, quella dell’ospedale Palestine, quella della scuola Jerusalem, quella della scuola Abaad, quella di Takadm, la strada n. 30 e, nei pressi del campo, l’area di Hajer Al Aswad. Cinque persone sono state uccise da bombardamenti aerei nel campo di Henderat ad Aleppo ed altre cinque sono state ferite nel campo di Daraa. A Yarmouk è rimasto ferito un volontario della Fondazione Jafra, che cerca di assistere le vittime della violenza. Oggi, lunedì 11 settembre, continuano i bombardamenti sul campo di Yarmouk: fino ad ora, si registrano due morti e numerosi feriti, mentre dall’ospedale arrivano appelli per donare il sangue e si sta evacuando l’area di Uruba Street verso posti più sicuri”.

– LE ESECUZIONI SOMMARIE A GAZA – LEGGI

E il palestinese Abu Mazen cosa dichiarava in quei giorni? La stampa riporta appena due parole di commento: “crimini orribili”. Null’altro. Silenzio anche dai pacifisti nostrani che scendono in strada solo quando a cannoneggiare è Israele. E se sono gli arabi a maciullare i corpi dei fratelli arabi? Pare che il ruolo del cattivo sia solo di Israele. I pacifisti e la politica, infatti, tacciono e continuano per lo più a tacere su grandi questioni come la Siria o le guerre dimenticate che maciullano piccoli corpi inermi proprio come i tank israeliani. Per loro non c’è e non ci sarà mai alcuna Freedom Flotilla. Il silenzio su questo aspetto è quasi totale. E ipocrita.

P.S.: avvertimento per gli smanettoni pacifisti con il tic antisraeliano a senso unico: andate a riguardare le fotografie dei bambini massacrati in Siria – se all’epoca le avete viste – ecco: le stanno facendo passare come immagini provenienti da Gaza. Occhio ai falsi.

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress