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Diritto di critica | August 2, 2021

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La Cgil attacca McDonald, ma il mondo del lavoro è ormai cambiato

Sul lavoro non si scherza. E alla Cgil proprio non è andata giù la scelta della regina dei fast food McDonald’s di farsi pubblicità su tutte le tv e sui giornali nazionali, mostrando una realtà lavorativa interna che in molti hanno definito “edulcorata”.

Un messaggio di ottimismo e serietà. “Noi di McDonald’s nell’Italia ci crediamo. Per questo diamo lavoro ad oltre 16.000 persone e ne assumeremo oltre 3.000 nei prossimi tre anni”. È questo il testo della pubblicità che la multinazionale del panino ha lanciato. In un periodo di crisi e di fronte ad aziende che sfruttano i giovani con contratti precari e irregolari, è sembrata la mossa giusta. Da una parte attirando giovani lavoratori, dall’altra associando il proprio brand ad un messaggio di ottimismo e serietà.

La Cgil all’attacco, “E il confronto sindacale?”. Ma la campagna di comunicazione non è proprio andata giù alla Cgil che l’ha definita “patinata comunicazione pubblicitaria alla quale ormai da qualche anno l’azienda ci ha abituato”. Il problema, secondo il sindacato, riguarda l’atteggiamento che l’azienda tiene nei confronti del confronto con le forze sindacali sul contratto integrativo aziendali. Insomma, la Cgil si sente esclusa da questa importante realtà lavorativa, tanto da definire “pressoché inesistenti” le relazioni sindacali a livello nazionale. Tuttavia, la Cgil non può smentire un dato incontrovertibile: la percentuale elevata di lavoratori impiegati con contratti a tempo indeterminato. Ma il problema rimane la qualità, non la quantità. Infatti, risulta che l’80% dei lavoratori di McDonald hanno contratti part time e con obbligo di lavoro serale e festivo. Insomma, a sentir la Cgil lavorare al McDonald deve essere proprio un brutto mestiere: precario e senza orari.

“La Cgil non rappresenta i giovani”. Non si è fatta attendere la replica di McDonald’s Italia. “La Cgil è oramai incapace di rappresentare i lavoratori e i giovani e capace solo di fare polemiche pretestuose”, spiega l’amministratore delegato Roberto Masi. “Il fatto è che abbiamo già assunto 200 persone in appena venti giorni nei nuovi punti vendita. In questi tempi di crisi stiamo dando speranza a un paese”. E Masi contrattacca: “Circa il 70% dei dipendenti ha un contratto part-time perché siamo costretti da sindacati come la Cgil perché rifiuta qualunque tipo di contrato spalmato su più ore, in base anche ai nostri picchi lavorativi del pranzo e della cena. Così, per avere flessibilità organizzativa siamo costretti a ricorrere a forme contrattuali a tempo parziale”.