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Diritto di critica | December 8, 2021

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Il Festival delle polemiche. E del Cinema - Diritto di critica

Ha chiuso i battenti il Festival Internazionale del Film di Roma, ma l’eco delle polemiche che l’ha accompagnato lungo tutto il suo corso ancora non si spegne. Critiche sono piovute sul neodirettore della rassegna, Marco Muller, per aver messo in piedi un’edizione scarna, priva di nomi altisonanti a far brillare il tappeto rosso della festa del cinema capitolina; risultato, nei giorni del Festival si è parlato poco di cinema e film in se’ ma piuttosto di incassi mancati, flop, malumori più di stampo politico che altro.

Del resto, questa settima edizione è stata controversa e con diversi punti difficili da sciogliere. “Abbiamo avuto poco tempo per preparare il Festival di quest’anno”, ha spiegato Muller all’indomani della fine della rassegna in risposta alle critiche, precisando che lui rimane dov’è: “Onorerò il contratto firmato per tre anni”. Bene, allora tòcca rimboccarsi le maniche sin da subito. L’edizione del 2013 dovrà misurarsi su parametri ben diversi: il Festival quest’anno non ha avuto film scadenti in assoluto, anzi. Molti titoli interessanti ce n’erano, ma si poteva e doveva fare molto di più. Intanto, troppe le assenze e le defezioni di star internazionali del calibro di Jude Law, Adrien Brody, Charlie Sheen, Bill Murray. E non c’è niente da fare, il successo di una mostra cinematografica dipende anche e soprattutto dal red carpet che può vantare: è la sua vetrina verso il mondo. A questo proposito, il direttore Muller volerà ai Golden Globes il prossimo 12 gennaio, in rappresentanza del Festival, dopo che Roma ha ospitato in questi giorni i rappresentanti della Hollywood Foreign Press Association: ci vuole tempo per ‘prenotare’ i nomi internazionali da far sfilare il prossimo anno.

Ma al di la’ dei forfait importanti, a preoccupare c’è il dettagliato report del direttore generale Lamberto Mancini che ha registrato, tra le altre cose, una diminuzione dei buyers presenti al Festival, passati da 270 del 2011 a 190 oggi. Un po’ di dati utili a tirare le somme aiutano a inquadrare meglio la situazione:il calo dei biglietti venduti c’è stato, da 61mila della scorsa edizione a 47mila; gli incassi anche si sono ridimensionati, da 380mila a 320mila. Mancini ha ipotizzato questa tendenza negativa come conseguente a quella riscontrata nelle sale cinematografiche, ma ha fornito altri dati più positivi in controtendenza. Oltre ad un 15% in più di accreditati, c’è stato un 17% in più anche di operatori dei media, di cui la metà internazionali. Conseguentemente, la copertura mediatica giornaliera è stata molto buona, contando circa 140 articoli di stampa nazionale, 85 di stampa estera, 320 sul web, 50 servizi televisivi.

Tante professionalità, molte buone occasioni per far parlare di sé, Roma e il suo Festival l’hanno avute. Dispiace constatare che non siano state colte pienamente. Tuttavia, film belli e interessanti se ne sono visti e meritano menzione. In primis “The Motel Life”, splendido film dei fratelli Polsky che s’è aggiudicato il Premio del Pubblico e della Miglior Sceneggiatura. In molti speravano vincesse riconoscimenti più importanti, e in effetti questo potente affresco della grandezza dell’amore fraterno coinvolge, appassiona, tiene incollato lo spettatore fino all’ultimo fotogramma del film.

Poi il film rivelazione del Festival, l’italiano “Alì ha gli occhi azzurri” del regista Claudio Giovannesi, vincitore del Premio Speciale della Giuria, un autore che incarna un nuovo sguardo del cinema italiano, più necessario che mai. Il più bel tòcco femminile l’ha donato al Festival Alina Marazzi, che si è aggiudicata il premio di Miglior Regista Emergente: con “Tutto parla di te”, la documentarista ha sancito un passaggio al cinema narrativo e di fiction di grande spessore, raccontando una realtà difficile di cui parlare, e di cui parlare nei termini più corretti. La depressione post- parto, che colpisce tante neomamme, ma il film è un ‘pretesto’ per parlare a tutto tondo della condizione universale della maternità, quel sottile filo tra un essere e un altro che fonda e rifonda l’umanità, di continuo. E’ un film tosto, che a tratti lascia senza respiro ne’ speranza. Ma la grande dote della Marazzi è quella di una costruzione originale, capace di mescolare elementi documentari a una linea più narrativa di grande intensità. “Tutto parla di te”, tra gli altri elementi a favore, ha anche il volto e la voce profonda di Charlotte Rampling.

La spaccatura nei giudizi circa la settima edizione del Festival non è accaduta solo in casa nostra. In Francia ad esempio hanno visto il tutto in modi anche abbastanza opposti: oggi il quotidiano Le Monde scriveva “ Quello di Roma è visibilmente un festival ibrido, di un genere nuovo: la cosa più difficile sarà trovare un’identità”. “La sfida romana di Marco Muller“, titolava Le Monde, sottolineando che “l’ex direttore della Mostra voleva portare il Festival di Roma alla ribalta. Ma tutto resta da fare”.

Nei giorni scorsi invece un altro quotidiano francese, Libération, aveva usato toni più positivi, dicendo che oggi “Roma può mostrare senza arrossire un gran bel bilancio. E non possiamo lasciare le rive del Tevere senza pensare che un tale festival, aperto ai cittadini e ai cinefili, amichevole e ambizioso, non farebbe male a Parigi”.