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Diritto di critica | January 29, 2022

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‘‘Oggi è il giorno giusto’’, la grande occasione per Obama contro le lobby delle armi - Diritto di critica

C’è chi sostiene che fosse una strage annunciata. Chi, al contrario, pensa che se gli insegnanti fossero stati armati avrebbero potuto rispondere al fuoco ed evitare la strage di venti bambini e sei docenti nella scuola elementare di Newtown. Quest’ultima è la posizione di una delle più potenti lobby per la detenzione di armi negli Stati Uniti, la Guns Owners of America. Il presidente Obama, visibilmente commosso durante la conferenza stampa dopo la strage, si interroga su quali strategie adottare per evitare che un evento del genere si ripeta in futuro, anche se dalla strage di Columbine nel 1999 non è stato fatto molto, anzi.

Oggi è il giorno giusto” recitava uno slogan di alcuni manifestanti davanti alla Casa Bianca. Quel giorno, però, rischia di non arrivare mai. A nulla è valso il dolore dei famigliari delle vittime, più di 30 mila ogni anno, per eventi connessi alle armi da fuoco. Gli americani sono pronti a rinunciare alle armi? Il 60% non sembra pensarla così. A meno di un mese dal massacro di Denver, nel quale furono uccise 14 persone in un cinema, la maggioranza dei cittadini si è schierata a favore del diritto all’autodifesa sancito dalla Costituzione. Sono, attualmente, più di 270 milioni le armi sul suolo americano. Come se ogni cittadino americano ne possedesse una, al di là delle effettive necessità e del proprio stato di salute psico-fisica.

E’ necessario un cambio di mentalità, tra la popolazione, per fermare la scia di sangue. Il principale gruppo di pressione, la National rifle association (Nra) conta 4 milioni e 300mila iscritti. I media americani, come rappresentato sapientemente nel film di Michael Moore Fahrenheit 9/11, generano paura e insicurezza tra i cittadini nella società americana. Nei soggetti più deboli questo stato di insicurezza potrebbe favorire l’utilizzo smodato delle armi. “Le armi non uccidono, sono le persone a farlo” è lo slogan che ripetono ossessivamente le potenti lobby per giustificare la vendita e i propri fatturati. In parte è vero, ma la disponibilità di un’arma da fuoco in ogni casa americana fa sì che si sfrutti il diritto di autodifesa anche per offendere. Oppure, il sentirsi continuamente minacciato da persone o agenti esterni, crea nell’individuo la sindrome dell’accerchiamento, precedente alla reazione distruttiva.

Il presidente Barack Obama, dal suo primo mandato, non ha fatto molto per bloccare il proliferare delle armi. Dal momento in cui disse di voler bandire le semiautomatiche, nel 2008, è iniziata la corsa all’acquisto: il fatturato del settore è cresciuto a una media del 10% ogni anno. Nell’ultimo trimestre del 2012 l’utile netto è stato di 16,4 milioni di dollari, con un +48% rispetto allo stesso periodo del 2011. Intanto, quattro stati preparano una legge che permetta di portare la pistola sul posto di lavoro, che si aggiungerebbero ai 17 nei quali il permesso è in vigore già dal 2003. L’11 dicembre scorso la corte d’appello federale di Chicago ha dichiarato incostituzionale la legge che impedisce ai civili di uscire di casa con un’arma carica addosso. Un baluardo potrebbe cadere: lo stato dell’Illinois è l’ultimo in cui è vietato girare armati. Presto in ogni stato dell’America sarà possibile avere un’arma da fuoco mentre si va a fare la spesa, per esempio. Basterà la morte di 20 bambini e sei insegnanti a invertire la rotta? A Obama l’arduo compito, mentre le lobby continuano a guadagnare.

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